Vita e morte nella “seam zone”

Wednesday, 21 December 2011 08:31 Mikaela Levin (Alternative Information Center)

Il percorso del Muro di Separazione a Betlemme: la barriera divide il campo profughi di Aida, lasciando alcune case dal lato israeliano (Foto: Emma Mancini, AIC) 

Un giovane palestinese condivide la sua storia personale, la sua vita nella “seam zone” – area della Cisgiordania che è finita nel lato israeliano dopo  la costruzione del Muro di Separazione – e di come le restrizioni al movimento siano costate la vita a sua nonna.

È raro vedere Bilal Jadou, 27 anni, senza il sorriso sulle labbra. Ha un senso dell’umorismo nero, cinico, modellato dalle sue esperienze di vita sotto l’occupazione israeliana. Ma quando parla della sua famiglia e di quanto abbia sofferto negli ultimi sette anni, il suo viso si irrigidisce. “Oggi vorrei solo pranzare insieme alla mia intera famiglia – dice – ma so che per il momento è molto difficile”.

Bilal non vive con la famiglia nel campo profughi di Aida, a Betlemme. Insieme a uno dei suoi fratelli e ai genitori, vive dall’altra parte del Muro di Separazione. La casa non è lontana da Aida, soltanto cinque minuti di macchina. Ma da quando le autorità israeliano hanno deciso di chiudere la Cisgiordania e separare Gerusalemme da Betlemme con un muro di cemento alto otto metri, solo quattro di loro hanno ricevuto il permesso di attraversare e camminare a piedi verso casa.

Possono soltanto camminare, gli è proibito prendere un taxi o guidare un automobile per attraversare il checkpoint. E non possono andare da nessuna altra parte se non verso la loro abitazione. “Possiamo solo andare dal checkpoint a casa e da casa al checkpoint e poi da lì a Betlemme. Entrare a Gerusalemme è proibito: se ci provo e mi prendono, finiscono in prigione”, spiega Bilal all’Alternative Information Center.

La loro vita è letteralmente in un limbo. La loro casa è nel lato israeliano, ma hanno una carta d’identità verde, della Cisgiordania, per cui non possono accedere a nessuno dei servizi pubblici di Gerusalemme Est.

Una zona grigia che ha assunto una tinta tragica quando due anni fa la nonna di Bilal è stata colpita da un attacco di cuore. Era la proprietaria della casa di famiglia, finita sette anni fa oltre il Muro, e ha sempre rifiutato di lasciarla. Quando ha detto di sentirsi male, la famiglia Jadou ha chiamato un’ambulanza israeliana. Gli israeliani hanno risposto che non erano autorizzati ad entrare in quell’area e hanno suggerito di contattare i servizi di emergenza palestinesi, al di là del Muro di Separazione.

“L’ambulanza palestinese ha dovuto attendere al checkpoint mentre noi provavamo ad ottenere un permesso per farla passare dall’esercito israeliano. Durante quella lunga attesa, circa tre o quattro ore, le condizioni di mia nonna peggioravano”, ricorda Bilal.

Nel disperato tentativo di ottenere assistenza medica per sua nonna, Bilal e la sua famiglia l’hanno legata alla schiena di un asino e hanno attraversato così il checkpoint. “È morta in ambulanza, mentre andavamo in ospedale”.

Bilal cerca di controllare le sue emozioni mentre racconta. Ma è ancora più difficile parlare del presente. Si sforza di sorridere, si guarda intorno, esita e poi sorride ancora.

“Se volessi sposarmi ora, troverei l’impresa molto difficile – spiega – Se sposassi una ragazza palestinese con carta d’identità palestinese, dovrei andare a vivere in Cisgiordania e lasciare la mia casa, fino a quando le autorità israeliane non le rilasciassero il permesso di attraversare il Muro e vivere con me a casa mia. E se volessi sposare una ragazza palestinese di Gerusalemme, difficilmente accetterebbe perché ho una carta d’identità palestinese e solo un permesso israeliano. Gli israeliani potrebbero ritirarlo in qualsiasi momento”.

Bilal aggiunge che questa situazione gli impedisce di studiare e di perseguire i suoi sogni. Nonostante le tante difficoltà e le poco rosee prospettive di costruirsi una vita e un futuro nella “seam zone”, Bilal e la sua famiglia rimangono là. Sono determinati a lottare per la loro casa, non importa a quale prezzo.

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3339-vita-e-morte-nella-seam-zone

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