Vite occupate: morire per mancanza di medicinali

MONDAY, 02 APRIL 2012 07:08 PALESTINIAN CENTER FOR HUMAN RIGHTS

 Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane all’ingresso di medicinali e strumentazioni sanitarie nella Striscia di Gaza mettono a serio rischio la vita della popolazione palestinese.

Akram Mones Abu Sefan, 35 anni, vive nel campo profughi di Nuseirat nella Striscia di Gaza, con la moglie Mervat, 26 anni, e i loro due figli: Abed, 5 anni, e Ahmad, 3. È professore di disegno alla Scuola Preparatoria per ragazzi dell’UNRWA nel campo profughi di Bureij. Nel 2009, dopo aver condotto una serie di analisi mediche, ad Akram è stata diagnosticata una leucemia mielocita cronica, un grave cancro delle cellule del sangue. Dal 2010 gli è stato prescritto il Glivec, un nuovo medicinale che ha significativamente allungato la durata della vita di molti pazienti. Da quando Akram assume il Gilvec, il cancro non si è diffuso ad altri organi del suo corpo e la sua qualità della vita è decisamente migliorata.

“Questa medicina ha cambiato la mia vita – racconta Akram – Da quando ho iniziato il trattamento con Glivec, i sintomi della leucemia si sono ridotti e mi sento di nuovo in forma”. Tuttavia, da gennaio 2012 il Glivec non è più disponibile nel Central Drug Store di Gaza. Sebbene una piccola quantità di Glivec, che copre i bisogni del 69% dei pazienti, sia arrivata il 15 marzo, le dosi sono sufficienti solo per 25 giorni.

La totale chiusura imposta da Israele contro Gaza dal 2007 costringe le autorità della Striscia a seguire le severe procedure di coordinamento per poter ricevere le medicine necessarie al servizio sanitario. Secondo tali misure, il Ministero della Salute di Gaza deve chiedere i medicinali attraverso il Ministero della Salute a Ramallah che si coordina con il governo israeliano al fine di inviarli nella Striscia. Negli scorsi anni, controversie tra le autorità palestinesi in Cisgiordania e quelle a Gaza, la mancanza di un coordinamento efficace e i problemi finanziari del Ministero di Ramallah hanno seriamente danneggiato la capacità di fornire medicinali essenziali alla Striscia.

La moglie di Akram, Mervat, racconta i suoi timori: “Mio marito soffre di terribili mal di testa e di dolori alle gambe. Cerco di fare il mio meglio per cucinare cibo che possa combattere i problemi causati dalla malattia del sangue”. Il dottore ha detto loro che l’interruzione del trattamento potrebbe avere serie conseguenze sulla salute di Akram. La mancanza di cellule nel suo sangue può causare astenia, insufficienza respiratoria e renale. Nonostante ciò, Akram prova a spostare l’attenzione dal suo caso personale: ci sono molti altri pazienti nelle mie stesse condizioni, il mio non è il solo caso a Gaza”.

Attualmente, sono 32 i pazienti malati di cancro che dipendono dalla fornitura di Gilvec per sopravvivere. “I palestinesi possono trovare modi per ottenere elettricità, benzina e cibo, ma non ci sono alternative ai medicinali. È una questione di vita o di morte”, dice Akram. E questa non è la prima volta che il Gilvec non è reperibile a Gaza: lo scorso anno Akram ha dovuto interrompere il trattamento per un mese e mezzo. L’elevato costo del Gilvec (un trattamento da 3.700 dollari al mese) non permette ai pazienti di reperirlo da fonti non governative. “L’embargo di medicinali a Gaza è una scelta politica. Tenendo occupate le nostre menti con la mancanza di elettricità, di benzina o di medicine Israele intende incrementare il livello di individualismo come mezzo per minare la costituzione di un nostro Stato. Israele non sta solo uccidendo i malati, ma sta distruggendo la vita di tutti i palestinesi”.

Secondo Na’el Shih, direttore del Drug Store all’ospedale di Shifa a Gaza City, manca l’80% dei medicinali di cui necessitano i pazienti. “Qua stiamo morendo. Attualmente al Ministero della Salute sono esaurite le scorte di 186 medicinali. Le forniture rimanenti finiranno entro due o tre mesi. Da due mesi non ci sono più vaccini anti-epatite per i nuovi nati a Gaza”. A causa delle crisi finanziaria, la mancanza di medicinali colpisce soprattutto i pazienti che necessitano di trattamenti costosi come quelli per il cancro, il trapianto di reni e di fegato. “Nonostante siano trattamenti salvavita per i pazienti, gli ospedali non sono in grado di assicurarne la fornitura”.

La Convenzione Internazionale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali afferma “il diritto di ogni individuo a godere del più alto livello conseguibile di salute”. Le autorità palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania stanno gravemente violando tale diritto perché politicizzano la fornitura di assistenza medica ai gazani. Da parte sua Israele, come potere occupante nella Striscia, “ha l’obbligo di assicurare e mantenere, con la cooperazione delle autorità nazionali e locali, infrastrutture mediche ed ospedaliere e servizi di sanità pubblica e igiene nel territorio occupato”.

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/striscia-di-gaza/3505-vite-occupate-morire-per-mancanza-di-medicinali

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