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Muro di ferro: locuzione coniata da Z. Jabotinsky, fondatore del sionismo revisionista e padre spirituale del diritto israeliano nel 1923 e ribadito con forza da Ben Gurion alla nascita dello stato d’Israele. Avvalora la tesi del ‘vince il più forte, meglio se armato. Afferma Yabotinsky: “Non possiamo promettere nessuna ricompensa agli arabi di Palestina. Un accordo volontario è irraggiungibile. (…) Di fatto, o sospendiamo i nostri sforzi volti all’insediamento o dobbiamo andare avanti senza prestare attenzione ai sentimenti dei nativi. L’insediamento potrà quindi svilupparsi sotto la protezione di una forza che non dipende dalla popolazione locale, dietro a un muro di ferro che essi non avranno il potere di distruggere.

Muro del silenzio: muro eretto più volte dalla comunità internazionale per evitare di difendere i diritti politici e umani della popolazione palestinese che lo Stato d’Israele viola impunemente da sessant’anni. Si rimanda come ultimo esempio al muro di acciaio.

Muro dell’ipocrisia: utilizzato in modo massiccio da molti giornalisti ‘super partes’, quando parlano di barriera difensiva invece che di muro dell’apartheid, di equidistanza, invece che di denuncia dei soprusi commessi dall’esercito israeliano, di bilanciamento delle ragioni degli uni e degli altri, invece che di terrorismo di Stato, di guerra invece che di massacro.

Muro invisibile: quello che, insieme a quello ben più reale, separa nella quotidianità i palestinesi di Gerusalemme est dagli israeliani di Gerusalemme ovest, in una città che è ‘eternamente unificata’ solo per lo Stato d’Israele, ma non per le Nazioni Unite.

Muro di odio: muro in costante crescita nei territori palestinesi occupati e nella striscia di Gaza. Costruito, mattone su mattone, dalle uccisioni, dalle incarcerazioni, dalle umiliazioni dei check-point, dalle distruzioni, dalle requisizioni di terre e dall’abbattimento di piante.

Muro della purezza nazionale: dicesi, secondo Zvi Shuldiner, giornalista israeliano, di quel muro che in Israele è volto a difendere – complici la paura dell’altro e del terrorismo – la purezza della nazione ebraica e il futuro del popolo ebreo. (Il Manifesto, 12 gennaio)

Muro dell’apartheid: muro iniziato a costruire da Israele nel 2002 quasi totalmente su territorio palestinese. Composto da lastre di cemento alte 9 metri, da barriere elettrificate, torrette di controllo. Oggi misura 730 chilometri, annettendo circa la metà del 22% della Palestina storica destinato al futuro Stato di Palestina. L’assemblea generale delle Nazioni Unite e la Corte internazionale di giustizia de L’Aja, nel luglio del 2004 lo hanno, purtroppo inutilmente, dichiarato illegale e ne hanno chiesto l’abbattimento.

Muro anti-immigrati: NOVITÀ: Muro che Israele progetta di costruire lungo parte dei 266 km di frontiera con l’Egitto. Costerà 180 milioni di euro e sarà completato tra due anni. Il suo scopo sarà quello di impedire l’entrata in Israele di immigrati da paesi africani quali Etiopia e Sudan. Ha commentato Netanyahu in proposito: “si tratta di una scelta strategica, per garantire il carattere democratico ed ebraico di Israele”.

Muro d’acciaio: NOVITÀ: muro che l’Egitto sta costruendo ai confini della striscia di Gaza. Sarà lungo 12 km e profondo 20-30 m. la sua realizzazione dovrebbe avvenire entro 18 mesi. Si tratta di una barriera sotterranea di metallo resistente alle esplosioni, accompagnata da una rete di tubature che porteranno acqua marina. Lo scopo è quello di bloccare lo scavo e l’utilizzo dei tunnel, gli stessi che secondo Karen Abu Zeit, Comissaria Unrwa, sostengono il 60% dell’economia della striscia posta sotto embargo.

BoccheScucite

Le foto di questo numero di Bocchescucite sono tratte dal libro fotografico “Effetti collaterali”. Chiunque fosse interessato all’allestimento della mostra fotografica oppure all’acquisto della pubblicazione, può richiederla al numero telefonico: 06-45439313
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