Valle del Giordano tra demolizioni e vessazioni

Il 25 giugno, quattro di nove case beduine sono state demolite dall’esercito israeliano a Al Maleh, vicino Tubas. Itay Epshtain, condirettore di ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions), ha registrato un preoccupante aumento delle demolizioni di abitazione nella Valle del Giordano, a testimonianza della sistematica politica di trasferimento forzato delle comunità arabe locali dall’area.

La battaglia delle comunità locali a Nord della Valle del Giordano si è intensificata nelle ultime settimane. Numerosi villaggio intorno Tubas sono stati il target degli ordini di demolizione. La distruzione delle case di lunedì mostra la determinazione dell’esercito israeliano ad implementare tale politica. Le quattro famiglie ora sono rimaste senzatetto, spiega il Jordan Valley Solidarity, già preoccupato per le demolizioni in corso dal 6 giugno a Al Maleh.

L’esercito israeliano ha distrutto le abitazioni senza dare ai residenti un ultimatum prima di lasciarle, né tempo per raccogliere i propri effetti personali, visto che nessun ordine di demolizione era stato emesso. Il più recente ordine di demolizione è stato consegnato domenica scorsa, contro un’abitazione del villaggio di Al-Aqaba. L’esercito israeliano lo ha emesso per ricordare ai beduini e alle comunità del Nord della Valle del Giordano che sono costantemente sotto la minaccia di sfratto.

Ma la pressione contro queste comunità va oltre i meri ordini di demolizione. Vessazioni fisiche e verbali da parte dell’esercito israeliano e dei coloni sono una realtà quotidiana per gli abitanti della Valle del Giordano. Il Jordan Valley Solidarity ha registrato numerosi casi di violenze da parte dei coloni. In un caso, un colono ha cercato di rubare un asino della comunità beduina di Maskiyyot.

Anche l’esercito incrementa la tensione nell’area. Dall’inizio di giugno, le forze israeliane hanno confiscato riserve d’acqua e condotto training militari dentro i villaggi. Il 21 giugno, un tank d’acqua è stato confiscato al villaggio di Al-Maleh e lunedì scorso, nel villaggio di Ein Shibli, l’esercito ha compiuto il terzo addestramento militare del mese.

Tali azioni hanno come obiettivo le comunità locali che vivono in una terra strategica per le autorità israeliane. La Valle del Giordano si trova infatti nella buffer zone (zona militare chiusa) tra Cisgiordania e Giordania, sotto il totale controllo militare israeliano. Le colonie nell’area si stanno espandendo a velocità esponenziale, mentre le comunità palestinesi stanno diminuendo e hanno difficoltà a difendere i propri diritti sulla terra: la loro espansione è impossibile perché la regione si trova in Area C e in zona militare chiusa.

Inoltre, lo stile di vita nomade beduino non si inserisce bene nel sistema di proprietà della terra. E mentre le colonie crescono e assumono il controllo della terra e delle risorse idriche, le comunità locali – come quella di Al-Aqaba – sono costrette a spostarsi. Circondate da checkpoint militari e campi di addestramento, l’accesso ai beni di base e la libertà di movimento sono gravemente limitati.

Il 21 giugno, l’esercito israeliano è stato oggetto di dure critiche dopo l’arresto di tre attivisti internazionali dell’International Solidarity Movement. I tre stavano tentando di intervenire mentre i soldati confiscavano il tank d’acqua del villaggio di Al Maleh. Il Jordan Valley Solidarityha fatto sapere che i tre attivisti sono stati rilasciati poco dopo.

E intanto la pressione contro le comunità della Valle del Giordano prosegue: altri cinque ordini di demolizione minacciano il villaggio di Al-Aqaba.

Claude Durand Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/valle-del-giordano-tra-demolizioni-e-vessazioni

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