Valigia Blu: Migranti, lo scontro con i libici e la tragedia in mare. Le immagini che testimoniano cosa è successo

 

venerdì 10 novembre 2017

 

Migranti, lo scontro con i libici e la tragedia in mare. Le immagini che testimoniano cosa è successo

“«This is italian navy helicopter, channel 16, we want you to stop now, now, now». Il disperato grido partito dall’elicottero della Marina italiana presente sulla scena è tutto registrato nelle conversazioni sul canale 16 riservato ai soccorsi”. Lunedì 6 novembre, “l’elicottero della Marina italiana volava basso in tondo e provava a fermare la motovedetta libica mentre John moriva, trascinato via a folle velocità, sospeso in aria sul mare, una mano disperatamente attaccata alla cima e l’altra protesa verso la moglie, ormai in salvo sul gommone della Sea Watch. «Lui era lì, sul ponte della barca e gridava verso di me. I libici lo picchiavano con delle corde, lo prendevano a calci, poi l’ho visto scavalcare e buttarsi in acqua. È andato giù, l’ho visto riemergere, era riuscito a riaggrapparsi alla fune sul fianco della motovedetta. Gridava: ‘Aspettatemi, aspettatemi, aiuto, non lasciatemi qui…’. Ma a un certo punto i libici hanno riacceso il motore e la barca ha fatto un balzo in avanti trascinando via lui e tutti gli altri che stavano ancora in acqua. E non l’ho più visto». Così Darfish racconta a Repubblica il momento in cui ha perso suo marito. Lei era sul gommone della nave umanitaria tedesca, mentre lui si trovava a bordo della motovedetta della Guardia costiera libica, “dunque destinato a tornare in Libia. Di nuovo in prigione, di nuovo torture, violenza, un nuovo riscatto da pagare per riprovarci ancora”.

“Un incidente che avrebbe fatto una cinquantina di dispersi e sul quale adesso indaga la Procura di Ragusa. Nei prossimi giorni i pm vaglieranno le testimonianze dei 59 superstiti portati a Pozzallo dalla Sea Watch (insieme alle vittime recuperate e trasferite a bordo di un’altra nave umanitaria, la Aquarius di Sos Mediterranèe, tra cui un bambino di 2 anni)”.

Gennaro Giudetti, volontario dell’Ong Sea-Watch, presente sulla scena, intervistato da Vita.it, ha affermato: «Ho visto cose allucinanti a cui faccio fatica ancora a credere. I militari libici sembravano non interessarsi a quelli che erano più lontano da loro, tra cui diversi già senza vita, e hanno lanciato corde alle quali le persone si aggrappavano per salvarsi. Ma molte persone sapendo che sarebbero ritornati in Libia quando ci hanno visto hanno iniziato a nuotare verso di noi. I libici all’inizio sembravano collaborativi, (…) poi però hanno iniziato a lanciare addosso delle patate, mentre ci urlavano di andarcene. Nello stesso tempo si rendevano protagonisti di brutalità sulla loro nave: prendevano a frustate e bastonate chi era già a bordo ma cercava di alzarsi e ributtarsi in mare per venire da noi. Ma le persone continuavano a provarci, anche perché vedevano che alcuni dei loro parenti erano già in salvo sui nostri gommoni e la separazione faceva esplodere la loro disperazione».

La guardia costiera libica sulla sua pagina Facebook ha respinto le accuse dicendo che i migranti hanno iniziato a tuffarsi in mare nel momento in cui hanno visto avvicinarsi i gommoni della Ong.

RaiNews ha pubblicato un servizio di Pino Finocchiaro in cui si vede (con immagini e comunicazione radio) la motovedetta della guardia costiera libica proseguire nella corsa, nonostante l’avviso lanciato dall’elicottero della marina italiana della presenza di una persona rimasta sul lato destro della nave e di altre che si gettavano in mare e la richiesta di collaborare con Sea Watch.

Fonti:

Repubblica Palermo: goo.gl/Zp5Dng
Vita.it:                         goo.gl/RA2uWP
 The Libya Observer: goo.gl/uCvBKo 
 Il video di RaiNews: goo.gl/nY2eKB

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