Una famiglia palestinese piange la morte di un loro figlio dopo un raid israeliano

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domenica 21 gennaio 2018

 

Una famiglia palestinese piange la morte di un loro figlio dopo un raid israeliano 
#Occupation

La famiglia Jarrar affronta il dolore e la perdita della casa, quando le forze israeliane demoliscono le loro case, mentre danno la caccia ad un sospetto dell’uccisione di un colono

di Yumna Patel
19 gennaio 2018

Nella tarda notte di venerdì, una unità di ėlite delle forze speciali israeliane ha messo in atto una caccia all’uomo per una presunta “cellula terroristica” responsabile dell’uccisione di un colono israeliano la scorsa settimana vicino Nablus, nel nord della Cisgiordania occupata.

Circa alle 23, le forze israeliane hanno compiuto un raid nel quartiere di Wadi Burqin di Jenin in cerca di Ahmad Nasser Jarrar, 26 anni, che i media israeliani avevano riferito come il principale sospetto.

“L’intento era di arrestare i sospetti”, il quotidiano di notizie Haaretz ha detto.

Alla fine della notte, parecchi palestinesi erano stati feriti e detenuti, dozzine di membri della famiglia Jarrar erano stati resi senza casa dopo che tre delle loro case erano state distrutte, Ahmad Nasser non era stato trovato da nessuna parte, e suo cugino, Ahmad Ismail Jarrar, 30 anni, era morto.

Come conseguenza del raid, numerosi rapporti di scontri sono emersi sui media israeliani e palestinesi.

I media israeliani e funzionari governativi hanno elogiato la missione come un successo, dicendo che l’assassino del colono era stato ucciso.

Il ministro della difesa Avigdor Lieberman si è congratulato con le forze su “una missione di successo e complessa”, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu reagendo al raid ha detto: “Raggiungeremo chiunque tenti di danneggiare i cittadini israeliani nello stato di Israele”.

Sebbene avesse inizialmente detto che Ahmad Nasser era stato ucciso, il ministero della salute palestinese più tardi ha rilasciato una dichiarazione che in effetti era Ahmad Ismail che era stato ucciso.

“Abbiamo avuto la notizia intorno a mezzogiorno di giovedì”, Fardous, la sorella più giovane di Ahmad Ismail, ha detto a Middle East Eye. “Eravamo scioccati. Mio fratello aveva lasciato la casa prima del raid per andare fuori con degli amici come faceva sempre”.

Sebbene nessuno della sua famiglia in realtà abbia visto quando e in quale circostanza Ahmad sia stato ucciso, ogni familiare con cui MEE ha parlato ha negato con veemenza le affermazioni della polizia israeliana che Ahmad Ismail avesse armi e avesse ingaggiato una sparatoria con le forze israeliane.

“Mio fratello era un ragazzo tranquillo e pacifico. Non è mai stato coinvolto in tali problemi”, ha detto Fardous.

Tutta una nebbia

La sequenza degli eventi che hanno portato alla morte di Ahmad Ismail, secondo Fardous, suo padre Ismail, e parecchi dei suoi parenti maschi, è tutta una nebbia.

Subito all’inizio del raid, le forze israeliane hanno cominciato a sparare bombe sonore verso la casa della famiglia di Fardous, dove lei, suo fratello Mohammed, sua sorella più giovane, sua madre, suo padre e due nipoti dormivano.

“Abbiamo sentito le bombe sonore e poi una voce dall’altoparlante che chiamava per farci uscire dalla nostra casa”, Fardous, un’insegnante di inglese, ha detto con una voce stanca, con gli occhi umidi.

“La voce non era così alta, era ad una certa distanza dalla porta davanti, così non eravamo sicuri che stessero chiamando noi o i nostri vicini per andarcene. Mia madre non voleva andare via, ma l’abbiamo convinta. Cosa sarebbe successo se fossero andati a fare qualcosa di brutto alla nostra casa?”.

Così Fardous e la sua famiglia, in pigiama, lentamente sono usciti dalla loro casa nel freddo pungente, con le mani alzate dietro la testa, mentre le luci accecanti delle jeep israeliane brillavano su di loro.

