VII conferenza internazionale di Bi’lin. La resistenza popolare nonviolenta è in cammino

Franco Dinelli:
Direi che, aspettando i prossimi giorni, la conferenza ha presentato aspetti positivi da segnalare. In ordine sparso: Larga partecipazione di internazionali, israeliani e palestinesi, compresi i consoli.
Il ruolo che le donne stanno prendendo. Almeno quattro le speakers ufficiali con alcune moderatrici. Consapevolezza dei ruoli diversi che le tre componenti hanno nei rispettivi contesti.
Per la prima volta la conferenza non si svolge solo a Bili’n ma in tre luoghi diversi per allargare la partecipazione e favorire la conoscenza fra i palestinesi. Difficile ma spero sia andata a buon fine.
Infine discussione aperta e franca sulle strategie da usare al fine di concludere l’occupazione.
Manca forse una riflessione sulle reali possibilità del boicottaggio in un territorio cosi’ dipendente da Israele, con una forte corruzione e interessi clientelari creata dall’occupazione, e con il forte appoggio economico di US e in parte Europa. Manca anche una analisi che affronti la cosa anche dal punto di vista sionista per trovare strategie efficaci.
Infine come dice Hafez, nonostante la stanchezza la gente vuole continuare a vivere e a resistere. A prendere possesso degli spazi propri come fa Badia e il Youth Centre a Hebron e dei propri diritti con consapevolezza nuova e mezzi culturali. Noi dobbiamo continuare ad aiutarli facendo conoscere le loro istanze con le stesse modalità che loro adoperano e portando qua gente.

Giulia Schirò:
Quest’anno l’appuntamento è particolarmente importante, infatti sono presenti sia esponenti di Fatah che Hamas (cosa rara) e i leader dei più importanti movimenti di resistenza non violenta palestinese. L’intero evento è all’insegna dell’unità nazionale, al fine di delineare una strategia più efficace del movimento di resistenza non violento.
Il secondo giorno, a Hebron, concluso il pranzo, mentre stavamo tornando al luogo della conferenza, l’esercito israeliano ha chiesto le ID di alcuni dei leader dei movimenti presenti, sostenendo che erano in stato di arresto, senza dare alcuna altra spiegazione.
Gli internazionali presenti alla conferenza hanno quindi iniziato a chiedere ai soldati la restituzione delle ID e si sono opposti all’arresto ingiustificato, alcuni di essi (soprattutto volontari di ISM) interponendosi anche fisicamente per proteggere chi doveva essere arrestato. Ne sono seguiti degli scontri, a seguito dei quali 10 persone sono state arrestate (7 palestinesi e 3 internazionali, di cui 1 italiano) e una donna italiana ha subito una frattura alla spalla per essere stata scaraventata violentemente a terra da un soldato israeliano.
Nel momento in cui i soldati sono riusciti a strappare dalle braccia degli internazionali di ISM uno dei leader del movimento di Bi’lin e ad arrestarlo, è partito un forte applauso da parte dei coloni israeliani che nel frattempo si erano riuniti per assistere alla scena.
Dopo gli arresti i soldati hanno formato un cordone lungo la strada per impedire il passaggio e hanno iniziato a spingere indietro con violenza tutti i presenti, partecipanti alla conferenza, fino a raggiungere il check-point che delimita la città vecchia.
Passato il check-point ci è stato impedito di rientrare nella parte occupata della città vecchia.
Non è rimasto altro da fare che ritornare al luogo della conferenza , ormai interrotta in quanto gran parte degli organizzatori erano stati arrestati. Ci è stato chiesto di raccontare quello che abbiamo visto con i nostri occhi, cioè i soprusi che ogni giorno i palestinesi sono costretti a subire a causa dell’occupazione, e che non trovano spazio certamente presso la stampa e i media internazionali.
Perciò è nostro dovere informare con ogni mezzo possibile su quello che accade nei Territori Occupati Palestinesi , perché chiunque taccia è complice di quei soprusi.

11 aprile 2012:
Oggi sono stati arrestati Marco e Giorgio, cittadini italiani, dalle forze di occupazione israeliane nella città di Hebron. Domani avrà luogo il processo e sembra molto probabile l’espulsione forzata in Italia, con l’accusa di manifestazione non autorizzata, sebbene non fosse in atto alcuna manifestazione.
Si tratta di un attivista impegnato in azioni nonviolente, che stava partecipando alla Conferenza Internazionale per la Resistenza Popolare. Gli arresti sono avvenuti durante la pausa pranzo. Nella stessa operazione militare sono stati arrestati Issa Amro, noto attivista nonviolento del gruppo “youth against the settlements” di Hebron, e Abdellah Abu Rahma, coordinatore della conferenza.

Riteniamo che l’avvenuto sia esemplificativo del comportamento delle forze di occupazione all’interno dei territori palestinesi, come si permettano di arrestare torturare ed ammazzare gli abitanti locali al fine di sottrarre loro la loro terra.

L’accusa di partecipazione a manifestazione non autorizzata è quantomai ridicola, infatti gli imputati si trovavano in pausa pranzo durante un’iniziativa di portata internazionale, cui erano presenti anche cariche istituzionali di livello europeo; e la possibilità che gli attivisti subiscano il rimpatrio forzato è inquietante.

Gli arresti hanno avuto luogo nella zona H2 della città, dove la schiacciante maggioranza di palestinesi vive sotto completo controllo israeliano, in balia delle angherie dei coloni ultrasionisti.

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