Verità e traumi a Gaza

REDAZIONE 4 DICEMBRE 2012

Dalu family gaza

di Kathy Kelly – 4 dicembre 2012

Il dottor T., un medico, è un palestinese che vive a Gaza. Si sta ancora riprendendo dai giorni dei bombardamenti aerei. Quando gli ho chiesto dei bambini della sua comunità mi ha detto che la sua chiesa farà presto i preparativi per Natale che tirar su il morale ai bambini. Osservando il suo sorriso gentile e le sue gote accese non ho potuto fare a meno di chiedermi se gli sia stato chiesto di vestirsi da “Baba Noel”, da Babbo Natale. Non ho osato formulare la domanda ad alta voce.

“La guerra più recente è stata più dura e violenta dell’Operazione Piombo Fuso,” ha detto lentamente, inclinandosi all’indietro sulla sua sedia e guardando nel vuoto. “Ne sono stato più colpito questa volta. Le armi erano più potenti, distruggevano tutto. Un razzo poteva distruggere completamente un edificio.”

L’offensiva israeliana di otto giorni di novembre è durata di meno e ha provocato un numero minore di vittime, ma è stata ininterrotta, incessante e ha colpito dappertutto.

“All’una del mattino è stata bombardata la banca, e tutti nell’aria sono stati svegliati dal sonno. Le porte sono state infrante e le finestre fatte a pezzi. C’era un rumore lancinante, come se fossimo su un campo di battaglia.”

“I bombardamenti sono continuati ogni giorno. I caccia F-16 picchiavano duro.”

“E’ più di quanto chiunque possa sopportare. Siamo insicuri in ogni luogo e in ogni momento.”

Le dichiarazioni dei media e del governo statunitense sono piene di resoconti del fuoco disordinato di missili di Hamas che ha provocato la morte di un israeliano nei mesi prima della campagna di bombardamenti israeliana. Il governo statunitense esige che gli abitanti di Gaza si disarmino completamente. Per semplice razzismo e per un’ansia sciovinista di allinearsi alla politica militare statunitense, i commentatori occidentali ignorano il bombardamento dei quartieri di Gaza che ha causato migliaia di vittime solo negli ultimi pochi anni. Essi considerano automaticamente le azioni di Israele una forma di autodifesa e l’unica reazione concepibile ai palestinesi che, in seguito a ogni sorta di provocazioni, osano rendersi minacciosi.

“Ogni casa può essere distrutta. Gli aerei riempivano i cieli,” ha continuato il dottor T. “Colpivano civili, come quello che distribuiva l’acqua.” Il rapporto del Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) conferma che il dottor T. sta parlando di Suhail Hamada Mohman e di suo figlio di dieci anni, che sono stati uccisi entrambi istantaneamente alle 16.30 di domenica 18 novembre 2012 a Beit Lahiya mentre distribuivano acqua ai propri vicini.

Il dottor T. ha poi citato l’insegnante di inglese e il suo studente uccisi nei pressi mentre passeggiavano per la strada. Il rapporto del PCHR segnala che il 16 novembre, circa alle 13.20, Marwan Abu al-Qumsan, 42 anni, insegnante presso una scuola dell’UNRWA, è stato ucciso quando le Forze Israeliane di Occupazione hanno bombardato un’area aperta nella parte sud-orientale della cittadina di Beit Lahia. Era stato a trovare il fratello, Radwan, di 76 anni, anch’egli rimasto gravemente ferito.

E il dottor T. ha citato la famiglia Dalu. “E’ stata distrutta senza motivo. Puoi andare a vedere.”

Il giorno successivo mi sono recata all’edificio a nord di Gaza dove viveva la famiglia Dalu.

Nel pomeriggio di domenica 18 novembre, un caccia israeliano F-16 ha lanciato un razzo contro la casa a quattro piani appartenente al cinquantaduenne Jamal Mahmoud al-Dalu. La casa è stata interamente distrutta, così come tutto ciò e chi vi era dentro. Le squadre della Difesa Civile hanno estratto dalle macerie i corpi degli otto membri della famiglia, quattro donne e quattro bambini di età tra uno e sette anni. I loro nomi erano:

Samah Abdul Hamid al-Dalu, 27 anni;

Tahani Hassan al-Dalu, 52 anni;

Suhaila Mahmoud al-Dalu, 73 anni;

Raneen Jamal al-Dalu, 22 anni;

Jamal Mohammed Jamal al-Dalu, 6 anni;

Yousef Mohammed Jamal al-Dalu, 4 anni;

Sarah Mohammed Jamal al-Dalu, 7 anni;

Ibrahim Mohammed Jamal al-Dalu, 1 anno;

Il 23 novembre sono stati ritrovati sotto i detriti altri due corpi; uno di essi di un bambino.

