Vite occupate: la storia di Ahmad

MONDAY, 12 MARCH 2012 07:08 CENTRO PALESTINESE PER I DIRITTI UMANI (PCHR)

 Ahmad davanti al suo negozio distrutto (foto Anne Paq/Activestills.org)

Asad Ahmad Mohamed al Ashqar, 28 anni, vive a Beit Lahiya, con la moglie Camelia, 27, e i loro quattro figli Malak (6), Wadea (3), Maha (2), e Mohamed (1). Anche il padre e la matrigna di Ahmad vivono con la famiglia.

Due anni fa Ahmad ha preso in affitto un negozio e ha pian piano iniziato a guadagnare vendendo cibo, bevande e prodotti domestici e per la pulizia. Lavora tutti i giorni dalle 7 a mezzogiorno e guadagna circa 600 NIS (120 euro) al mese. Ahmad è l’unica persona che guadagna all’interno della famiglia e deve mantenere 8 persone. La casa è piccola, ma come risultato del suo attuale lavoro, è stato in grado di permettersi una stanza separata dove dormono i figli e i suoi genitori. Alle 2:15 del mattino del 2 febbraio 2012, solo alcune ore dopo la visita del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon nella Striscia di Gaza, il negozio di Ahmad è stato completamente distrutto da un missile sparato dalle forze aeree israeliane. Israele ha dichiarato che l’attacco ha colpito un deposito di armi. Esaminando il sito, tuttavia, è evidente che nessuno nascondeva armi o fabbricava esplosivi. Non ci sono segni di esplosioni secondarie. Inoltre da anni non sono stati segnalati casi di scontri nella zona. “L’impianto armi” distrutto era un negozio – un oggetto civile – sul quale Ahmad basava il proprio sostentamento e quello della sua famiglia. Al momento dell’attacco Ahmed era in casa con la sua famiglia e tutti dormivano da diverse ore. Come risultato dell’attacco, tre civili sono stati feriti: Mohammed Mustafa Mohammed Salman, 30 anni, Hayat Fadel Ibrahim Taha, 3 anni e Wadea Asa’ad Mahmoud al-Ashqar, 3. 13 case vicine e 4 auto sono state danneggiate.
Hayat Fadel Ibrahim Taha, una bambina di tre anni che viveva nella casa accanto al negozio stava dormendo quando è avvenuta l’esplosione. Suo padre, Fadel Taha è entrato nella sua camera da letto, l’ha afferrato e ha sentito che c’era del sangue sulla sua mano. “Temevo che sarebbe morta” ha raccontato Fadel – “il suo viso era coperto di sangue, a causa delle schegge di vetro della finestra.” Quasi vergognandosi, Fadel ha raccontato che dalla notte dell’incidente la bambina ha ricominciato a fare i bisogni a letto.

  Al di là della strada, Wadea Ashqaar, il figlio di Ahmad stava dormendo nel suo letto quando l’esplosione ha rotto tutte le finestre nelle vicinanze del negozio. Come Hayat, è stato colpito al volto e all’orecchio sinistro da un vetro della finestra. Malak, la sorella maggiore era molto spaventata perché non sapeva come aiutarlo.
Camelia, la moglie di Ahmad, è depressa. Ahmad racconta che la moglie “sta a casa tutto il giorno, piange e si rifiuta di uscire”. “Temiamo per la nostra vita e per quella dei nostri figli ora”. I loro quattro figli, Mohamed, Malah, Wadea e Malak sono traumatizzati. “Piangono durante il giorno e la notte Wadea piange. Ha difficoltà a dormire e vuole stare con noi nel nostro letto ogni notte”. Anche la più grande, Malak parla nel sonno “dicendo parole incomprensibili”.
“La bomba ha distrutto non solo il negozio, ma tutta la nostra vita”, aggiunge Ahmad. Il negozio di alimentari era 35m2, e tutti i loro risparmi e le merci erano all’interno quando è stato distrutto. Ahmad stima che le perdite materiali ammontino a “circa 10.000 dinari giordani, pari a circa 15.000 dollari americani”. Dopo l’incidente ha cercato di aprire un nuovo negozio sul marciapiede, ma questa struttura è essenziale e precaria, una piccola tenda e alcuni pezzi di legno. Ha solo pochi beni e non ha abbastanza soldi per rifornire il magazzino o lo spazio per venderli. Ha perso i frigoriferi ed i congelatori e dal momento dell’attacco “non riesce a far fronte alle spese familiari”.
Alla fine del colloquio, Ahmad ci dice che è molto preoccupato per il futuro della sua famiglia. “La nostra vita è totalmente distrutta, non posso dare ai miei figli quello di cui hanno bisogno per sopravvivere né dal punto di vista sanitario, né da quello educativo. I soldati israeliani hanno distrutto la mia vita. Non ho nulla da vivere e nulla per cui vivere Che cosa ho fatto di sbagliato?”.
Ahmad non è l’unica persona che ha vista la propria vita distrutta dagli attacchi israeliani. Dall’inizio di quest’anno 4 persone sono state uccise e 19 ferite nella Striscia di Gaza. In questi due mesi 47 edifici sono stati totalmente o parzialmente distrutti.
Il target diretto di un oggetto civile è un crimine di guerra, sancito dall’articolo 8 (2) (b) (ii) dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l’Alternative Information Center
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