UNRWA.org :Al Walaja, West BankGli animali allo zoo hanno una gabbia più grande

  
 
 
 
 
 
 
 
 Al Walaja, West Bank, 2 marzo 2011. I lavori sono già iniziati, con un lungo squarcio sulla collina visibile per miglia tutto attorno. Per Omar Hajajeh e la sua famiglia, la terra nuda è un segno del loro futuro incerto. Omar vive con sua moglie e i suoi tre bambini in un villaggio di Al Walaja, a Sud di Gerusalemme, nei territori     occupati della West Bank. La loro abitazione è situata a una delle estremità del villaggio, su lato “sbagliato” del tracciato previsto del Muro della West Bank circonderà l’intero villaggio all’interno del blocco di insediamento di Gush Etzion. I bulldozer h anno iniziato a spianare la terra di fronte alla loro casa per preparare il tracciato del Muro e per una strada principale.
 Per collegare l’abitazione di Omar al villaggio, le autorità israeliane hanno proposto di circondare la casa con una recinzione elettrica alta quattro metri, rendendo così la sua casa una prigione all’interno di una prigione.      
“Saremo costretti a vivere in uno spazio di al massimo 400 metri quadrati” dice Omar.“ Gli animali allo zoo hanno una gabbia più grande di quella in cui stanno mettendo la nostra famiglia.”  Non avranno accesso diretto ai 18 dumuns (18 km2) di terra attorno alla loro casa, e non è chiaro come potranno accedere al lato Palestinese del Muro. La più probabile opzione sarà data da una serie di cancelli, controllati a distanza dall’esercito: due da installare tra la casa di Omar e il lato Palestinese del Muro, due sulla PATROL ROAD, per assicurare che Omar non la percorra. Omar dice che la sua più grande preoccupazione è che il futuro è incerto. Chi sarà ad aprire il cancello? Lo apriranno in tempo per far andar a scuola i bambini? I bambini potranno uscire per   andare a trovare i loro parenti? Come sarà? ”    Una volta completato, il Muro bloccherà il percorso verso scuola dei suoi bambini, trasformando la loro camminata di due chilometri, in un viaggio di sei chilometri, su una strada molto ripida, di fronte a una base   militare Israeliana.                 Da quando i lavori di costruzione sono iniziati la scorsa primavera, è già iniziato l’isolamento della sua famiglia ed è in continuo aumento. Omar dice “ Era nostra abitudine ricevere qui tanti amici e parenti, ma da quando c’è il muro tutto ciò si è ridotto del 90%” .              I suoi figli più grandi sono già preoccupati per il futuro. “ La scorsa settimana era il compleanno di uno dei miei figli,” Omar dice. “ Gli ho detto di non preoccuparsi, e che faremo tutto quello che serve per far arrivare qui i suoi amici. Questa è la tua vita,a cui devi abituarti, ma non è accettabile. I bambini escono poco; non c’è nessun posto dove andare o spazio in cui giocare. Stanno solamente vicino alla casa.” 
Tristemente, la storia di Omar è ben lungi dall’essere un caso isolato.
 A Masha, nella parte a nord della West Bank, che il Muro ha accerchiato, Munira Amer e la sua famiglia vivono nella loro enclave da quasi otto anni.La loro casa si trova a pochi metri dall’insediamento di Elqana. È interamente circondata da una recinzione, con un sistema di due cancelli che permette loro l’accesso a Masha. La parte in fronte all’abitazione che è fatta di blocchi alti di cemento, così che a Munira è impedita la vista del villaggio, lei la chiama casa. “Per il primo anno, i bambini al rientro da  scuola, erano obbigati ad aspettare per ore fuori dalla barriera, fintantoché i soldati non arrivavano per aprirla,” dice Munira. “Il mio figlio più piccolo aveva solo tre anni quando il muro è stato costruito; non voleva mai tornare a casa dall’asilo. Era solito infilarsi sotto la  recinzione per poi scappare via.”                     
Con i divieti per visite, e la famiglia di fatto intrappolata all’interno della loro stessa casa, le conseguenze su Munira, suo marito e i suoi figli, sono state devastanti. I bambini non lo hanno accettato. È molto difficile per loro,” dice Munira. “Erano molto aggressivi e depressi”. La politica di Israele e le restrizioni agli accessi hanno decimato l’economia di West Bank, e come molti rifugiati, Hani, il marito di Munira, non riesce a trovare lavoro. L’isolamento della famiglia ha significato che fonti alternative di guadagno come la vendita di verdura dal loro orto, è divenuta impossibile. L’allevamento di polli tenuto da Hani è stato distrutto dalle   autorità Israeliane. “Rimaniamo nella casa per proteggere la nostra terra, e proteggere i Palestinesi” dice Hani. “ Non vogliamo ripetere la storia dei rifugiati o lasciare la nostra casa.” A oggi, più del 60% dei 709 chilometri pianificati di Muro sono stati costruiti. Sulle comunità della West Bank ha avuto un effetto devastante sotto il profilo economico, sociale e psicologico ed uno dei principali fattori per ulteriori spostamenti per i già vulnerabili rifugiati. Ad Al Walaja, gli abitanti devono fronteggiare vite distrutte, povertà in aumento e dipendenza dagli aiuti umanitari. Nonostante tutti gli ostacoli, Omar è determinato a voler rimanere nella casa che lui e suo  nonno hanno costruito. “ È difficile per gli altri capire come mi senta” Omar dice”. Questa è la mia casa  e nulla potrà farmi andare via.” Gli animali allo Zoo hanno una gabbia più grande      (traduzione Domenico Tucci)
Pubblicato da arial a 15:11
martedì 22 marzo 2011
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