L’attacco ha distrutto molte case vicine, tra cui la casa della famiglia Al-Muzannar, dove sono pure morti due civili, un giovane e una donna di 75 anni. Erano: Ameena Matar al-Muzannar, 75 anni e Abdullah Mohammed al-Muzannar, 19 anni.

Uno striscione che pende da un muro danneggiato chiede: “Perché sono stati uccisi?” Un altro mostra fotografie ingrandite dei volti dei bambini della famiglia Dalu.

In cima al cumulo di macerie dell’edificio c’è la carcassa bruciata del minivan della famiglia, scagliato lì a ruote per aria dall’esplosione.

L’esercito israeliano ha successivamente dichiarato di aver fatto crollare l’edificio nella speranza di uccidere un visitatore non precisato della casa, qualsiasi enorme pedaggio di vite umane essendo giustificabile mediante il minimo accenno a un bersaglio militare. I razzi Qassam che hanno ucciso un israeliano all’anno sono terrorismo, ma gli attacchi deliberati per far crollare edifici addosso a intere famiglie non lo sono.

“Tutti i palestinesi sono nel mirino adesso,” ci ha detto una donna che vive sull’altro lato della strada. Ogni finestra della sua casa è stata infranta dallo scoppio. Quando ha sentito l’esplosione lei si è sentita sicura che la sua vita fosse arrivata alla fine. Si è coperta il volto e poi, aprendo gli occhi, ha visto il motore dell’auto dei vicini volare accanto a lei attraverso la sua casa. Ha indicato un punto sul pavimento dove è caduto un grosso frammento del missile nel suo soggiorno. Poi, guardando le rovine della casa dei Dalu, ha scosso la testa: “Questi massacri non ci sarebbero se chi li finanzia fosse più al corrente.”

Il nipote del signor Dalu, Mahmoud, è un farmacista di 29 anni, che è ancora vivo perché si era trasferito da poco dalla casa ora scomparsa dello zio a un appartamento vicino che aveva costruito per sé, la moglie e la figlia di due anni che sono ancora vive. Con la madre vedova e diverse donne del quartiere, lui e sua moglie si stavano preparando a festeggiare il compleanno della figlia. Una ghirlanda di lustrini adorna ancora una parete parzialmente distrutta. Lo scoppio ha distrutto gran parte della struttura della casa, ma è stato in grado di guidare in salvo fuori dall’abitazione i membri della sua famiglia e gli ospiti. Molti sono stati portati in ospedale in stato di shock.

“Non so perché sia capitato a noi,” dice Mahmoud. “Sono un farmacista. Nella casa di mio zio vivevano un medico e un ingegnere informatico. Stavamo appena finendo di pranzare. Non c’erano terroristi qui. Solo membri della famiglia. Ora non so cosa fare, dove andare. Mi sento disperato. Viviamo in miseria.”

“Tutte le guerre sono disumane, contrarie alla religione e immorali,” mi ha detto il mio amico dottor T.

Il dottor T. teme che Israele stia preparando una guerra peggiore, con l’impiego di soldati sul terreno, per dopo le imminenti elezioni. “Speriamo di vivere in pace. Non vogliamo causare vittime. Amiamo gli israeliani come amiamo ogni essere umano.”

“Ma stiamo perdendo il diritto alla vita in termini di movimenti, commerci, istruzione e acqua. Gli israeliani ci tolgono questi diritti; non si interessano dei diritti umani dei palestinesi. Si concentrano soltanto sul senso della loro sicurezza. Vogliono che la Palestina perda tutti i suoi diritti.”

Logica elettorale a parte, Israele ha già violato il cessate il fuoco; in qualsiasi momento missili e razzi potrebbero cominciare a piovere ancora una volta. Per l’intero anno è questo che significa vivere a Gaza.

Ho deciso di non porre la domanda su Babbo Natale e l’ho invece ringraziato per le sue oneste riflessioni e l’ho salutato.

Kathy Kelly (Kathy@vcnv.org) coordina Voices for Creative Nonviolence (www.vcnv.org).

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/truth-and-trauma-in-gaza-by-kathy-kelly

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/8883

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