VIDEO. La Flotilla delle donne verso Gaza

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22 giu 2016

Due imbarcazioni, Amal e Zaytouna, partiranno a metà settembre per arrivare nella Striscia il primo ottobre e sfidare così il blocco imposto da Israele. A bordo il Nobel Mairead Maguire

 
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Donne sulla Mavi Marmara, nel 2010 (Fonte: Freedom Flotilla/Kevin Neish)

di Giovanni Vigna

Mantova, 22 giugno 2016, Nena News – “La nave delle donne” si appresta a salpare verso il porto di Gaza. La partenza è prevista a metà settembre, l’approdo sulle coste della Striscia il 1° ottobre. Un equipaggio femminile guiderà due imbarcazioni, “Amal-Hope” e “Zaytouna-Olive”, per sfidare il blocco illegale che Israele esercita sulla lingua di terra dove sono rinchiuse circa un milione e 800mila persone, che vivono isolate dal mondo, in una sorta di limbo, in una condizione di emergenza umanitaria, senza la possibilità di ricevere aiuti di qualsiasi tipo da altri paesi, se non quelli autorizzati dal governo di Tel Aviv.

Come è avvenuto in occasione delle precedenti spedizioni della Freedom Flotilla, finalizzate a rompere l’assedio israeliano e arrivare a Gaza via mare, le attiviste del progetto “Women’s Boat to Gaza” si aspettano una reazione violenta da parte delle Forze di Occupazione Israeliane.

“Onestamente non credo che l’esercito israeliano sarà meno aggressivo e violento nei confronti di un equipaggio composto da donne. Uno dei più importanti aspetti del nostro progetto è rimarcare il fatto che noi siamo un gruppo di persone pacifiche. Ma conosciamo la storia dell’Iof (Israeli Occupation Forces) e, in realtà, ci aspettiamo lo stesso trattamento brutale che ha subito chi ci ha preceduto”, afferma Wendy Goldsmith, attivista della Freedom Flotilla Coalition, membro dell’International Media Committee e del Canadian Boat to Gaza Steering Committee.

Il porto dal quale partiranno le imbarcazioni non è ancora stato svelato ma si tratta di una località del Mediterraneo: “Attraccheremo in numerosi porti prima di proseguire per Gaza. Siamo intenzionate ad arrivare nella Striscia il 1° ottobre. Prima che le nostre navi “Amal-Hope” e “Zaytouna-Olive” percorrano l’ultima tratta verso Gaza, diverse imbarcazioni navigheranno al nostro fianco, a dimostrazione del fatto che la nostra azione ha contribuito ad aumentare la consapevolezza delle persone riguardo alla situazione della Striscia”.

Non sono ancora stati resi noti i nomi dei componenti dell’equipaggio ma le organizzatrici hanno confermato che a bordo delle navi sarà presente una rappresentanza internazionale di donne. La “ciurma” sarà formata al tempo stesso da esperte donne marinaie e rappresentanti della società civile che si oppongono al blocco illegale su Gaza. Tra le delegate sono state confermate Mairead Maguire, attivista pacifista originaria dell’Irlanda del Nord e premio Nobel per la Pace nel 1976, e Marama Davidson, rappresentante del Green Party nel parlamento neozelandese. “Le altre delegate saranno annunciate nelle prossime settimane. Non abbiamo ancora comunicato i porti dove faremo tappa ma posso anticipare che si trovano nel Mediterraneo e che saranno tre o quattro”, fa sapere Wendy.

In ciascun porto dove attraccheranno le attiviste collaboreranno con le organizzazioni locali, in particolare con i gruppi delle donne per promuovere attività finalizzate a informare le persone e aumentare il loro grado di conoscenza: “Alla gente chiederemo di navigare con noi verso il porto successivo”.

