Una conversazione con Roger Waters: “Per un artista, suonare in un paese che occupa la terra di un altro popolo è completamente sbagliato”

Evidenza – 18/12/2013

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Lemuradesoreilles.org. Una conversazione con Roger Waters.

“La situazione in Israele/Palestina, con l’occupazione, la pulizia etnica e l’apartheid razzista sistematico da parte del regime israeliano, è inaccettabile. Per un artista, andare a suonare in un paese che occupa la terra di un altro popolo e lo opprime, è completamente sbagliato. Dovrebbero rifiutarsi tutti. Non avrei suonato per il governo di Vichy nella Francia occupata durante la Seconda guerra mondiale, né avrei suonato a Berlino in quegli anni”.
Frank Barat: Quando hai deciso di rendere il “Wall Tour” – 2013 così politico, e perché hai scelto di dedicare il concerto finale, a Parigi il settembre scorso, a Jean-Charles De Menezes?

Roger Waters: Il primo spettacolo si è tenuto il 14 ottobre 2010. Iniziammo a lavorare agli spettacoli con Sean Evans nel 2009, avevo già deciso di dare un’impronta più politica, più universale, rispetto al tour del1979-’80. I “cari caduti” (le fotografie di persone morte in guerra) sono stati utilizzati per cercare di universalizzare il senso di perdita e di dolore che noi tutti proviamo per i familiari caduti in guerra. Indipendentemente dal conflitto e dalle circostanze loro (nel mondo non occidentale) sentono la perdita come la sentiamo. Le guerre diventano un simbolo importante a causa della separazione tra “noi e loro”, che è fondamentale in tutti i conflitti. Riguardo a Jean-Charles, facevamo Brick II con tre assoli alla fine, ma dopo un po’ mi annoiarono, erano troppo, e una sera, in hotel, pensai a come sostituirli. Avevo appena ricevuto una fotografia di Jean-Charles De Menezes da proiettare negli spettacoli: ce l’avevo in mente e pensai di cantare la sua storia. Scrissi quel brano e lo insegnai alla band.

MIDEAST ISRAEL PALESTINIANS ROGER WATERS

FB: Molti artisti direbbero che mescolare arte e politica è sbagliato, che l’obiettivo ultimo è l’intrattenimento. Cosa risponderesti a queste persone?

RW: È curioso che parli di questo. Ho finito proprio ieri il testo di un nuovo brano per il nuovo album, parla di un nonno nell’Irlanda del Nord, che cerca assieme al nipote una risposta alla domanda: “Perché uccidono i bambini?”, essendo il nipote molto preoccupato a proposito. Proprio alla fine ho deciso di fare un’aggiunta. Nella canzone, il nipote domanda al nonno: “È vero?”, e il nonno risponde: “No, non possiamo finire con questa nota, dammene un’altra”, e una nuova canzone inizia su un discorso del nonno, che dice: “Viviamo su un puntino nel mezzo di un cazzo di niente. Ora, se tutto ciò non ti interessa, se sei tra coloro che pensano, ‘Roger, amo i Pink Floyd ma odio la tua politica del cazzo’, se pensi che gli artisti dovrebbero starsene muti, castrati, come cani che gironzolano senza meta e dicono di sì, faresti meglio ad andartene al bar adesso, perché il tempo comincia a scivolare via”. Questa è la mia risposta alla tua domanda.

FB: Quando uscirà l’album?

RW: Non ne ho idea. Sto lavorando forsennatamente a molti vecchi progetti. Farò ascoltare a Sean Evans domani, a casa mia, un demo di un’ora e 6 minuti. Ammetto che è parecchio pesante, ma c’è anche dell’ironia, spero, pur essendo estremamente radicale e ponendo domande importanti. Se sono il solo a farlo, sono soddisfatto. Voglio dire, vorrei ci fosse più gente a scrivere di politica e della situazione attuale. Anche da punti di vista che potrebbero essere considerati estremi. È molto importante che Goya abbia fatto ciò che ha fatto, che Picasso abbia fatto Guernica e sono importanti tutti i romanzi usciti durante e dopo la guerra in Vietnam.

FB: Parli di te stesso come di uno dei pochi, nella tua posizione, a prendere posizioni radicali. Quando si tratta di Palestina tu sei molto chiaro nel supportare il boicottaggio culturale di Israele. Coloro i quali si oppongono a questa strategia sostengono che la cultura non dovrebbe essere oggetto di boicottaggio. Cosa risponderesti?

