Visita del Presidente Barak Obama in Terra Santa: vento di pace

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di Fr. Ibrahim Faltas ofm

Betlemme, 22 marzo 2013
immagine2Grande attesa e trepidazione si percepiva nell’aria di Betlemme, per l’imminente visita del Presidente americano Barak Obama e il segretario di stato John Kerry. Dopo l’incontro tra Obama e Abu Mazen, Presidente della Palestina, a Ramallah, tutti noi aspettavamo l’arrivo del Presidente Obama a Betlemme, in elicottero. Ma un forte vento, non ha permesso di sorvolare in sicurezza il cielo, e il Presidente Obama è entrato a Betlemme, in auto attraversando il check point, e quindi sorpassando da vicino, il grigio muro di separazione, che divide Betlemme da Gerusalemme.

Ad aspettarlo sulla Piazza della Mangiatoia, in via del tutto eccezionale, il presidente Abu Mazen, che già visibilmente soddisfatto del precedente incontro avvenuto a Ramallah, per il clima d’intesa e di armonia che si era creato,  ha voluto continuare insieme al Presidente Obama la visita a Betlemme. Un evento straordinario poiché è la prima volta che Abu Mazen accoglie a Betlemme la visita di un capo di stato.

Durante l’attesa, mi sono soffermato a lungo a parlare con Abu Mazen, sull’epilogo della Primavera araba che ha coinvolto numerosi paesi intorno a noi, e in particolare sulla complessa situazione in Egitto e sulla dimenticata e tragica guerra in Siria.

Insieme ad Abu Mazen, una piccola delegazione formata dal ministro del turismo palestinese Rula Ma’aya, il governatore di Betlemme, e a fare gli onori di casa il Sindaco di Betlemme, Vera Baboun, che con simpatia e cordialità ha sottolineato che il vento è stato provvidenziale, poiché ha fatto sì che il Presidente Obama entrasse in città attraversando il muro rendendosi conto di come vivono giornalmente tutti i cittadini di Betlemme.

La visita del Presidente Obama e del Segretario Kerry è stata molto cordiale, ma soprattutto all’insegna del dialogo e con un forte desiderio di conoscere e approfondire la situazione.

Durante la visita alla Basilica della Natività , eravamo presenti noi francescani insieme agli armeni e ai greci, abbiamo parlato con il Presidente Obama esortandolo ad essere lui, il protagonista di questa nuova pagina della storia che potrebbe dare una svolta decisiva a riprendere le trattative e le consultazioni tra i due stati. Ciò che particolarmente ci ha colpito del Presidente Obama, è stato il rispetto e l’attenzione nell’ascoltarci e la sua sorprendente richiesta , di pregare per lui.

La visita è proseguita con noi Francescani all’interno della Chiesa di Santa Caterina, dove dopo aver acceso una candela, simbolo della Luce di Cristo Risorto, ma è anche, la luce di una preghiera richiesta dal Presidente affinchè riesca a trovare una soluzione pacifica per tutti.

In questi anni, come responsabile del protocollo della Basilica di Betlemme e come rappresentante della Custodia tra israeliani e palestinesi, ho accolto il Presidente Clinton, il Presidente Bush e ora il Presidente Barack Obama. Sino ad oggi, tutti i tentativi di negoziato si sono sempre arenati attorno alla questione del blocco degli insediamenti e soprattutto sul destino di Gerusalemme.

Io credo che questo visita di Obama sia soltanto un inizio, che riapre a tutte le prospettive di dialogo di cui l’America ne vuole essere la portavoce, dopo anni in cui il processo di pace è stato abbandonato. Il Segretario Kerry, in questi giorni ha già riavviato le consultazioni tra gli israeliani e i palestinesi. Non so se avremo una soluzione a breve scadenza, ma penso che un nuovo seme sia stato gettato.

L’attenzione del Presidente americano Obama, che ha avuto nell’incontro con i giovani israeliani a Tel Aviv e con i giovani palestinesi a Ramallah, riaccende in tutti noi un nuovo squarcio di speranza. Dove il messaggio risuona chiaro: è arrivato il tempo di ricominciare, ripartendo anche dalle nuove linee di pensiero dei giovani, che si trovano a vivere in un contesto di pace negata, di una guerra fra innumerevoli persone che non si conoscono fra loro, ma che si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e che non si massacrano fra loro.

Dobbiamo pazientemente aspettare, ma sono fiducioso che il Presidente Barak Obama investirà molte energie scrivendo una nuova storia, forse veramente una nuova primavera per la Palestina ed Israele, dove la parola “Pace” acquista un senso, si concretizza nella realizzazione di dare a tutti gli uomini la possibilità di vivere la propria vita nella dignità e nella libertà che stanno a fondamento di ogni civiltà.

Tutti noi, siamo protagonisti di questo momento storico in cui l’umanità intera è richiamata dalle parole di Papa Francesco a non scoraggiarsi, di non lasciarsi rubare la speranza. Dobbiamo continuare a lavorare tutti per la pace in Medio Oriente, perché se non ci sarà pace in questa Terra, nella terra della speranza, il Mondo intero non potrà trovare la pace.

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Il Presidente palestinese Abu Mazen ed il Presidente statunitense Barack Obama durante la visita alla Basilica della Natività a Betlemme

http://www.fondazionegp2.org/?p=686

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