Un’ambasciata palestinese in Vaticano

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03 lug 2015

Per il ministro Riyad Maliki la missione diplomatica potrebbe aprire entro due mesi. La Santa Sede parla di normale evoluzione dell’accordo siglato con Ramallah

Pope: private audience to Abu Mazen

della redazione

Roma, 3 luglio 2015, Nena News – I palestinesi potrebbero presto avere un’ambasciata in Vaticano, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Riyad Maliki che parla di tempi brevi: “due mesi”.

Una prospettiva che si è aperta con la firma dell’Accordo Globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina sulle attività della Chiesa cattolica, venerdì scorso, e che lo Stato Pontificio ha confermato. Si tratta di un normale “innalzamento dei rapporti diplomatici”, ha spiegato all’Ansa , il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dopo che è stata siglata l’intesa che adesso passa al vaglio del Consiglio Legislativo Palestinese. La ratifica non dovrebbe trovare ostacoli nel Parlamento istituito dall’Anp.

Ma questa normale conseguenza della firma dell’Accordo potrebbe scatenare altro malcontento in Israele che già venerdì scorso aveva espresso il proprio “rammarico” e si era riservato di valutarne le conseguenze, insistendo sul fatto che “danneggia” le prospettive di un processo di pace.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Vaticano è andato dunque ben oltre quanto fatto da altri Paesi europei, inclusa l’Italia in cui c’è una rappresentanza diplomatica palestinese. La Palestina ha 77 rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero, ma la prima ambasciata è stata aperta in Svezia lo scorso febbraio, unico Paese europeo ad accordare un riconoscimento pieno dello Stato di Palestina.

Il trattato tra Stato di Palestina e Vaticano rafforza ulteriormente i rapporti tra i due Paesi e non ha un equivalente con lo Stato ebraico. Le relazioni diplomatiche con Tel Aviv sono iniziate nel 1993 e dal 1999 si è aperto un dialogo sui diritti della Chiesa cattolica nel territorio israeliano, ma sinora non si è raggiunta l’intesa e di certo quello dello status di Gerusalemme è il nodo più difficile da sciogliere. Nena News

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