VACCINAZIONI COVID IN PALESTINA: BLOCCATE TRA L’INCUDINE E IL MARTELLO

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/41901

22/02/2021

Mentre Israele sta vaccinando i suoi cittadini a velocità record, sulla Palestina continuano ad esserci punti interrogativi.

Fonte: english version

Mohamad Abu Doun, Asmaa Azaizeh, Donya Altaieb, Salem Al-Rayes – 21 febbraio 2021

Mentre Israele sta vaccinando i suoi cittadini a velocità record, sulla Palestina continuano ad esserci punti interrogativi. Israele permetterà al vaccino di entrare a Gaza? O solo in cambio dei suoi soldati scomparsi? Il vaccino è sicuro? Funzionerà? In Cisgiordania l’Autorità Palestinese ha iniziato a vaccinare, ma qual è il piano vaccinale? Chi  sarà vaccinato per primo? I più bisognosi? O i più avidi?

Secondo i media israeliani, il 14 febbraio il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha finalmente accettato di trasferire il vaccino Covid-19 a Gaza. Finora, tuttavia, resta da vedere se e quanti vaccini potranno entrare e in quali condizioni. Molte persone  ritengono che Israele chiederà ad Hamas di rilasciare i soldati catturati durante la guerra di Gaza del 2014 o di restituire i loro resti.

Nel frattempo, l’Autorità Palestinese ha annunciato l’inizio della sua campagna di vaccinazione in Cisgiordania, ma senza un piano chiaro e nel timore diffuso che il favoritismo e il nepotismo prendano il sopravvento.

Ad oggi, la Palestina ha registrato più di 188.000 casi di coronavirus e oltre 2.000 morti, un quarto dei quali a Gaza. E i numeri stanno aumentando in un momento decisivo, poiché mentre si preparano per le elezioni di maggio, molti palestinesi stanno sollevando dubbi sulla qualità del vaccino e sull’integrità dei loro funzionari.

Le elezioni si svolgeranno in un panorama politico profondamente diviso, che probabilmente non cambierà presto. In realtà, il dialogo tra le fazioni palestinesi che ha avuto luogo al Cairo il 9 febbraio, ha solo alimentato il clima generale di cinismo e di disunione, poiché  si è deciso di tenere le elezioni, ma si sono rinviati i colloqui su questioni  importanti come la divisione tra Fatah e Hamas.

In che modo questi problemi politici interni e la realtà dell’occupazione influenzano la società palestinese e i suoi sforzi per combattere il coronavirus?

Vaccinazione: quale destinazione?

Mentre l’Autorità Palestinese ha iniziato a ricevere il vaccino e ha iniziato a vaccinare gli operatori sanitari e altri, la quota dei vaccini destinati a Gaza rimane sconosciuta. Magdy Dahir, vicedirettore delle cure primarie presso il ministero della Salute di Gaza, l’8 febbraio ha dichiarato che il ministero è ancora in attesa della consegna del vaccino Sputnik russo, che doveva arrivare attraverso la Cisgiordania il 14 febbraio. Finora, tuttavia, nulla è ancora entrato a Gaza.

Infatti, il canale 7 di Israele ha riferito il 1° febbraio, lo stesso giorno in cui sono arrivati ​​i primi vaccini in Cisgiordania, che Israele non permetterà a nessun vaccino di entrare a Gaza.

Secondo il Ministero della Salute, Gaza ha bisogno di vaccinare circa un milione di persone, escluse quelle sotto i 18 anni e le donne incinte. Le persone che necessitano più urgentemente della vaccinazione sono 200.000. Includono operatori sanitari, anziani e pazienti affetti da cancro o da altre malattie croniche.

Secondo il primo ministro dell’AP Muhammad Shtayyeh, il processo di vaccinazione in Cisgiordania è iniziato a metà febbraio. Ha anche detto che i vaccini continueranno ad arrivare da più parti. Il processo di vaccinazione dovrebbe iniziare con i più vulnerabili. Tuttavia, l’Autorità Palestinese è accusata di mancanza di trasparenza e integrità, a seguito della pubblicazione di foto di funzionari e operatori non sanitari vaccinati.

