Via libera al “Red-Dead deal”

L’accordo verrà firmato oggi a Washington tra Israele, Giordania e Autorità palestinese. Un’immensa opera per soddisfare la mancanza d’acqua nella regione e riempire il mar Morto.

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lunedì 9 dicembre 2013 14:24

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dalla redazione

Roma, 9 dicembre 2013, Nena News – Pompare acqua salata dal mar Rosso per alimentare il mar Morto destinato all’evaporazione. E nel frattempo abbeverare Israeliani, Palestinesi e Giordani. E’ pronto lo “storico” accordo, chiamato informalmente ‘Red-Dead’, che sarà firmato oggi nella sede della Banca Mondiale a Washington dal ministro israeliano dell’Energia e dello Sviluppo regionale Silvan Shalom, assieme al ministro giordano dell’Acqua Hazem Nasser e a quello dell’Autorità palestinese Shaddad Attili . A dare la notizia è stato il quotidiano israeliano Yedioth Aharonot, diffondendo i dettagli dell’immensa opera dal costo di 11 miliardi di dollari.

Secondo l’accordo – un progetto che risale al 1994, anno del trattato di pace tra Israele e Giordania – circa 200 milioni di metri cubi verranno pompati annualmente verso il mar Morto attraverso un condotto lungo 180 chilometri finanziato dalla Banca Mondiale. Di questi, circa 80 milioni di metri cubi saranno desalinizzati in una struttura speciale ad Aqaba, in Giordania. Altri 30-50 milioni saranno assegnati a Israele per l’utilizzo nella regione desertica dell’Arava e a Eilat. Secondo il piano, i Giordani riceveranno 30 milioni di metri cubi per il sud del Paese e ulteriori 50 milioni di acque reflue purificate dal lago di Tiberiade per il nord.

Come spiegato su Yedioth Aharonot, ai Palestinesi spetteranno invece 30 milioni di metri cubi provenienti dal lago Tiberiade, ma non è ancora chiaro se si tratti di acqua desalinizzata o di acque reflue purificate al costo di produzione, che “aumenterà l’approvvigionamento idrico della Cisgiordania”. L’Autorità palestinese, che ha un accesso limitato alle risorse idriche presenti in Cisgiordania – il mar Morto, trovandosi in area C sotto l’esclusivo controllo militare israeliano, è completamente precluso ai palestinesi – ha accettato il compromesso, dopo aver chiesto un punto d’appoggio nella zona settentrionale del mar Morto (suo territorio de iure, a uso esclusivo di Israele de facto) puntualmente rifiutato da Tel Aviv.

Un vero affare per Israele che, oltre a irrigare da anni il florido nord del paese a scapito delle convenzioni internazionali, ora punta a far fiorire anche il deserto del sud. Lo Stato ebraico che, forte dell’occupazione di Cisgiordania e Golan controlla sia le acque di superficie che le falde sotterranee dell’intera Valle del Giordano, si appropria annualmente di 420 milioni di metri cubi su 475 che il fiume Giordano, in teoria sfruttabile in modo congiunto da Tel Aviv, Amman e Ramallah, riversa nel lago di Tiberiade, la prima fonte di approvvigionamento idrico israeliana. Come spiega Pierfrancesco Cardalesi in uno studio pubblicato su Equilibri, “prima del loro ingresso nel lago, le acque dell’alto corso del fiume Giordano sono vigorose e perfettamente potabili mentre, una volta uscite da Tiberiade, le acque diventano salmastre e cariche di nitrati, inquinanti derivati dai fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni della zona: ciò rende tali risorse scarsamente impiegabili”.

Oltre a inquinare l’acqua destinata – sempre in minima parte, per la presenza massiccia di colonie che ne sfruttano il corso – ai palestinesi, Tel Aviv si appropria anche delle falde sotterranee presenti in Cisgiordania: chiamate Mountain Aquifer, assicurano risorse idriche superiori ai 650 milioni di metri cubi l’anno. “Le particolari tecniche utilizzate – continua Cardalesi – nell’estrarre acqua dal sottosuolo da parte israeliana permettono ai coloni di disporre di una quantità d’acqua di gran lunga superiore rispetto a quella utilizzabile dai palestinesi”, che hanno accesso alla meno rigogliosa falda superficiale. Coloni che hanno raggiunto quota 600 mila, il 21 per cento degli abitanti della Cisgiordania.

Responsabili del prosciugamento del mar Morto – dal 1960 la deviazione del corso del Giordano ha ridotto l’afflusso di acqua che alimentava il grande lago salato – Israele e, in misura minore, la Giordania, ora tentano di salvare una risorsa che garantisce loro turismo e commercio di prodotti a base di fango del mar Morto. Ma gli scienziati hanno già presagito il disastro che potrebbe causare l’immissione di acqua salata proveniente da un bacino aperto a uno con un differente grado di salinità: gli Amici della Terra in Medio Oriente e altri gruppi di ambientalisti parlano della distruzione annunciata di un fragilissimo ecosistema, dovuta a cristalli di gesso e all’introduzione di alghe rosse.

Per non parlare del disastro che gli impianti di pompaggio causerebbero al mar Rosso, con danni alle barriere coralline oltre che a zone di importanza culturale e archeologica lungo il percorso del condotto. E l’Egitto, preoccupato dall’impatto che il progetto avrà sul mar Rosso oltre che dai possibili fenomeni vulcanici e sismici che la sua vicinanza alla faglia africana potrebbe comportare, ha già minacciato di ricorrere alla Corte internazionale dell’Aja. Nena News.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=92809&typeb=0&Via-libera-al-Red-Dead-deal-
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