IL VIDEO:

 

Qual è il significato dei nomi delle imbarcazioni scelti attraverso un sondaggio? “Amal simboleggia la speranza che porteremo sulle spiagge di Gaza mentre Zaytouna si riferisce al potente ulivo, l’albero della vita dell’agricoltura palestinese. Abbiamo intenzione di far rivivere a bordo delle navi lo spirito del “Mother’s Day” (Festa della Mamma), che originariamente è nata come una campagna contro la guerra”.

Il progetto “Women’s Boat to Gaza” ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica rispetto a una questione, l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, che generalmente viene ignorata, sottovalutata e, in alcuni casi, travisata dai media “mainstream”. Grazie alla combinazione delle strategie globali utilizzate per tentare di mettere fine al blocco illegale su Gaza, incluse la campagna “Boycott, Disinvestment and Sanctions” e le azioni parallele al progetto “Women’s Boat to Gaza”, sta crescendo e si sta diffondendo una voce comune. “Il nostro progetto è unico – ricorda Goldsmith – perché sottolinea il ruolo femminile nella lotta contro l’occupazione israeliana e connette le donne di Gaza con altre donne in tutto il mondo. Esiste una grande e spesso non sfruttata saggezza nel mettere in contatto tante donne. Questo progetto enfatizzerà e promuoverà queste connessioni inedite per molto tempo dopo il nostro viaggio verso Gaza”.

Le promotrici del progetto, sottolinea Wendy, ritengono che sia possibile rimuovere il blocco israeliano. La loro ambizione è dare vita a nuove connessioni, condividere la propria speranza, la propria determinazione e il proprio impegno con il forte e resistente popolo di Gaza, diffondendo “la consapevolezza del fatto che i governi occidentali si sono resi complici della distruzione, tuttora in corso, di un’intera popolazione”.

Molti attivisti e studiosi hanno paragonato l’occupazione israeliana alla situazione di apartheid in vigore in Sud Africa prima del 1994. “Se riflettete sulle origini della parola apartheid – afferma Goldsmith – noterete che essa si riferisce a una politica o a un sistema di segregazione e discriminazione realizzato su base razziale. Il muro dell’apartheid tra Palestina e Israele è una chiara indicazione del fatto che il governo di Tel Aviv ha voluto creare uno Stato dell’apartheid. Desmond Tutu, arcivescovo anglicano sudafricano, amico di Nelson Mandela e Premio Nobel per la Pace, ha dichiarato a proposito della lotta di liberazione dei palestinesi: ‘Dal 1967 Israele ha arrestato oltre 850mila palestinesi e ciò rappresenta il più impressionante esempio di arresti arbitrari di massa nella storia contemporanea. Israele ha messo in prigione leader, militanti, accademici, giornalisti, bambini, donne, anziani e difensori dei diritti umani nel tentativo di spezzare la volontà di un popolo intero che si batte per la libertà e l’indipendenza’”.

Le campagne internazionali non violente come la Freedom Flotilla e il progetto “Women’s Boat to Gaza” hanno dimostrato di essere efficaci strumenti di lotta contro l’occupazione israeliana perché mostrano al mondo che esiste un’altra strada, oltre alla violenza, per sbattere la verità in faccia al potere e testimoniare la propria solidarietà ai popoli oppressi: “Quando agiamo in questo modo, operiamo fuori dal paradigma dominante del controllo e della coercizione, affermando che l’accettazione e la comprensione sono il vero sentiero da seguire per salvare il pianeta dall’autodistruzione”.

Qualche settimana fa le organizzatrici del progetto “Women’s Boat to Gaza” hanno partecipato a un incontro al Parlamento Europeo di Bruxelles e si sono ritrovate per pianificare i prossimi passi: “I dettagli riguardanti le delegate della spedizione e l’itinerario delle navi saranno ufficializzati a breve. Eravamo emozionate all’idea di incontrare i numerosi membri del Parlamento Europeo che supportano totalmente i nostri sforzi. Abbiamo chiesto loro di attivarsi per illustrare il nostro progetto ai loro elettori e di sottoscrivere una dichiarazione di sostegno. Qualcuno di loro salirà a bordo delle nostre imbarcazioni”. Nena News

 
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