Il mese scorso il ministero della Salute palestinese ha annunciato di aver ricevuto il primo lotto del vaccino Moderna, che consisteva in 2.000 dosi, senza menzionarne la provenienza. Il ministero ha detto che avrebbe ricevuto altre 50.000 dosi, ma senza specificare quando e da dove.

Il ministero ha inoltre dichiarato di aver ricevuto 10.000 dosi del vaccino Sputnik, parte delle quali invierà a Gaza. Tuttavia, come detto, questo non è ancora avvenuto.

Mancanza di fiducia

Sia Gaza che la Cisgiordania sono  pervase da una certa diffidenza, a causa di una serie di circostanze, tra cui la mancanza di fiducia nelle autorità, l’occupazione israeliana e il timore che i vaccini non rispettino gli standard sanitari esistenti.

 Sia Gaza che la Cisgiordania sono pervase da una certa diffidenza, a causa di una serie di circostanze, tra cui la mancanza di fiducia nelle autorità, l’occupazione israeliana e il timore che i vaccini # COVID19 non rispettino gli standard sanitari esistenti

Quando nelle strade di Gaza abbiamo chiesto alle persone la loro opinione sul vaccino, alcuni hanno risposto che si sarebbero fatti vaccinare non appena fosse stato possibile. La maggior parte delle persone, tuttavia, non ha accettato il concetto di vaccinazione. Tra questi, alcuni non credevano nemmeno che il virus esistesse. Per loro è solo una questione politica. Altri erano convinti che il vaccino non li avrebbe protetti.

Altri temevano che Israele avrebbe inviato a Gaza vaccini scaduti, mentre tutte le persone intervistate erano convinte che Israele, che ha limitato la fornitura di attrezzature mediche a Gaza per anni, avrebbe consentito l’ingresso del vaccino solo a un prezzo politico elevato.

Anche in Cisgiordania la gente dubita dell’efficacia del vaccino e si chiede se sia  conforme a norme e regolamenti. Inoltre si  chiedono se i vaccini  siano gli stessi usati in Europa. Potrebbe essere che i paesi del terzo mondo abbiano ricevuto vaccini sperimentali?

“Abbiamo vaccinato il personale medico di ospedali privati ​​e non governativi”, ha detto Saad Daoud, un medico di medicina preventiva. “Ribadiamo che Gaza riceverà lo stesso tipo e la stessa quota di vaccini della Cisgiordania. Abbiamo recentemente acquistato il vaccino russo e la vaccinazione avrà luogo in 45 centri“.

Daoud ha sottolineato di non dubitare dell’efficacia del vaccino e ha respinto l’idea che i vaccini per i paesi del terzo mondo siano in qualche modo diversi da quelli usati altrove. Tuttavia, alcuni leader palestinesi hanno continuato a mettere in dubbio il vaccino, il che probabilmente ha influenzato  l’opinione pubblica.

“Gli avvertimenti dei medici internazionali sulle vaccinazioni meritano di essere presi in considerazione”, ha detto a Daraj Wasfi Qabha, funzionario di Hamas ed ex ministro dei prigionieri. “Alcuni di loro si rifiutano di usare vaccini non testati. Quindi come possiamo, come palestinesi, accettarli senza verificarne l’efficacia?”

Poca speranza di ottenere il vaccino

Il fatto è che i palestinesi, specialmente a Gaza, hanno sofferto per anni un settore sanitario in difficoltà, in gran parte a causa del blocco israeliano, quindi è comprensibile che ci siano dubbi sul vaccino #COVID 19 e sulla volontà israeliana di fornirlo. Tuttavia, non ci possono essere dubbi sulla realtà e sul pericolo del virus stesso.

 Il fatto è che i palestinesi, specialmente a #Gaza, hanno sofferto per anni un settore sanitario in difficoltà, in gran parte a causa del blocco israeliano, quindi è comprensibile che ci siano dubbi sul vaccino #COVID19 e sulla volontà israeliana di fornirlo

Per questo motivo abbiamo documentato  alcuni casi nella Striscia di Gaza, come quello della 62enne Fayza Awad, che soffre di diabete, ipertensione e insufficienza renale. Nel dicembre 2020, cominciò improvvisamente  ad avere una forte febbre, dolori addominali, perdita di appetito e mancanza di respiro. Un esame medico  confermò che era stata infettata.

