Va bene condannare le misure statunitensi contro i Palestinesi, ma dovremmo condannare anche quelle di Abbas

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19/09/2018

FOTO Il presidente palestinese Mahmoud Abbas partecipa a una riunione del comitato centrale del Movimento Fatah a Ramallah, in Cisgiordania, il 13 settembre 2017 [Issam Rimawi / Anadolu Agency]

Motasem A Dalloul – 14 settembre 2018

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato lunedì che sta chiudendo l’ufficio dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) a Washington, sostenendo che non ha contribuito a promuovere una soluzione pacifica per il conflitto israelo-palestinese.

“Abbiamo permesso all’ufficio dell’OLP di condurre operazioni che hanno come obiettivo il raggiungimento di una pace duratura e globale tra Israeliani e Palestinesi”, recita la dichiarazione ufficiale. “Tuttavia, l’OLP non ha preso provvedimenti per favorire l’avvio di negoziati diretti e significativi con Israele”.

Non sorprende che gli Stati Uniti abbiano attuato un tale passo, arrivato dopo una serie di provvedimenti contro i diritti e i principi dei Palestinesi. Questi includono il riconoscimento da parte di Washington di Gerusalemme come capitale di Israele; il taglio di oltre 200 milioni di dollari in aiuti economici per i Palestinesi; il mancato pagamento di oltre 260 milioni di dollari in donazioni all’UNWRA e tagli di oltre 20 milioni di dollari in aiuti per gli ospedali nella Gerusalemme est occupata.

Per quanto sia brutto, tagliare gli aiuti non è peggio che inviare a Israele le più moderne armi statunitensi per uccidere i Palestinesi, cacciarli e distruggerne le proprietà. La Campagna Americana per i Diritti dei Palestinesi, una coalizione di sostenitori della Palestina e gruppi di solidarietà con base a Washington, ha scritto sul suo sito web interattivo: “Israele usa queste armi, in violazione delle leggi statunitensi, per commettere violazioni di diritti umani contro i Palestinesi che da più di mezzo secolo vivono sotto la sua brutale occupazione militare in Cisgiordania, Gerusalemme est e la striscia di Gaza. Questi includono ferire e uccidere civili, detenere e abusare di bambini, demolire case, danneggiare l’agricoltura e negare la libertà di movimento e di espressione “.

Abbas sta indebolendo gli sforzi per una tregua, sostiene Hamas

A fronte di tutto ciò, la cosa strana sono le risposte e le azioni della leadership dell’OLP e dell’Autorità Palestinese, entrambe dominate dal movimento secolare di Fatah. Nessuna delle due tiene infatti in alcun conto i principi o i diritti palestinesi, eppure hanno affermato che la chiusura dell’ufficio dell’OLP a Washington ha lo scopo di minare questi diritti e principi.

“La decisione di chiudere l’ufficio dell’OLP è parte della guerra aperta condotta dall’amministrazione statunitense e dalla sua squadra sionista contro il nostro popolo, la sua causa e i suoi giusti e legittimi diritti “, ha detto il portavoce dell’ANP Yousef Al-Mahmoud all’agenzia Wafa. “È una continuazione della politica americana di diktat e di ricatto contro il nostro popolo per costringerlo alla resa”.

Possiamo essere – e giustamente lo siamo – arrabbiati con le misure statunitensi contro i Palestinesi, ma che dire delle misure imposte dall’AP contro la sua stessa gente? Il giorno dopo la chiusura dell’ufficio dell’OLP a Washington, i servizi di sicurezza dell’AP hanno arrestato 11 Palestinesi, tra cui studenti, leader sociali e politici, imam ed ex prigionieri.

Le famiglie dei Palestinesi imprigionati dall’AP hanno riferito di trattamenti inumani da parte dei servizi di sicurezza durante il periodo di detenzione. “I reclami riferivano di torture e maltrattamenti effettuati in Cisgiordania dai servizi di sicurezza della AP”, ha riferito Human Rights Watch, sottolineando che questi atti “violano gli obblighi legali che lo Stato della Palestina ha assunto dopo aver ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Contro la Tortura nel 2014”.

“Mi chiedo come l’ ufficiale veterano dell’OLP, Saeb Erekat, abbia definito il taglio degli stipendi versati ai prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane? E i pagamenti alle loro famiglie? Questi provvedimenti non possono essere considerati anch’essi una forma di “guerra aperta” contro i Palestinesi? Gli ex prigionieri, che hanno perso i loro contributi economici, hanno detto che è stato loro riferito che questi sono stati tagliati su ordine di Mahmoud Abbas.

Mahmoud Abbas: il leader mancato

Che dire del taglio del 50% degli stipendi dei dipendenti pubblici palestinesi nella Striscia di Gaza, anche per ordine di Abbas? Che dire del taglio dell’elettricità e della cancellazione della copertura delle spese di trasferimento per cure mediche destinata ai pazienti palestinesi che vivono a Gaza? Come li chiama Erekat i tagli ai pagamenti mensili per chi vive in povertà a Gaza e alle riduzioni del sostegno finanziario alle scuole palestinesi, agli istituti di istruzione superiore e ai centri professionali? Che dire dei tagli alle tasse amministrative per i ministeri palestinesi a Gaza e l’arresto della fornitura di medicine e di carburante per gli ospedali?

Le violazioni della AP contro il popolo palestinese non si limitano alla Striscia di Gaza, dove Abbas afferma che queste restrizioni sono state imposte per fare pressione su Hamas, ma includono anche la Cisgiordania occupata, governata da lui e dalla sua Autorità. Prendiamo, ad esempio, la detenzione di attivisti palestinesi per pubblicazioni sui social media e la repressione delle manifestazioni pacifiche che chiedono la revoca dell’assedio israeliano e delle misure punitive imposte a Gaza dall’Autorità Palestinese.

Gli esempi di violazioni della AP contro i Palestinesi nella West Bank occupata abbondano, tra cui l’espulsione di studenti universitari, la chiusura di circa 30 agenzie di mass media e l’arresto di giornalisti e attivisti come Issa Amro e altri. Tutte queste azioni sono state condannate dai gruppi per i diritti dell’uomo sia internazionali che locali, tra cui Human Rights Watch.

Condannare le misure americane contro i Palestinesi va bene, ma Saeb Erekat e gli altri all’interno della gerarchia dell’Autorità Palestinese dovrebbero anche chiedere al loro presidente di fermare la sua guerra contro il suo popolo, il popolo della Palestina.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù”

Invictapalestina.org

Fonte: https://www.middleeastmonitor.com/20180914-we-condemn-us-measures-against-the-palestinians-but-must-condemn-those-by-abbas-too/

 

 

Va bene condannare le misure statunitensi contro i Palestinesi, ma dovremmo condannare anche quelle di Abbas

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