Una danza liberatoria

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Stasera Tuwani ci ha regalato momenti di serenità, per allentare la tensione, rilassare il corpo e la mente, e lasciare spazio a risate genuine e ristoratrici dopo un’altra giornata sotto un’occupazione militare illegale, illegittima e profondamente ingiusta.

Oggi un altro pastore è stato cacciato dalla propria terra, prima da un colono poi dall’esercito Israeliano, forza ufficiale di uno stato “libero” e “democratico”. Il corso naturale degli eventi di nuovo modificato da queste storture. Vite cambiate, giorno dopo giorno, ingiustizia dopo ingiustizia. Rabbia e rassegnazione.

Eppure c’è chi la rabbia la incanala in energia positiva e creatrice. La resistenza nonviolenta di questo villaggio, e di questo popolo, consiste proprio in questo: non permettere alla rabbia e alla rassegnazione di sopraffare qualsiasi altra emozione o attitudine.

La loro energia positiva e creatrice è movimento, caos. Il caos è vita e resistenza. La quiete, il silenzio, l’ordine sono assenza di vita e rassegnazione e appartengono agli oppressori, a chi vuole tenere ogni cosa sotto controllo. A chi non accetta l’entropia delle cose, la vita nelle cose. Tutto si muove finché in vita. E se vuoi la quiete dove c’è vita, se tappi le ali a chi vuole volare, se impedisci il movimento all’uomo che danza, è così che generi altrettanto movimento, un movimento ancora più potente, che non accetta di essere fermato. Vuole continuare ad andare, vuole muoversi, smuoversi, muovere, rumorosamente. Ed ecco la musica, le corse, le urla di gioia, la risate scroscianti che pervadono le mie giornate con la comunità di Tuwani. Tutta questa vita, sembra quasi troppa! Mi commuove, mi smuove. Muove anche me. E la mia anima danza. E danza l’oppresso di fronte al suo oppressore, e l’oppressore prova invidia perché sa di non aver mai danzato così. La bellezza che emana e sprigiona questo ballerino del caos, maestro del movimento, non è descrivibile. E’ potente, contagiosa, crea dipendenza. E non riesci più a smettere di guardarlo e di sentirla anche dentro di te questa danza del caos. E anche l’oppressore, anche chi vuole o deve fermare questa danza, ne percepisce l’energia. Incontenibile.

Il movimento dei Palestinesi, inespresso, costretto all’esterno spinge all’interno, diventa caos contagioso. Fiume in piena. Energia allo stato puro. Sfocia in un fiume d’idee e nel mare dell’umanità, l’umanità che si esprime alla massima potenza. La resistenza nonviolenta della comunità nelle colline a Sud di Hebron è l’umanità sublime, l’essenza più pura e genuina. L’umanità che crede che anche i più violenti possano, prima o poi, vedere un uomo nell’altro, vedere se stessi negli altri, ed abbandonare, un giorno, la violenza che soffoca la vita ed il caos.

Evviva il caos, il caos ci tiene in vita. Il movimento ci rappresenta. Lasciateci muovere. Assecondate i nostri movimenti, accompagnate la nostra danza. Ballerete anche voi. E sarà una danza liberatoria.

Grazie Tuwani.

 

 

Una danza liberatoria

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