Unilateralia

admin | September 28th, 2011 – 10:52 am

 

Stamattina sono andata a consultare lo Zingarelli, per ricordarmi cosa significa unilaterale. Perché di questi tempi le parole vengono usate come decorazioni. Come un bel rossetto rosso sulle labbra. Lo Zingarelli elenca più significati, per unilaterale. A parte quello del tutto sovrapposto al dato etimologico, “che riguarda un solo lato”, “che riguarda o prende in considerazione una sola delle parti”, c’è poi il significato figurativo, che non cambia poi di molto.  “Che prende in considerazione un solo lato o aspetto della cosa. Esteso: “eccessivamente personale, soggettivo”. In una parola, “arbitrario”, “specialmente in quanto non tiene conto della complessità dei dati, degli elementi, della realtà”.

Sono andata a consultare lo Zingarelli perché le accuse di unilateralismo, in questi giorni e da queste parti, si sprecano. Benjamin Netanyahu ha accusato Mahmoud Abbas e i palestinesi di aver agito in maniera unilaterale, chiedendo – dopo 63 anni – il riconoscimento dello Stato di Palestina. Abbas, e ieri il premier Salam Fayyad, hanno accusato gli israeliani di unilateralismo costante, con i continui facts on the ground, gli atti – concreti – compiuti realmente sui terreni, in Cisgiordania. L’ultimo, il più recente, il benestare del ministero dell’interno israeliano sulla costruzione di 1100 nuovi appartamenti a Gilo.

Gilo, colonia oltre la Linea Verde. Per gli israeliani quartiere di Gerusalemme. Vero, dal punto di vista formale è un quartiere di Gerusalemme, salvo il fatto che unilateralmente – dopo l’occupazione del 1967 – i confini della municipalità di Gerusalemme sono stati via via ampliati. Unilateralmente. Se ne era accorto anche il  funzionario del consolato americano a Gerusalemme che andò circa due anni fa dalle parti di Gerusalemme sud e di Betlemme, per osservare la situazione,  soprattutto riguardo al piccolo paese di Walaja, ora – con un rush rapido e finale di bulldozer e gru – circondato dal Muro di Separazione.

Racconta il funzionario nel suo rapporto, disponibile grazie a Wikileaks su internet: “In the mid-1980s, Jerusalem municipality officials executed demolition orders against two homes in the northern half of the village.  They did so on the basis that this portion of al-Walaja, comprising 300-320 homes, had, since 1967, been located inside the Jerusalem municipal borders (which were unilaterally expanded by the Government of Israel in 1967)”.

Dunque, tutti sanno, che i confini di Gerusalemme sono stati unilateralmente ampliati. Lo sanno anche a Washington… E dunque conoscono bene la situazione di Gilo, e sotto Gilo di quei magnifici terrazzamenti sul pendio sud, vecchi di secoli. Muretti a secco che disegnano scanalature affascinanti sulla collina. Segno tangibile di una maestria (palestinese) nel coltivare la terra che spesso è stata misconosciuta. Muretti a secco, coltivazioni, ulivi giovani o antichi. E dall’altra parte, sulla collina di fronte, le vigne del Cremisan, dove ci sono anche i nostri soldi (italiani) investiti in un progetto di miglioramento del vino e di sostegno ai vitigni autoctoni. Progetto del VIS, ora anche con la partecipazione del wine maker di livello internazionale Roberto Cotarella, che ha portato i vini Cremisan sino al Vinitaly…

Unilaterale, per lo Zingarelli, significa arbitrario. Niente di nuovo. Succede in tutti i conflitti. Mi dispiace, però. Io non riesco a pensare che il cinismo risolva i conflitti. O che almeno li risolva a medio e lungo termine. I conflitti sono carne viva, famiglie, individui, esistenza personale. O si danno risposte, oppure i conflitti si risolvono per un breve periodo, per poi scoppiare di nuovo, ingigantiti. Morale: meglio studiarsi la geografia umana del conflitto, quando si parla di quei 1100 nuovi appartamenti. E farsi un bel giro verso sud, tra Gerusalemme e Betlemme. A Gilo, Walaja, Cremisan, Gerusalemme, Betlemme, Beit Jala, Har Homa, il Muro, il tunnel, il terminal sotto Beit Jala costruito buttando giù un uliveto che ho visto man mano scomparire. Basterebbe già questo piccolo pellegrinaggio nelle strade dimenticate del conflitto per capire molto. E capire anche un bel po’ del discorso di Mahmoud Abbas.

Per la playlist, Wish you were here, Pink Floyd. Per il testo, ovvio…

“And did they get you to trade
Your heros for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange
A walk on part in the war
For a lead role in a cage?”

http://invisiblearabs.com/?p=3598

 

 

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