USA vs The UN Security Council

admin | February 19th, 2011 – 11:09 am

Se avessi scritto questo commentino appena l’anno scorso, mi sarei concentrata sugli Stati Uniti, sulla loro politica mediorientale, sull’impossibilità (ormai patente) di poter essere un mediatore super partes. Sul veto, insomma. Sullo stop deciso stanotte da Washington nel consiglio di sicurezza dell’Onu alla risoluzione che condanna l’illegalità delle colonie israeliane in Cisgiordania (poi, un giorno, qualcuno mi spiegherà lo scandalo di una risoluzione del genere, che ribadisce solo la legalità internazionale…). E invece vorrei occuparmi degli altri  14 membri del Consiglio di Sicurezza, gli altri 4 permanenti oltre gli USA, e i dieci a rotazione.

Perché? Perché io gli amici li ascolto. E un mio amico, qualche mese fa, mi raccontò di come sia diverso guardare il Medio Oriente non più dall’occhio del ciclone, ma da una ragionevole distanza. Ci si accorge, mi disse, di come stia montando un sentimento diffuso, contro le posizioni israeliane. Praticamente tutto il mondo vorrebbe cambiare politica, questo il senso del discorso. E allora, quando ho visto il risultato del voto di ieri sera, la compattezza attorno alla risoluzione palestinese proposta dal Libano, la presa di posizione dei più importanti paesi europei severamente contro le colonie e per uno Stato di Palestina entro settembre 2011 (Gran Bretagna, Francia e Germania, per una volta tanto tutti e tre nel Consiglio di Sicurezza, e tutti e tre sulla stessa linea), quando ho visto tutto questo ho pensato che il discorso del mio amico era fondato. 14 a 1, insomma. 14 contro 1. Un risultato che dovrebbe far riflettere gli Stati Uniti, isolati sulla questione israelo-palestinese. Isolati all’interno di rapporti di forze che hanno già dimostrato, soprattutto in questi ultimi mesi, che il mondo è ormai multipolare.

Basta guardare l’elenco degli Stati (tutti) che hanno votato a favore. La Cina, per esempio. La Russia. I tre più importanti Stati dell’Unione Europea, decisi a far politica per conto proprio, a quanto sembra, visto che l’Europa non riesce più a prendere una decisione di peso sul Medio Oriente. E poi, tra i membri non permanenti, ci sono due nomi importantissimi, il Brasile (che ha riconosciuto lo Stato di Palestina) e l’India. Per non parlare del Sudafrica, che da anni cerca di accreditarsi come la potenza regionale africana, assieme a un altro gigante – con parecchi problemi interni, però – come la Nigeria. USA vs tutti, insomma. E questo credo debba far riflettere l’amministrazione Obama, se non vuole che abbia ragione chi dice – con espressione colorita, lo so – che la strategia mediorientale statunitense la si può gettare da tempo nel cestino.

I palestinesi (l’ANP) non potevano ritirarla la risoluzione, sulla quale peraltro lavorano da mesi e mesi, ben prima che scoppiasse il 2011 arabo e le rivoluzioni che stanno cambiando la faccia della regione. Dopo l’uscita (ad hoc) dei Palestine Papers da parte di Al Jazeera, lo scandalo del rapporto Goldstone rinviato per la pressione americana su Abu Mazen, il presidente dell’ANP non poteva accettare il ritiro della risoluzione come chiesto da Barack Obama in quasi un’ora di telefonata. Per Mahmoud Abbas quel ritiro era semplicemente un suicidio politico. E i suicidi politici non si fanno neanche per gli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento di quell’ennesimo negoziato sponsorizzato dall’amministrazione democratica che ha avuto vita brevissima. La più breve, forse, nella lunga storia dei negoziati tra israeliani e palestinesi.

La foto sembra lontana dal Palazzo di Vetro. Eppure è nel cuore del conflitto e dell’impossibilità pratica di realizzare la soluzione dei due Stati, israeliano e palestinese. Sheykh Jarrah, Gerusalemme est. David Grossman e Ian McEwan protestano contro i coloni che stanno cambiando la faccia di uno quartieri più importanti della parte est, quella occupata, di Gerusalemme. Ian McEwan non è solo una delle star dell’edizione di quest’anno del Festival della Letteratura di Gerusalemme (ovest), che si apre domani. E’ anche il vincitore. Chissà quale sarà la reazione degli organizzatori.

© Invisiblearabs.com

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