“Mio padre è stato il primo ad uscire. Gli hanno urlato di togliersi la giacca, di tirare su la maglia e girare intorno. Hanno fatto lo stesso con mio fratello Mohammed”.

Una volta che la famiglia è uscita, i soldati hanno separato gli uomini e le donne, portando Ismail e Mohammed ad un luogo sconosciuto, mentre Fardous, sua sorella, le nipoti e la madre aspettavano vicino alla jeep.

“Ci hanno chiesto se c’era qualcuno in casa, e noi abbiamo detto ‘no’. Allora hanno portato dentro dei cani e hanno cercato nella casa stanza per stanza”.

Fardous ha detto a MEE che la ricerca non aveva richiesto che alcuni minuti, aggiungendo: “Sembrava come se non stessero davvero cercando qualcosa”.

Poi le forze israeliane hanno detto a Fardous che avevano bisogno di fare loro alcune domande. “Ho chiesto loro se potevano farlo dentro la casa, ma hanno detto di no”.

Più o meno durante l’ora quando Fardous stava aspettando fuori al freddo con la sua famiglia, ha visto le forze israeliane che demolivano la casa di suo cugino Ahmed Nasser.

“Hanno sparato razzi dentro la casa e l’hanno data alle fiamme prima di demolirla. Al momento, non abbiamo pensato che ci fosse qualcuno dentro. È stato solo più tardi che ho parlato con mia zia, la madre di Ahmed, e mi ha detto che lei era ancora dentro con sua figlia e il figlio più giovane quando i soldati hanno bombardato la casa, ma sono riusciti a scappare”.

Fardous avrebbe saputo più tardi che durante la confusione la madre di Ahmed Nasser ha visto il corpo di un uomo ferito che giaceva a terra vicino alla sua casa, sebbene al momento non fosse sicura se era suo figlio o Ahmad Ismail.

Mentre la casa di Ahmed Nasser veniva demolita, i soldati hanno detto a Fardous che stavano portando lei e le sue parenti da qualche parte per porre loro alcune domande.

“Ho chiesto se potevano interrogarci qui, vicino alla nostra casa, ma hanno detto di no. Allora ci hanno portato a casa di uno dei miei cugini”.

Quando le donne sono entrate in casa dei loro parenti, che era circondata da soldati, hanno trovato Ismail dentro con Mohammed, che era seduto per terra, con le mani legate dietro la schiena.

“Sono passate ore ed ore ed ore mentre aspettavamo in una stanza in casa di mio cugino”, ha detto Fardous, aggrappandosi ad un Corano. “I soldati hanno portato molti dei miei parenti alla casa dove eravamo, tutti con le mani legate dietro la schiena”.

“Era evidente che li avevano picchiati “, ha detto. “I loro abiti sembravano come l’inferno”.

Secondo Fardous, i soldati israeliani hanno spinto via Mohammed per diverse volte per interrogarlo, e ad un certo punto gli hanno detto: “Abbiamo ferito tuo fratello ed è in condizioni molto critiche”.

“Li abbiamo visti che cominciavano a demolire la nostra casa verso le 4 del mattino. Ma perché? Non avevano motivo di farlo. Eravamo tutti fuori dalla casa, li abbiamo visti che cercavano con i cani e non hanno trovato nulla”.

All’alba di giovedì, i soldati israeliani avevano finito di demolire la casa della famiglia di Fardous, la casa di Ahmad Nasser, e la casa di un altro dei suoi zii.

“Non c’era alcun motivo per loro di distruggere le nostre case”, ha detto Fardous, aggiungendo che non era stata data loro la possibilità di raccogliere qualcosa dei loro averi.

Appena giù dalla strada della zona di lutto delle donne, Ismail, il padre di Ahmad Ismail, ha parlato con MEE e ha espresso la stessa incredulità di sua figlia Fardous.