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RW: Direi che potrei capire la loro opinione: tutti dovrebbero averne una. Ma non sarei d’accordo con loro perché penso abbiano completamente torto. La situazione in Israele/Palestina, con l’occupazione, la pulizia etnica e l’apartheid razzista sistematico da parte del regime israeliano, è inaccettabile. Per un artista, andare a suonare in un paese che occupa la terra di un altro popolo e lo opprime, è completamente sbagliato. Dovrebbero rifiutarsi tutti. Non avrei suonato per il governo di Vichy nella Francia occupata durante la Seconda guerra mondiale, né avrei suonato a Berlino in quegli anni. Molti lo fecero, a suo tempo, erano in molti a sostenere che non si verificava alcun’oppressione verso il popolo ebraico, dal 1933 al 1946.

Quanto accade oggi non è niente di nuovo, ma ad essere ammazzati sono i palestinesi. È dovere di ognuno chiedersi: “Cosa posso fare?” Chiunque esamina la situazione vedrà che se si sceglie di non prendere le armi per combattere il proprio oppressore, allora una forma legittima di resistenza a questo regime brutale e oppressivo è il percorso non violento, e il movimento Boicottaggio, Ritiro degli investimenti e Sanzioni, (BDds), che è iniziato in Palestina con il 100% di supporto della società civile palestinese nel 2004-2005, un movimento cui hanno aderito molte persone in tutto il mondo, dalla società civile globale. Ho quasi finito di leggere il libro di Max Blumenthal “Golia: vita e delirio nel grande Israele”. É una lettura agghiacciante. É stato scritto molto bene a mio parere. Lui é un ottimo giornalista e si impegna tanto per fare in modo che ciò che scrive sia corretto. Egli dà anche un’opinione che arriva dall’altra parte. L’opinione, per esempio, dell’ala di destra del rabbinato, che é così bizzarra e difficile da sentire che difficilmente si può credere che sia vera. Si sa che credono ad alcune cose molto strane, credono che tutti quelli che non sono Ebrei sulla terra esistano per servire gli Ebrei e credono che gli indigeni della regione a cui hanno preso la terra nel 1948 e ai quali da allora hanno continuato a rubarla, siano subumani. Ciò che succedeva negli anni Trenta in Germania é così clamorosamente evidente che non mi sorprende tanto ciò in cui voi ed io siamo coinvolti ogni giorno. Il Tribunale Russell sulla Palestina stava cercando di far luce su questo, quando ci siamo incontrati, ho preso parte solo a due sessioni, tu hai preso parte a molte altre. Si tratta di un problema estremamente evidente e fondamentale dei diritti umani, a cui ogni essere umano pensante dovrebbe applicarsi.

FB: La cosa spaventosa è che il punto di vista del rabbinato estremo di cui parlavi, insieme al punto di vista dell’estrema destra, riguardo a palestinesi e non ebrei, sta prendendo una posizione sempre più importante nella società israeliana, nel regime e nella struttura di potere, e questo è spaventoso.
Ho insistito sul boicottaggio culturale e sul fatto che tu sei uno dei pochi che prendono una tale posizione. Potresti, come molti altri, godere dei benefici del tuo successo e condurre una vita tranquilla e senza pericoli, almeno dal punto di vista politico. Vorrei sapere perché lo fai, ma ancor più vorrei sapere perché molti altri non lo fanno. Perché moltissimi artisti, i quali spesso prendono posizione contro le guerre, non si interessano alla Palestina?