Fu trasferita all’European Hospital. Le sue condizioni di salute si deteriorarono rapidamente al punto che perse conoscenza a causa della mancanza di ossigeno (ipossia), cosa che spinse la figlia non infetta ad andare in ospedale per stare con lei. Ad un certo punto Fayza non riusciva nemmeno a muoversi.

“Sprofondai in  uno stadio di allucinazione e persi conoscenza”, ha detto. “Intorno a me i pazienti morivano ogni giorno perché i loro corpi non erano in grado di resistere al virus.”

Fayza si riprese dopo che le fu somministrato ossigeno. Tuttavia, soffre ancora di dolori al petto e ai polmoni. I medici dicono che il suo corpo nei prossimi sei mesi continuerà ad essere interessato dal virus a causa del suo sistema immunitario debole.

“Ho la sensazione che il vaccino non ce la farà qui, data la debole condizione economica e politica del nostro paese”, ha detto Fayza. “Lo spero, così potrei averne  una dose. Ma ho poche speranze.”

Anche Rajai Al-Shatli, giornalista di 43 anni, iniziò a sentirsi male a dicembre. Sospettava di aver contratto l’influenza o forse il coronavirus. Consultò un medico e iniziò a prendere antibiotici, vitamina C e zinco. Passò una settimana e la sua salute peggiorò.

“Feci il test e il risultato  fu positivo”, ha detto. “La mia salute continuò a peggiorare. Soffrivo di una grave mancanza di respiro, quindi andai allo Shifa Hospital, dove scoprirono che il livello di ossigeno nel mio sangue era sceso al 75%“.

Fu curato per due settimane, fino a quando la sua salute non migliorò.

“Il vaccino è importante per tutti noi, poiché ci protegge dal virus”, ha detto Shatli. “È sorprendente come alcune persone abbiano paura dei possibili effetti collaterali, considerato che la percentuale di persone che hanno effettivamente avuto effetti collaterali è trascurabile rispetto al numero di persone che hanno ricevuto il vaccino”.

Non credi nel virus? Vai  all’European Hospital

La ventinovenne Reham Ahmed ha contratto il virus dal marito Saeed, che soffre di diverse malattie croniche. Non appena il 32enne è stato infettato, la sua salute è rapidamente peggiorata. È stato trasferito all’European Hospital, l’ospedale Covid-19 designato a Gaza.

“Anche se abbiamo preso tutte le precauzioni necessarie, abbiamo contratto il virus”, ha detto Reham, che soffriva di febbre e dolori articolari.  E’ stata con il marito durante il suo trattamento nell’ospedale europeo. I suoi livelli di ossigeno nel sangue erano scesi a meno del 60%, il che ha costretto i medici a fornirgli ossigeno per diversi giorni fino a quando la sua salute non è migliorata.

Durante i 21 giorni di permanenza in ospedale hanno  visto dozzine di pazienti infettati dal virus. La stragrande maggioranza di loro soffriva di estrema stanchezza. L’ospedale è stato in grado di trattare circa 300 casi gravi.

“Tutte quelle persone che ancora non credono al virus e ai suoi pericolosi effetti sul corpo, vadano a visitare l’European Hospital e vedano con i propri occhi come stanno soffrendo i pazienti, specialmente quelli con malattie croniche”, ha detto Reham.

Per quanto riguarda il vaccino, Reham ha detto che lei e suo marito avevano seguito le notizie sul vaccino ancor prima  di essere infettati. Sono pronti per essere vaccinati non appena possibile. È solo perché il vaccino non era arrivato prima, che si sono infettati.

“Rischiavamo di morire in qualsiasi momento”, ha detto Reham. “Senza la grazia di Dio, avrei perso mio marito. Spero che il vaccino sia disponibile per tutti in modo che possiamo sbarazzarci del virus.”

Chi è responsabile della fornitura del vaccino?

Secondo gli accordi di Oslo, la PA è responsabile dell’assistenza sanitaria pubblica con l’obiettivo di ottenere un giorno il pieno diritto all’autodeterminazione. Sulla carta quindi è la PA che deve assumersi il compito di fornire il vaccino.