“Hanno ucciso nostro figlio, e poi hanno distrutto la nostra casa”, ha detto, mentre un coro di parenti maschi sedeva intorno a lui, esclamando, come Fardous, che “non c’era alcun motivo di distruggere le case”.

Malgrado sia stato condannato da gruppi per i diritti umani come B’Tselem come “una vendetta sanzionata dal tribunale” e una “punizione collettiva”, il governo israeliano ha continuato ad implementare la sua politica di demolizione delle case contro le famiglie palestinesi di attaccanti presunti e accusati.

Il primo ministro Netanyahu ha tracciato velocemente le demolizioni punitive delle case in uno sforzo di “deterrenza” degli attacchi condotti da individui palestinesi da quando un’ondata di rivolta ha avuto un picco nel territorio palestinese occupato nel tardo 2015, malgrado le passate raccomandazioni di una commissione militare israeliana che la pratica non era un deterrente contro gli attacchi.

Un mezzo di contrattazione

Mentre irrompeva la luce del giorno e le forze israeliane si ritiravano da Wadi Burqin, la famiglia di Ahmad Ismail è tornata alle macerie della loro casa, ancora chiedendosi dove fosse il loro amato figlio e fratello.

“Mia madre è rimasta fuori tutta la mattina al freddo che congelava, aspettando che mio fratello tornasse a casa. Tutti le dicevano:’ non preoccuparti, arriverà’, finché abbiamo avuto la notizia dai funzionari palestinesi che era morto”.

Da quando sua madre ha ricevuto la notizia, ha rifiutato qualsiasi cibo, bevanda o medicina, ha detto Fardous.

“Finché non vedrà lei stessa il corpo, non si riposerà o accetterà quello che è accaduto”.

Le forze israeliane hanno sequestrato il corpo di Ahmad Ismail durante il raid, e ora lo stanno usando come mezzo di contrattazione con la famiglia Jarrar per fare pressione su Ahmed Nasser perché si consegni.

La pratica di Israele di trattenere i corpi dei palestinesi come leva contro gruppi come Hamas è stata ampiamente condannata dai gruppi per i diritti umani come un atto di punizione collettiva ed etichettata come inefficace da ufficiali della sicurezza.

Una dichiarazione congiunta rilasciata da Addameer e dal gruppo israeliano per i diritti delle minoranze Adalah a marzo 2016 ha condannato la pratica come “una grave violazione della legge umanitaria internazionale come pure della legge internazionale sui diritti umani, che comprende le violazioni al diritto alla dignità, alla libertà di religione, e al diritto alla cultura della pratica”.

Malgrado le dichiarazioni del ministero palestinese della salute che suo figlio era stato ucciso, Ismail Jarrar, un uomo anziano di alta statura, ha espresso i suoi dubbi a MEE, dicendo che forse c’era stato un errore.

“Sapete, non abbiamo ancora visto il corpo. Forse lui sta bene, forse stanno solo dicendo bugie ed usano questo per cercare di trovare qualcuno che dica dove sta Ahmed Nasser”.

Il nipote di Ismail, Abd al-Salaam, si muoveva scomodamente nella sedia accanto a suo zio, e con una voce sommessa ha detto che gli era stata inviata una foto del corpo dai funzionari palestinesi, ed era sicuro che era quello di Ahmad Ismail.

Visibilmente scioccato, Ismail ha chiesto di vedere la foto. “Quando l’hai ricevuta? Perché non l’ho vista?”.

Abd al-Salaam con esitazione ha tirato fuori il suo telefono e ha girato lo schermo verso Ismail. Era una foto di Ahmad Ismail, con il volto insanguinato ed il corpo coperto con un lenzuolo medico blu.

Uno sguardo di agonia ha spazzato velocemente il viso di Ismail, mentre finalmente vedeva con i suoi stessi occhi il corpo di suo figlio morto, che fino a quel momento aveva cercato di credere che fosse ancora vivo da qualche parte.

A Palestinian family mourns the death of their son after an Israeli raid

Jarrar family face grief and homelessness as Israeli forces demolish their houses while hunting for suspect in settler killing

MIDDLEEASTEYE.NET

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

 

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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