Una notte in cella

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Testimonianza raccolta da Military Court Watch

03/11/2016

 bimbo palestinese

Tratto da: Adista Documenti n° 39 del 12/11/2016

Clicca qui per leggere l’introduzione di Adista al documento

Stavo dormendo quando mio padre mi ha svegliato e mi ha detto che i soldati israeliani erano dentro casa. Erano le 2.00 di notte. I soldati hanno detto a mio padre di condurre tutti i giovani maschi della famiglia in salotto e mio padre ha detto loro che tutti i suoi figli erano molto giovani. Il comandante gli ha risposto di svegliare tutti.

Quando mio padre è venuto da me, il comandante era con lui. Mio padre gli ha detto che ero troppo giovane ma lui gli ha risposto che non aveva importanza e che aveva intenzione di arrestarmi.

Mi sono guardato intorno e ho visto molti soldati e mi sono spaventato. Il comandante mi ha chiesto il nome e mi ha detto che ero in arresto. Mio padre ha avuto una discussione con lui e gli ha detto che avevo solo 12 anni. Ha detto loro di lasciarmi in pace e che mi avrebbe accompagnato alla stazione di polizia il mattino seguente, ma il comandante ha rifiutato la proposta. Ha dato a mio padre un documento e gli ha chiesto di firmarlo. Ho indossato i miei vestiti e i soldati mi hanno portato fuori. Mia madre piangeva istericamente. I soldati non hanno detto ai miei genitori dove mi avrebbero condotto né perché mi stavano arrestando.

Appena fuori casa, mi hanno legato le mani con una fascetta elastica stretta che mi faceva male. Mi hanno messo nella parte anteriore del mezzo corazzato, vicino ad alcuni soldati, e mi hanno bendato gli occhi. Hanno guidato per circa 15 minuti, fino alla stazione di polizia dell’insediamento di Etzion. Qui un medico mi ha tolto la benda e mi ha esaminato. Poi sono stato nuovamente bendato. Sono stato portato in una stanza dove mi hanno detto di sedermi su alcune scatole di legno. Sono rimasto lì fino alle 11 circa quando sono stato portato nella stanza degli interrogatori.

Colui che conduceva l’interrogatorio mi ha tolto la benda, ma non la fascetta che mi teneva legate le mani. Prima di iniziare mi ha detto che stava per chiamare un avvocato. L’avvocato mi ha detto di non avere paura. L’altro mi ha accusato di essere stato nella zona di fuoco vicino Beit Fajjar, dove i soldati si addestrano, e di aver rubato dei proiettili. Gli ho detto che non sapevo di cosa stesse parlando. Mi ha mostrato un video in cui un ragazzo camminava in un campo vicino alla zona di fuoco. Gli ho detto che quel ragazzo non ero io e che se anche quel video avesse ripreso me, io non avevo rubato alcun proiettile.

Lui mi ha risposto che se non avessi confessato mi avrebbe fatto sedere su una sedia elettrica.

Ero terrorizzato. Ha chiesto a qualcuno di portare la sedia elettrica. Mi ha fatto domande circa altri ragazzi del villaggio. Voleva che confessassi e dicessi che lanciano sassi ai soldati e che costruiscono armi. Voleva sapere se avevo visto gli altri ragazzi trasportare armi nel villaggio. Gli ho detto che non avevo idea di cosa stesse parlando.

Un soldato è entrato nella stanza e ha minacciato che se non avessi confessato mi avrebbe fatto un buco in testa. Potevo sentire il suono del trapano provenire dalla stanza accanto. L’altro ha riprovato a farmi confessare che altri ragazzi trasportavano armi nel villaggio e io gli ho detto ancora una volta che non sapevo niente. Voleva che gli mostrassi dove si trovavano le armi. Ho giurato di non saperne nulla.

Mi ha scattato una foto e mi ha preso le impronte digitali e voleva un campione di dna dalla mia bocca. Mi sono rifiutato di aprire la bocca ma lui me l’ha aperta con la forza e mi ha preso un campione di saliva. Ha stampato la mia dichiarazione in ebraico e mi ha chiesto di firmarla ma io mi sono rifiutato. Ha chiamato l’avvocato. Questi mi ha detto di non firmare alcun documento. L’altro però mi ha insultato e ha minacciato di picchiarmi se non avessi firmato e così l’ho fatto.

A quel punto mi hanno condotto in un cortile. Ho chiesto del cibo e dell’acqua ma mi hanno portato solo quest’ultima. Hanno chiamato mio padre e gli hanno detto di portare 1.000 new israeli shekel (250 dollari) per il mio rilascio. Mio padre ha pagato e sono stato rilasciato.

L’uomo che mi ha interrogato mi ha detto che la mia udienza presso la corte militare era stata fissata per il 1° settembre 2016. Sono stato rilasciato intorno alle 5.00 del pomeriggio e sono andato a casa con mio padre.

* Foto di CPT Palestine, tratta da Flickr. Immagine originale e licenza.

 

Una notte in cella

http://www.adista.it/articolo/56764

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