Tuttavia, la realtà sul campo non può essere ignorata. Da un lato, Israele controlla completamente le importazioni e le esportazioni palestinesi, il che rende estremamente difficile per l’Autorità Palestinese svolgere il suo compito.

D’altra parte, gli accordi di Oslo affermano chiaramente: “Israele e la parte palestinese si scambieranno informazioni riguardanti epidemie e malattie contagiose, coopereranno nella lotta contro di esse e svilupperanno metodi per lo scambio di cartelle cliniche e documenti”.

 Gli accordi di Oslo affermano chiaramente: “Israele e la parte palestinese si scambieranno informazioni riguardanti epidemie e malattie contagiose, coopereranno nella lotta contro di esse e svilupperanno metodi per lo scambio di cartelle cliniche e documenti

Aderendo al diritto internazionale e alle raccomandazioni emesse dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, l’Autorità Palestinese ha invitato Israele a fornire con urgenza il vaccino sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza.

Nel frattempo, la United Nations Relief and la Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA) non hanno ancora annunciato alcuna misura per fornire vaccini nei campi della Striscia di Gaza, in Cisgiordania e nella  diaspora.

“L’agenzia non fornirà vaccini a nessun rifugiato palestinese”, ha detto Adnan Abu Hasna, portavoce dell’UNRWA nella Striscia di Gaza. “Il ruolo dell’UNRWA è limitato all’assistenza nell’attuazione del processo di vaccinazione a Gaza e altrove nella regione”.

Hamas: il gioco dell’attesa

Mentre il dibattito si concentra principalmente sull’ottenere il via libera da Israele come potenza occupante per poter introdurre il vaccino a Gaza, nonché sulla posizione dell’AP riguardo il trasferimento del vaccino, Hamas afferma che è pronto a distribuirlo.

“Hamas è desideroso di fornire il vaccino ai cittadini della Striscia di Gaza”, ha detto una fonte senior di Hamas. ”Nelle ultime settimane Hamas ha contattato diverse parti regionali e internazionali per richiedere la consegna del vaccino”.

“Hamas ha anche lavorato per costruire spazi per la quarantena e ha fatto pressione su Israele perchè fornisca i test”, ha detto la fonte che ha preferito rimanere anonima, poiché non era autorizzata a divulgare informazioni ai media. “Hamas si è anche adoperato per trovare sponsor arabi e internazionali in grado di fornire aiuti alla Striscia di Gaza.”

La fonte ha rifiutato di confermare se ci fossero negoziati indiretti con Israele riguardo all’introduzione del vaccino. “I residenti di Gaza hanno il diritto di ricevere il vaccino come qualsiasi altro paese nel mondo, e Hamas non rimarrà in silenzio di fronte a nessuna misura israeliana che  ostacoli l’ingresso del vaccino”, ha detto la fonte.

Il ministro della Difesa israeliano manterrà la sua parola?

Il 14 febbraio, il sito web israeliano Walla ha annunciato che il ministro della Difesa Benny Gantz aveva concordato con l’Autorità Palestinese di trasferire il vaccino a Gaza. A questo proposito è attesa una decisione formale. Secondo il sito, l’approvazione era dovuta “all’alto numero di malati a Gaza e al timore per una possibile escalation di minacce alla sicurezza”.

Tuttavia, le azioni intraprese finora da Israele nei confronti della Striscia di Gaza assediata rendono la decisione e la sua attuazione dubbiose.

“Nonostante abbia firmato gli accordi di Oslo, Israele continua ad esercitare i suoi poteri sul campo come forza di occupazione”, ha detto Mustafa Ibrahim, coordinatore dell’Advocacy Unit presso la Commissione indipendente per i diritti umani (ICHR) a Gaza. “Questo nonostante il fatto che, secondo il diritto internazionale, ha il dovere di fornire ai residenti tutte le forniture necessarie”.

“Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, Israele è obbligato a fornire il vaccino a Gaza e in Cisgiordania”, ha continuato. ” Israele  afferma di non essere obbligato a fornire il vaccino, ma ciò è falso”.

