Valle del Giordano: il conflitto invisibile è l’accesso alle risorse idriche

17 gennaio 2012

 

di Nicola Zolin

La strada 90 porta dalla zona di Gerico, la parte più a sud della valle del Giordano, alla parte nord, in quella che é definita la storica Palestina. Da un lato all’altro della strada ci sono straordinarie coltivazioni di uva, datteri, banane, peperoni che fioriscono nonostante il clima arido della regione e vengono esportati in tutta Europa. I prodotti della valle del Giordano ci mettono meno di venti ore a finire nei supermercati europei con il marchio made in Israel.

 Quel made in Israel deriva dal fatto che circa il 95% della valle del Giordano é sotto il controllo civile e militare di Israele (area C), in un territorio che fa parte della Cisgiordania ma che Israele occupa fin dal 1967, controllando ogni aspetto della vita palestinese. Circa la metà di questo territorio è abitato da coloni israeliani, mentre nell’altra metà si estendono aree dichiarate militari – nelle quali hanno luogo la maggior parte delle esercitazioni delle IDF – e altre dichiarate riserve naturali. Prima del 1967 vivevano circa 300,000 palestinesi in quest’area, la popolazione di oggi sfiora di poco le 50,000 unità. L’estendersi delle colonie ha reso la vita sempre più difficile agli abitanti di questa zona. I circa 7,000 coloni detengono il controllo del 98% delle risorse idriche della valle del Giordano e hanno costruito dei pozzi che estraggono l’acqua dalla profondità del suolo, in varie zone strategiche attorno ai villaggi palestinesi. Di fronte ad un’esistenza diventata sempre più difficile, cinque palestinesi su sei sono stati forzati ad abbondare la valle ed il numero di esodi è in progressivo aumento.

 Sono solo cinque i villaggi rimasti sotto al controllo palestinese (in area A ed area B, la prima sotto controllo palestinese e la seconda a controllo congiunto israeliano e palestinese), oltre alla città di Gerico, nella valle del Giordano: Al Auja, Fasayil, Abu Ajai, Al Haladidya e Ein Al Hilue. Per molti abitanti di questa zona, la loro presenza nella valle è un diritto e una scelta ideologica di resistenza. Tutti i villaggi palestinesi sotto al controllo israeliano non hanno diritto a nessun tipo di aiuto internazionale.

Gli abitanti di Al Auja erano in precedenza dei beduini che negli ultimi vent’anni hanno deciso di non smuovere più le loro tende per paura di non trovare più un luogo su cui tornare. Abu Sakra è un cittadino di Al Hadidiya che ha visto il suo villaggio decrescere dalle 5,000 unità del 1967 alle 450 di oggi e le libertà di movimento restringersi progressivamente. La vita nel suo villaggio è organizzata in tende e non c’è accesso diretto all’acqua e all’elettricità. Venti case, che possono essere definite più che altro baracche, sono state demolite qualche mese fa, lasciando senza tetto varie famiglie. Lo stesso è accaduto nel villaggio di Fasayl.

I palestinesi di questi villaggi sono costretti a comprare l’acqua di cui hanno bisogno ai coloni, quella stessa acqua che i più anziani nei villaggi ricordano usare liberamente.

Alcuni degli abitanti delle colonie israeliane non sono a conoscenza del fatto che il territorio in cui vivono non appartiene ad Israele ma è un territorio occupato. La maggior parte dei consumatori europei dei prodotti provenienti dalla valle del Giordano non sa che il vero costo di questi prodotti è l’occupazione stessa. Il costo di quei prodotti è un conflitto invisibile che si combatte sull’accesso alle risorse idriche. Vince chi ne ha il controllo e chi è sconfitto è destinato a scomparire.

ALTRE FOTOGRAFIE

 

 http://www.eilmensile.it/2012/01/17/valle-del-giordano-il-conflitto-invisibile-e-laccesso-alle-risorse-idriche/

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