Una minaccia? Tagliando i finanziamenti all’Autorità palestinese, Trump non farà altro che rendere un servizio ai palestinesi

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Ancora una volta, ripeto, speriamo ardentemente che Trump metta in atto le sue minacce e allontani il suo calice avvelenato di aiuti finanziari dalle labbra dell’AP

di Abdel Bari Atwan*, 10 gennaio 2018

Abdel Bari Atwan

Trump è stato ispirato dalla sua politica verso alcuni degli stati arabi del Golfo, quando martedì sera si è messo ad accusare i palestinesi di ingratitudine e insubordinazione in un tweet. “Paghiamo ai palestinesi CENTINAIA DI MILIONI DI DOLLARI all’anno e non riceviamo in cambio né riconoscenza, né rispetto. Non vogliono nemmeno negoziare”, ha dichiarato. “Se i palestinesi non vogliono più parlare di pace, perché dovremmo versare loro così tanto denaro in futuro?”

È lo stesso sistema, ma al contrario, di quello adottato con gli Stati del Golfo a cui ha chiesto centinaia di miliardi di dollari in cambio della sua protezione militare. E sta chiedendo ai palestinesi e all’AP “concessioni” su Gerusalemme e la Cisgiordania in cambio di una misera donazione di 300 milioni di dollari all’anno. Un ricatto più spudorato è difficile da immaginare.

Trump è diventato maestro nell’arte dell’estorsione e non conosce altri modi per fare affari. Si tratta di fare affari e profitti indipendentemente dalla morale, dai valori, dal diritto internazionale, né da alcuna considerazione politica, né dai diritti umani. Dobbiamo sottometterci ai diktat di Netanyahu – trasmessi dal genero di Trump, Jared Kushner – altrimenti …

L’aiuto degli Stati Uniti all’Autorità Palestinese ha lo scopo di pacificare il popolo palestinese, pagandolo perché abbandoni ogni forma di resistenza all’occupazione e si occupi solo a migliorare le proprie condizioni di vita all’insegna della “pace economica”; e nel frattempo sulla sua élite al potere a Ramallah piovono finanziamenti, mutui, belle macchine e altre trappole di lusso.

Le condizioni di vita della maggioranza dei palestinesi erano di gran lunga migliori prima dell’avvento dell’AP e della firma degli accordi di Oslo. Non erano più prosperi materialmente, ma il loro slogan era “pane e dignità”, e lanciarono una rivolta popolare che si è guadagnata il rispetto di tutto il mondo, ha svelato le pratiche disumane dell’occupazione e rimesso in discussione ‘l’esistenza’ stessa di uno stato israeliano. Ecco perché le menti neocolonialiste occidentali hanno deciso di prendersi cura di loro e di escogitare gli Accordi di Oslo.

I portavoce dell’AP hanno detto che non si sottometteranno al ricatto e che Gerusalemme non è in vendita per quanti miliardi di dollari vengano offerti. Sono parole onorevoli. Ma la cosa importante è ciò che l’AP farà effettivamente per contrastare le decisioni prese da Israele e Washington: l’adozione da parte di Israele di una legislazione per appropriarsi di Gerusalemme e legalizzare gli insediamenti in Cisgiordania che impedirà qualsiasi accordo di pace futura; e il riconoscimento da parte di Washington della conquista e annessione della città santa, con Gerusalemme capitale dello stato di occupazione.

La prima decisione presa dall’AP è stata quella di convocare il Consiglio centrale palestinese (CPC) per la settimana prossima – a Ramallah! sotto gli occhi e i fucili dell’occupazione! – per decidere una risposta al ‘ricatto’ di Netanyahu e di Trump. I suoi portavoce, tra cui il capo negoziatore Saeb Erekat, hanno anche esortato i paesi stranieri a trasferire le loro ambasciate accreditate presso l’Autorità Palestinese a Gerusalemme Est, come se avessero la scelta e la libertà di farlo. Bisogna essere stupidi per proporre una cosa del genere!

Il CPC dovrebbe essere l’organismo intermediario tra il Consiglio nazionale palestinese – il Parlamento palestinese in esilio – e il Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Il mandato di quest’ultima è scaduto venti anni fa e la maggior parte delle sue fazioni – ad eccezione di Fatah e dei fronti popolari e democratici (FPLP e FDLP) – hanno da tempo smesso di rappresentare qualsiasi cosa per la popolazione palestinese. Circa la metà dei membri del CPC è già andata da un pezzo con il suo creatore e l’altra metà ha di gran lunga superato l’età della pensione e si sta preparando ad andare. Solo raramente si sentono critiche, non sono tollerate dal sacro leader Mahmoud Abbas.

Circa un anno fa, il CPC, riunito nel quartier generale dell’AP a Ramallah, ha preso una decisione che ha fatto notizia: ha messo fine alla cooperazione per la sicurezza con Israele. Questa iniziativa è stata accolta con uno scrosciante applauso, i delegati si sono congratulati l’un l’altro per questo atto che ridava lustro all’OLP e rinnovava la resistenza contro l’occupazione. Ma è rimasto tutto lettera morta. In pratica, nulla è cambiato sul campo.

Il popolo palestinese ha da tempo perso la fiducia nell’AP, nelle sue istituzioni e nella sua leadership. Ci sono voluti Trump e le sue decisioni per farlo uscire dal coma in cui è precipitato dalla firma degli Accordi di Oslo nel 1993 e sbarazzarlo dell’AP che lo umilia, lo assoggetta e gli vende illusioni da 20 anni.

Ancora una volta, ripeto, speriamo ardentemente che Trump metta in atto le sue minacce e allontani il suo calice avvelenato di aiuti finanziari dalle labbra dell’AP. Questo potrebbe essere un colpo fatale per l’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente e forse anche nell’intero mondo islamico, e segnare l’inizio di una nuova era in cui i palestinesi ritroveranno la loro impronta e si ritroveranno uniti intorno a valori attivi di resistenza e rispetto di sé, sotto un’altra direzione, una direzione in grado di assumere questa responsabilità storica.

 

*Abdel Bari Atwan è il redattore capo del giornale digitale Rai al-Yaoum. È l’autore di ‘The Secret History of Al Qaeda’, delle sue memorie ‘A Country of Words’ e di ‘Al-Qaida: The New Generation’. Puoi seguirlo su Twitter: @abdelbariatwan

E’ nato il 17 febbraio 1950 a Deir al-Balah, un campo profughi palestinese nella Striscia di Gaza,   due anni dopo la creazione di Israele.

traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: http://reseauinternational.net/une-menace-en-coupant-les-vivres-a-lautorite-palestinienne-trump-ne-ferait-que-rendre-service-aux-palestiniens/

 

Una minaccia? Tagliando i finanziamenti all’Autorità palestinese, Trump non farà altro che rendere un servizio ai palestinesi

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