Ibrahim ha inoltre sottolineato che “i tentativi di Israele di sfruttare la questione della vaccinazione per guadagni politici o militari sono contrari a tutte le convenzioni internazionali”.

Come altri difensori dei diritti umani, Ibrahim ha monitorato attentamente le dichiarazioni di Israele secondo cui non avrebbe fornito il vaccino alla Striscia di Gaza. Tuttavia, si aspettava che: “Israele sarà costretto, sotto la pressione internazionale, a consegnare il vaccino alla popolazione di Gaza”.

Ricatto: il vaccino in cambio dei soldati

I media israeliani hanno riferito che l’esercito israeliano sta collegando la questione dell’introduzione del vaccino a Gaza al rilascio dei soldati israeliani imprigionati durante la guerra del 2014 con Hamas.

“Eppure Israele sa molto bene che questo non è realistico e che Hamas non accetterà”, ha detto la fonte senior di Hamas. “Hamas si rifiuta di aprire la questione dei soldati in qualsiasi contesto diverso da un accordo di scambio”.

Aggiungendo: “il vaccino è un diritto garantito da tutti gli accordi internazionali e Israele non ha il diritto di contrattare per guadagni politici. Israele non ha nemmeno il diritto di usare questo tema come uno strumento per soddisfare l’opinione pubblica israeliana e nascondere il suo fallimento nel riprendersi i soldati catturati.”

Il funzionario di Hamas Wasfi Qabha ha confermato che Israele aveva cercato di ricattare Gaza chiedendo di rivelare il destino dei soldati scomparsi durante l’operazione Eaten Straw nel 2014.

“In cambio, Israele accetterebbe di introdurre i vaccini”, ha detto Qabha. “È sadico e immorale, eppure dall’occupazione ci si aspettava un comportamento del genere. Per non parlare dell’Autorità Palestinese che sta contribuendo ad assediare Gaza e a privarla dei vaccini“.

“Ma proprio come il vaccino raggiungerà il governo di Ramallah, così deve arrivare a Gaza”, ha continuato. “Inoltre, il vaccino deve essere garantito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Autorità Palestinese. A un cittadino palestinese deve essere dato ciò che viene dato a qualsiasi cittadino americano, britannico o francese“.

“Ci sono due possibili scenari per Hamas”, ha detto l’analista politico Sharhabeel Al-Gharib. “Il primo è ricorrere all’escalation militare, che è ciò che Israele teme di più. Hamas può sfruttare la situazione e chiedere un vaccino tramite mediatori arabi. Il secondo scenario è ottenere i diritti dei palestinesi con mezzi legali“.

Significato: il movimento può usare il virus per sostenere al mondo che Israele è una potenza occupante con la responsabilità di fornire il vaccino agli abitanti di Gaza.

L’aereo degli Emirati

Il 9 giugno 2020, i palestinesi rimasero sorpresi nel vedere un aereo degli Emirati arrivare all’aeroporto israeliano Ben Gurion. Si diceva che l’aereo trasportasse aiuti medici per l’Autorità Palestinese e la Striscia di Gaza e che il suo arrivo era stato coordinato con gli israeliani.

Tuttavia, l’Autorità Palestinese rifiutò di ricevere il materiale, poiché la spedizione non era stata coordinata con la parte palestinese. Giorni dopo, arrivò un altro aereo e ancora una volta l’Autorità Palestinese rifiutò di ricevere gli aiuti. Gli Emirati Arabi Uniti (EAU)  decisero quindi che un convoglio di aiuti medici avrebbe utilizzato il valico di Rafah per rifornire solo la Striscia di Gaza.

Il convoglio fu ricevuto dal ministro della Sanità di Gaza e da delegazioni di Hamas e del Fatah Democratic Reform Bloc, affiliato a Muhammad Dahlan, che vive da anni negli Emirati Arabi Uniti. Una fonte vicina a Dahlan ha detto che gli Emirati Arabi Uniti hanno in programma di inviare un terzo convoglio di aiuti.

