Uno stato e una gabbia

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Israele “è circondato da belve feroci” e per questo avrà “una barriera di sicurezza che lo circonderà per intero”. Ad annunciarlo il premier israeliano Benyamin Netanyahu che ha fatto un sopralluogo a nord di Eilat, lungo il confine con la Giordania, dove è in fase di costruzione una barriera di 30 chilometri per proteggere la zona. “Per difenderci dal Medio Oriente così come è oggi e così – ha aggiunto – come potrebbe diventare in futuro”.

Ecco cari amici, una volta in più l’hanno detto. “Belve feroci”, così sono immaginati i palestinesi per Netanyahu e tutti quegli israeliani (ci chiediamo quanti) che, con la scusa della sicurezza del loro popolo, disumanizzano i loro vicini, i loro coabitanti, ritenendo di abitare in una ‘villa nella giungla’, secondo la significativa espressione coniata dall’ex primo ministro Ehud Barak.

Altro che l’ormai impossibile ‘due stati per due popoli’: lo stato è uno solo, lo sappiamo ormai bene tutti perchè il secondo, ipotetico stato non c’è né sulla carta, né nella terra calpestata da soldati blindati muri e checkpoint. E sappiamo bene che la mentalità colonialista sionista sostiene con i fatti e le dichiarazioni assurde come quella del premier israeliano per cui… non c’è nemmeno un popolo. Bastava non nominarlo il secondo popolo, all’inizio; basta dire ‘arabi’, ora come allora; basta chiamarli terroristi tutti, nessuno escluso, e ucciderli, imprigionarli, ferirli impunemente senza considerare i loro volti, i loro nomi; basta chiamare l’”Intifada di Gerusalemme” “intifada dei coltelli” e magari gettarli al momento giusto perché siano davvero le bestie da odiare; basta chiamarli bestie, per giungere a non riconoscere loro alcun tipo di umanità.
Perchè di fronte alle bestie feroci non resta che difendersi, fortificarsi, visto che non le si può annientare tutte. E le si ingabbia, visto che domarle non ci si riesce. E ci si prende anche il loro giardino, che tanto a cosa può servire ad una bestia vivere da essere umano.

Cari amici, qualche giorno fa è mancato un carissimo amico di BoccheScucite. Un uomo di fede, di cultura profonda. Un uomo, una bestia(!) che ha trascorso la vita reclamando pace e giustizia per il suo popolo. Ci mancherà, Geries Khoury: mancherà alla sua famiglia, alla sua gente, alle donne e agli uomini che in quella terra chiedono pace senza sconti, senza ipocrisie.
A lui dedichiamo questo numero, riproponendo alcune sue riflessioni che ci ha regalato negli anni.
Geries, l’israeliano e palestinese e arabo e cristiano che mancherà anche a tutti quei Netanyahu che ora hanno una possibilità in meno di accorgersi di che ‘belve’ hanno a fianco.

“Non posso certo desiderare il male per gli israeliani, anche se sono il mio oppressore. Il popolo che mi opprime e mi umilia da tanti anni non deve essere annullato, ma casomai deve diventare per me un vero compagno di strada per un cammino di giustizia.”

Così affermava Geries qualche anno fa, in visita in Italia. Ecco il volto sconosciuto a tutti gli israeliani che preferiscono mascherare i vicini da animali. Così è più difficile, vero Bibi? Meglio la gabbia. Con le bestie non si può trattare.

“Magari il mondo si rendesse conto che gli israeliani hanno cercato letteralmente di eliminare il popolo palestinese in tutti i modi. Ma se da questo abisso di annientamento rimanesse in vita anche un solo bambino palestinese, questi porterebbe con se una causa giusta, quella racchiusa nel sogno dello Stato di Palestina. Né Israele, né il mondo, né la miseria, né la povertà potranno mai farci dimenticare i nostri diritti legittimi”.

Accipicchia. Queste bestie mutanti pensano, sognano, reclamano.
E, nonostante tutto,amano perfino gli umani al di là della gabbia.

BoccheScucite

 
Bibi

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