RW : Beh, dove vivo, negli Stati Uniti, penso: A, sono spaventati e, B, penso alla macchina della propaganda che inizia nelle scuole israeliane e che continua attraverso tutte le chiacchiere di Netanyahu che si riversano negli Usa, attraverso la Fox, ma anche la Cnn, e praticamente tutti i media mainstream. É come un enorme secchio di merda che il pubblico credulone si sta riversando in bocca, a mio avviso, quando dicono “abbiamo paura dell’Iran, che sta per ottenere armi nucleari …”. É una tattica diversiva. La bugia che hanno detto negli ultimi 20 anni è “Vogliamo fare la pace”, si sa e si parla di Clinton e Arafat e Barak a Camp David, e che sono arrivati molto vicini ad un accordo, e la storia che hanno venduto era “Arafat ha rinunciato a tutto “. Beh, no, non lo fece. Non è questa la storia. La sostanza del problema è che nessun governo israeliano è stato serio sulla creazione di uno Stato palestinese dal 1948. Hanno sempre seguito l’agenda di Ben Gurion, cacciare a calci tutti gli arabi dal paese diventando il grande Israele. Raccontano bugie come parte della loro macchina propagandistica, mentre fanno il contrario, e questo è diventato evidente negli ultimi 10 anni. Ad esempio, anche dopo che Obama è andato a Il Cairo e ha fatto quel discorso sugli arabi e sugli israeliani, ognuno pensava: “Almeno questo è un passo in una nuova direzione” . Ma non appena ha visitato Israele, hanno detto. “A proposito, stiamo costruendo altri 1.200 insediamenti”. Esattamente la stessa cosa successa quando l’anno scorso Kerry è andato dicendo: “Sto andando da tutti per parlare e per ottenere la pace”. Netanyahu disse “Fanculo a voi. Stiamo per costruire altri 1500 insediamenti e li costruiremo nella zona est della Cisgiordania, questo è il nostro piano”. Ciò è così trasparente, non serve un quoziente intellettivo sopra la media per capire cosa sta succedendo. É proprio semplice.
Sai, l’altro giorno ho letto un articolo che diceva “visibilmente solo il Segretario di Stato degli Stati Uniti ritiene che questi colloqui di pace in corso siano reali, nessun altro al mondo lo crede”.
É una situazione molto complicata, e questo è il motivo per cui io e te e tutte le altre persone nel mondo che hanno a cuore i loro fratelli e sorelle e non solo le persone della nostra fede, del nostro colore, della nostra razza o qualsiasi altra cosa, dobbiamo essere solidali tutti insieme. Questo è un argomento molto difficile, soprattutto dove vivo io, negli Stati Uniti d’America. La lobby ebraica è straordinariamente potente qui e in particolare nel settore in cui lavoro, l’industria della musica e del rock’n roll come, si suol dire. Vi dico, senza fare nomi, che ho parlato con persone terrorizzate dall’idea che se si uniscono alla mia lotta verranno fottuti. Alcuni di loro mi hanno chiesto: “Non sei preoccupato per la tua vita?” E io ho risposto: “No, io non lo sono”. Alcuni anni fa, ero in tour e l’evento del 9/11 era avvenuto nel bel mezzo del tour e 2 o 3 persone della mia band che erano cittadini Usa non vennero nella tappa successiva. Domandai “perché, non vi piace più la musica? ” Mi risposero “No, noi amiamo la musica, ma siamo americani e viaggiare all’estero è troppo pericoloso per noi, stanno cercando di ucciderci”. Io pensai: “Wow!”

FB: Sì, i classici lavaggi di cervello funzionano!

RW: Sicuramente, è per questo che sono felice di fare questa intervista con te, perché è molto importante che noi ci facciamo notare il più possibile. Sono così felice che questo giornale di destra in Israele, Yedioth Ahronoth, abbia stampato la mia intervista con Alon Hadar. Almeno l’hanno pubblicata. Anche se hanno cambiato il contesto e reso il senso diverso da quello che è stato in realtà, almeno hanno stampato qualcosa. Sai, mi sarei aspettato di essere completamente soppresso e ignorato.
Sai che Shuki Weiss (preminente promotore israeliano) mi offriva un centinaio di migliaia di persone per centinaia di dollari a biglietto pochi mesi fa per andare a suonare a Tel Aviv! “Aspetta, sono 10 milioni di dollari”, come fanno ad offrirmeli?! E ho pensato che Shuki fosse sordo o semplicemente stupido?! Io sono parte del movimento Bds, non vado da nessuna parte in Israele, per nessuna somma, tutto quello che avrei fatto sarebbe stato legittimare le politiche del governo.
Ho una confessione da farti. Un paio di settimane fa ho scritto a Cindy Lauper. Non ho pubblicato la lettera, ma le ho scritto perché la conosco un po’, ha lavorato con me a Berlino su The Wall, per cui ho trovato molto difficile capire che sta per fare un concerto a Tel Aviv, il 4 gennaio prossimo, per molti straordinario, riprovevole a mio avviso. Ma non conosco la sua storia personale, e le persone devono pensare con la propria testa a queste cose. Non si può essere troppo personali su questo.

FB : Credo che possano essere aiutati da quello che stai facendo, oppure scrivendo loro. Penso che sia possibile aprire i loro occhi, è quello di cui hanno bisogno.

RW : Sì, ma se i loro occhi si dovessero aprire, essi avrebbero bisogno di visitare la Terra Santa, visitare la Cisgiordania o Gaza, o anche visitare Israele o un singolo posto di controllo ovunque e vedere che cosa vuol dire. Tutti avrebbero bisogno di fare una visita, o leggere, leggere un libro! Verificare la storia. Leggere il libro di Max Blumenthal. E poi dire: “Io so quello che sto facendo, sto andando a fare un concerto a Tel Aviv “. Sarebbe un buon piano! (con tono sarcastico).

Traduzione di Stefano Di Felice

© Agenzia stampa Infopal
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