VIDEO: A SILWAN DEMOLIZIONI IN NOME DEL RE DAVIDE

Demolito un centro ricreativo per bambini. Gli ordini di demolizione per gli edifici considerati “illegali” mettono a repentaglio la comunità palestinese di Silwan.

IKA DANO

Gerusalemme, 02 Marzo 2012, Nena News – Un centro di ricreazione per bambini gestito dall’organizzazione Mada e dal Centro Informazione Wadi Helwa raso al suolo nel quartiere di Silwan, nella Gerusalemme Est occupata. In virtù di un “ordine di pulizia” dell’amministrazione civile israeliana, che incombe su migliaia di abitazioni del quartiere palestinese di Silwan.

“Alle 7 di mattina del 13 febbraio, siamo stati svegliati dal rombo dei buldozzer” racconta il coordinatore del Centro Informazioni Wadi Helwa di Silwan, Jawwad Siam a Nena News “Un rumore che non ci è nuovo, ma che ci ha colto di sorpresa. Ci siamo precipitati in strada, ma i buldozzer dell’ Autorità per i Parchi nazionali, accompagnata dalla polizia israeliana, avevano già iniziato a buttare giù il centro ludico per bambini”. Motivazione: un ordine di “pulizia” rilasciato dalle autorità israeliane, peraltro mai pervenuto ai diretti interessati, che al posto dell’edificio, considerato “illegale”, vuole costruire un parcheggio ad uso dei turisti.

Silwan è un quartiere arroccato su una collina subito dietro alla Spianata della mosche Al Aqsa, e al Muro del Pianto. Migliaia di turisti passano accanto all’imbocco di Wadi Helwa (“Bella valle”) tutti i giorni. E chi si sposta da Silwan per andare al lavoro o a scuola in altre zone di Gerusalemme, costeggia puntualmente le maggiori attrazioni turistiche della “città eterna”.

“Quella mattina, la polizia ha blindato il quartiere, e per ore nessuno è potuto uscire o entrare” ricorda Jawwad “Arrivare alle 7 di mattina non significa solo ‘fare un dispetto’ e bloccare il traffico, ma anche vanificare qualsiasi tentativo di contattare rappresentanti legali da far intervenire immediatamente”.

Nonostante Jawwad Siam sia molto attivo nella sua comunità, coordinatore del Centro Informazioni e membro del Comitato popolare della zona del Bustan di Silwan, nessuno era a conoscenza dell’ordine di demolizione rilasciato contro il centro ludico. L’amministrazione civica israeliana non sempre si preoccupa di informare delle ingiunzioni di demolizione. Basati in parte sulla “legge sulla proprietà degli assenti” del 1950, che dichiara statale la proprietà dei rifugiati palestinesi che non hanno presentato domanda di riconoscimento al catasto, e in parte sulla definizione di illegalità per tutti gli edifici modificati senza legale permesso delle autorità, gli ordini di demolizione sono l’arma della politica di giudaizzazione della città. Dall’occupazione del 1967, l’obiettivo per fare di Gerusalemme “la capitale del popolo Ebreo per l’eternità” – come dichiarato nel 2011 dall’ex primo Ministro Ariel Sharon – è tagliare fuori i quartieri palestinesi dal Muro che annette Gerusalemme ad Israele, e forzare chi rimane incluso dal tracciato a trasferirsi.

Un centinaio le case distrutte a Silwan dal 2001 secondo i dati del Centro Al Maqdese per lo Sviluppo sociale, 245 persone senza tetto, che si sono dovute rifugiare da parenti o trasferire fuori da Silwan. Altri 3.700 gli edifici in pericolo perchè “illegali” e 88 ingiunzioni di demolizioni rilasciate solo nella zona del Bustan (“Giardino”), che secondo i piani urbanistici della municipalità di Gerusalemme dovrà diventare un polmone verde, giardino archeologico in onore del “giardino del re David” riportato dalla Bibbia.

Dall’alto del Centro Informazioni Wadi Helwa basta uno sguardo sulla distesa di case ammassate l’una sull’altra per notare la differenza dai quartieri circostanti. “Siamo 55.000 abitanti, il 18% della popolazione di Gerusalemme Est, e paghiamo le tasse al comune come tutti gli altri” spiega Jawwad a Nena News ”Ma a Silwan, c`è mancanza quasi totale di servizi pubblici, niente posta, poche scuole, niente servizio di trasporti, raccolta rifiuti saltuaria. Tutto quello che c’è è stato organizzato dagli abitanti stessi”.

Proprio come il centro ricreativo di Mada, che si era attrezzato in modo indipendente e dal 2007 aveva iniziato ad organizzare attività educative dopo-scuola, per togliere i bambini dalla strada e offrire loro uno spazio al sicuro dalle tensioni di un quartiere attraversato continuamente da jeep della polizia e auto blindate dei circa 350 coloni che vi si sono istallati. Protetti da compagnie private di sicurezza armate. E dall’esercito israeliano. Secondo dati del Centro Maqdese per lo Sviluppo Sociale, il budget statale per la sicurezza dei coloni a Gerusalemme Est ammontava nel 2010 a 54 milioni di shekel.

A dissipare tutti i dubbi sull’entità del progetto di colonizzazione di Gerusalemme Est, uno studio del maggiore quotidiano Haaretz pubblicato nel novembre del 2010 rivela il passaggio di proprietà – in leasing a prezzi irrisori – di 11 immobili a Silwan dallo Stato alle due maggiori organizzazioni di coloni a Gerusalemme Est, Ateret Cohanim e El’ad, con a capo il colono di riferimento di Silwan, David Be’eri. A quest’ultima è stata inoltre accordata la gestione del sito archeologico della “Città di Davide”, presunta antica residenza del Re Davide, che pur senza aver apportato alcuna evidenza archeologica, è la pietra miliare del progetto di “pulizia” di Silwan. Jawwad non si scoraggia: “Continueremo ad opporci a queste politiche e a diffondere la vera storia di Silwan. E anche se il Re Davide abitava qui 3000 anni fa, non mi sembra un buon motivo per sbatterci fuori dalle nostre case”. Nena News

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