Nepotismo e favoritismo

In Cisgiordania, l’Autorità Palestinese sta affrontando critiche per l’equa distribuzione del vaccino e la mancanza di una politica di governo trasparente. L’equità e la trasparenza riguardo alla distribuzione dei vaccini sono infatti un problema globale che molte persone in molti paesi devono affrontare.

La commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo, ad esempio, ha chiesto un approccio chiaro per la distribuzione del vaccino all’interno dell’Unione europea per evitare malintesi.

Le piattaforme dei social media in Palestina sono state  sommerse da foto di funzionari che ricevono il vaccino. Questa è stata da molti considerata una violazione di quanto annunciato dal Ministero della Salute, in quanto il primo lotto era destinato alla vaccinazione degli operatori sanitari.

Pertanto, la Coalition for Accountability and Integrity (AMAN) ha ribadito la sua richiesta per la pubblicazione di un piano di distribuzione del vaccino con standard equi e imparziali, in modo che la priorità venga data a coloro che ne hanno più bisogno.

“Ciò aumenterà la fiducia dei cittadini nelle procedure e negli standard seguiti dalle autorità ufficiali”, ha scritto AMAN sulla sua pagina Facebook. AMAN ha inoltre messo in guardia dal nepotismo e dai favoritismi e ha chiesto la formazione di un comitato governativo, che in collaborazione con il settore privato, dovrebbe sviluppare un piano di distribuzione.

Dichiarazioni contrastanti

“Dallo scoppio della pandemia, AMAN ha emesso diverse raccomandazioni per migliorare l’integrità del processo di gestione delle crisi”, ha affermato Hamma Zeidan, direttore dell’Advocacy and Community Accountability Unit dell’organizzazione. “Dopo aver esaminato le esperienze di altri paesi, era chiaro che un simile processo richiede mesi. Abbiamo quindi esortato il governo a sviluppare un piano e sottolineato la necessità di formare un team di esperti per gestire la questione“.

Zeidan ha spiegato che lAMAN ha inoltre chiesto di preparare un elenco di dati sanitari e cartelle cliniche per tutti i cittadini, al fine di identificare facilmente coloro che hanno malattie croniche e che hanno più bisogno del vaccino.

“Fino ad oggi, non abbiamo ricevuto una risposta adeguata da parte del governo alla nostra richiesta di pubblicare un piano di gestione del vaccino e di preparare le cartelle cliniche”, ha detto Zeidan, aggiungendo che ci sono state molte dichiarazioni contrastanti rilasciate da varie agenzie governative. Di conseguenza, c’è molta confusione: i cittadini non hanno idea di quanti vaccini arriveranno,  dove e come verranno distribuiti.

Corruzione

“In passato, la distribuzione di farmaci a pazienti affetti da malattie croniche è stata  caratterizzata dal nepotismo”, ha detto il consigliere dell’AMAN Azmi Al-Shaabi, spiegando la paura dell’organizzazione che i favoritismi e la corruzione possano impedire un’equa distribuzione del vaccino. “Devono essere stabiliti elenchi dettagliati, con priorità per i più bisognosi. Il Palestinian Central Bureau of Statistics può aiutare a creare un tale sistema“.

“I palestinesi non si fidano sempre di coloro che li governano e credono che la corruzione esista”, ha detto Mustafa Ibrahim dell’ICR. “La responsabilità di acquistare, fornire e distribuire il vaccino è una responsabilità puramente governativa”.

“Ci sono priorità nel processo di distribuzione e vaccinazione”, ha aggiunto. “Per soddisfare tali priorità, devono essere presenti organismi di monitoraggio diretto come le organizzazioni per i diritti umani e le istituzioni della società civile. Devono iniziare il loro lavoro non appena ricevuto il vaccino. Tuttavia, finora non è stato così e le autorità non hanno pienamente esercitato il loro ruolo“.

Secondo il diritto internazionale, tutti hanno diritto a godere del massimo livello possibile di salute fisica e mentale senza alcuna discriminazione. Il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ad esempio, garantisce il diritto di ogni persona di ottenere un vaccino per proteggerla da virus ed epidemie.

Tuttavia, come si può preservare un tale diritto in Cisgiordania e Gaza, governate da un contagioso mix di occupazione, divisione e corruzione?

Trad: Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”  – Invictapalestina.org

 

 

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