“UNA PROFESSORESSA AFFERMA CHE I TESTI SCOLASTICI ISRAELIANI CONTENGONO PREGIUDIZI”

di Harriet Sherwood

GERUSALEMME – Nurit Peled-Elhanan, professoressa israeliana, madre e donna di idee politiche radicali, evoca l’immagine di una schiera di scolari ebrei che, chini sui loro libri, studiano i loro vicini, i palestinesi. Ma, dice, questi non sono mai chiamati palestinesi se non quando l’argomento è il terrorismo. Li chiamano arabi. “Arabi su cammelli, vestiti come Ali Baba. Li descrivono come spregevoli, devianti e criminali, gente che non paga le tasse, che vive a spese dello stato, che non vuole progredire” spiega. “Vengono rappresentati solo come rifugiati, agricoltori arretrati e terroristi. Non si vede mai un bambino palestinese, un dottore, un insegnante, un ingegnere o un agricoltore moderno.”
Peled-Elhanan, professoressa di lingue ed educazione all’Università Ebraica di Gerusalemme, ha passato gli ultimi cinque anni a studiare il contenuto dei testi scolastici israeliani, e i risultati delle sue ricerche, “La Palestina nei testi scolastici israeliani: ideologia e propaganda nell’istruzione”, saranno pubblicati nel Regno Unito questo mese. Vi si trovano descritte le forme di razzismo da lei rilevate e, peggio ancora, di un razzismo che prepara i giovani israeliani al servizio militare obbligatorio.
“Le persone non sono molto consapevoli di quel che leggono i loro figli nei libri di testo” ci dice. “Una domanda che tormenta tanta gente è come ci si può spiegare il comportamento brutale dei soldati israeliani verso i palestinesi, l’indifferenza alla sofferenza umana, le sofferenze che vengono inflitte. Ci si chiede come possano questi graziosi bambini e bambine ebrei diventare mostri una volta indossata l’uniforme. Io credo che la causa principale sia nell’educazione. Così ho voluto vedere come i testi scolastici rappresentano i palestinesi.”
Peled-Elhanan afferma di non aver trovato, in “centinaia e centinaia” di libri, una sola fotografia che mostrasse un arabo come una “persona normale”. La scoperta più importante, in tutti i testi analizzati – tutti autorizzati dal ministero dell’istruzione – riguarda la ricostruzione storica degli eventi del 1948, l’anno in cui Israele combatté una guerra per affermare la propria identità di stato indipendente, e centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono dal conseguente conflitto.
L’uccisione dei palestinesi è raccontata come qualcosa che fu necessario per la sopravvivenza del nascente stato ebraico, afferma. “Non è che i massacri vengano negati, ma nei testi scolastici israeliani vengono presentati come eventi che nel corso del tempo si sono rivelati positivi per lo stato ebraico.(…)
I bambini, dice, crescono per servire nell’esercito e interiorizzare l’idea che i palestinesi siano “gente la cui vita può essere sacrificata impunemente. E non solo questo, ma gente il cui numero deve essere ridotto.” (…)

Fonte: http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/07/israeli-school-racism-claim.
Traduzione a cura di Roberta Verde

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