Verso bombardamento dimostrativo?

(03/09/2013)

Sul New York Times è apparso un articolo che ha dato una qualche speranza che Obama potesse alla fine decidere di non attaccare la Siria. In questo articolo si parla di contatti con l’Iran che potrebbero portare ad un accordo su come risolvere diplomaticamente la guerra civile. In particolare a Teheran si sono avute due visite di un consigliere USA e di un ministro dell’Oman. Nell’articolo si accenna alla presenza nel governo iraniano di esponenti disposti al dialogo che hanno già lavorato in un contesto diplomatico che gli ha permesso di conoscere esponenti USA.

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Successivamente, sempre sul NYT, sono apparsi due articoli che hanno spento sul nascere questi barlumi di speranza. In particolare Obama sta facendo pressing sul parlamento affinché ottenga il via libera per colpire. Questo anche senza la necessità di ottenere il consenso dell’ONU e senza aspettare le conclusioni sull’inchiesta riguardo il presunto uso di armi chimiche, mentre stanno emergendo voci che attribuiscono ai ribelli le responsabilità di quell’attacco.

Obama sostiene che l’azione servirà da monito ad altri stati affinché non usino armi chimiche. L’accenno è chiaramente riferito all’Iran, esplicitamente chiamato in causa da Netanyahu. Il generale Minni su Repubblica ha invece sostenuto che la formitura di armi chimiche a Damasco sia stata tollerata in passato come deterrente a causa del fatto che TelAviv possedesse già un grosso arsenale chimico e nucleare.

In questi giorni, non giungono più notizie di morti dalla Siria mentre è passato del tutto inosservata l’interruzione dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi a causa dell’uccisione di alcuni palestinesi a Ramallah e Jenin, oltre all’incessante espansione delle colonie in Cisgiordania.

Come se tutti si fossero fermati in attesa del ciclone, da alcuni fortemente auspicato.

(FD)

 

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