Vittorio, un anno dopo. Ciao Vik, un anno senza di te…

Gaza, 11 aprile 2012. Un anno è passato veloce, un anno senza Vittorio che qui nella Striscia di Gaza si è sentito molto è stato molto triste. Un anno a chiederci perchè sia successo, un anno senza nessuna giusta risposta. Nessuno infatti può dare questa risposta – nemmeno un tribunale militare che si dice rispettoso delle leggi e delle procedure – perchè nessuno ci potrà mai più dare indietro Vittorio o Viktor o Vik, come usavano chiamarlo in molti qui nella Striscia.
I manifesti, le immagini le foto la sua chiara faccia che affronta l’ingiustizia “Restando Umani”, campeggia ovunque; nelle strade, nei negozi, nelle case e nelle associazioni a lui titolate per ricordarlo e averlo sempre presente. Non un eroe, ma un umano tra gli umani capace di rendere conosciuta la assurda realtà di Gaza e dei suoi abitanti.
La striscia di Gaza, una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,4 milioni di palestinesi; uno dei posti con tra la maggiore percentuale di densità di popolazione al mondo, una prigione con sopra il cielo pronto a piovere bombe su tutti. Il potente esercito israeliano detiene il controllo dei confini, dello spazio aereo e del mare. La comunità internazionale ne detiene i giochi politici, i governi locali ne regolano i ritmi e le menti, i muri dividono gli umani dal resto dell’umanità.
Quando hanno ucciso Vittorio, quel maledetto 15 aprile 2011, nessuno di noi poteva crederci. Vittorio ammazzato a Gaza per mano di “fratelli” che fino a poche ore prima aveva pensato di aiutare per evitargli l’isolamento quotidiano e il bombardamento continuo che sono costretti a subire. Lo hanno fatto fuori nel peggiore dei modi, in fretta e furia, senza pietà e conoscenza. Il virus, che li ha attaccati, non gli ha dato la possibilità di ragionare sul grande errore e orrore che stavano commettendo. (…)
Vittorio ha trascorso qui gli ultimi anni della sua vita, compresi quelli, che hanno visto Gaza devastata dall’operazione militare “Piombo Fuso”, dove per 23 giorni le bombe di Israele cadevano fitte sulla testa di 1 milione e mezzo di anime. 1500 i morti, di cui 800 tra donne e bambini, 5000 i feriti di cui oltre 2000 permanenti. In pochi, hanno potuto vedere, aiutare e informare sul delirio che stava accadendo nell’Inferno di Gaza, e le denunce di Vittorio ci sono arrivate dritte al cuore per capire che nel mondo non c’è affatto giustizia e umanità. (…)
Nella sua permanenza a Gaza, così come succede a molti di noi che ci vivono e lavorano, la gente comune si sente in dovere di adottarti, di creare intorno a te la famiglia e gli amici che hai lasciato per venire a vivere, anche se da “ajnaby” “straniero”, in quel contesto difficile. Vittorio, che usava vivere con i pescatori e gli agricoltori, che più frequentemente sono sotto gli attacchi punitivi di Israele per le loro attività “terroristiche” di pesca e di agricoltura di sopravvivenza, era stato adottato da questi e ci viveva a stretto contatto quotidiano. Si univa a loro per andare a recuperare il raccolto, sia via mare che via terra, indossava il suo giacchetto giallo fosforescente, nella speranza che l’esercito israeliano risparmiasse qualche bomba o proiettile diretto sulla popolazione.
Urlava forte per farsi sentire dall’altra parte della Buffer-Zone o tra le onde del mediterraneo entro le 3 miglia consentite, affinchè non aprissero il fuoco sui civili; avveniva sempre il contrario, le pallottole non si risparmiavano. (…)
Per Vittorio riuscire a rompere l’assedio su quella striscia e su quella popolazione sfortunata, era una questione di principio di libertà, lo è cosi per tutti noi, credo, e quello che fa più paura “non è la violenza dei cattivi e dei bastardi ma l’indifferenza degli onesti e dei ben pensanti”. Non e’ stato il primo, non sarà l’ultimo, la solidarietà alla popolazione civile di Palestina sarà sempre attiva.(…) In questi giorni a Gaza, insieme a molte città italiane e nel mondo ricorderemo Vittorio, sempre vivo nel nostro agire, senza bandiere, come voleva lu i ma come un Vincitore come è scritto nel suo nome.

Meri Calvelli
per Nena News

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1 Commento

  1. Ogg: FANGO SU VIK !!!!

    Al caro amico Vittorio al 1° anniversario dalla sua morte 15 aprile 2011
    Mi unisco a tutti gli amici nella giornata dell’anniversario della sua uccisione e dichiaro la mia indignazione sia come palestinese che come “UMANA” di fronte all’ennesima messa in scena dell’ultima udienza sull’uccisione di VIK, mi vergogno di essere palestinese e per un giorno vorrei ripudiare la mia identità palestinese per dedicarmi interamente a Vittorio come un’italiana al 100%. Nello stesso tempo sono insieme a tutti i palestinesi che lo hanno amato e seguito nella sua battaglia per la liberazione di Gaza, sono insieme ai pescatori ed ai bambini che Vik ha amato profondamente, Vittorio è stato il messaggero il giornalista il pastore ed il portavoce di chi voce non aveva, che nonostante la sua giovane età ha guidato ed aiutato un sacco di gente a prendere coscienza dimostrando ed insegnando che si può combattere ed alzare l’urlo del dissenso e manifestare senza la violenza, ha usato solo la sua Umanità senza nulla chiedere in cambio, ha scelto le miserie umane ed ambientali e solo per questo gli dobbiamo rispetto ed amore e se fosse cattolico sarebbe già “beato” ma noi persone comuni l’abbiamo già alzato sull’altare della gloria. La mamma di Vittorio generosa come lui aveva già dichiarato che non chiede vendetta e mai “la pena di morte”(pratica usata a Gaza) per ciò che hanno fatto ma giustizia si, da lì a sollevare gli imputati dalle loro responsabilità dando la colpa ai 2 uccisi da Hamas, mi rende particolarmente triste e feroce contro tutto il mondo “civile” e le autorità italiane che non hanno mai preso posizione e mai indagato su come è stato ucciso un ragazzo italiano “freelance” e per rendere giustizia ai suoi famigliari ed amici che lo hanno amato, sono sicura che se Vik fosse partito armato o mercenerio in Libia o Egitto o Afghanistan sarebbero già stati idenficati gli assassini ma lui è partito armato d’amore e giudtizia come Rachel e Juliano e Raffaele Ciriello che come lui sono stati liquidati senza nessun colpevole. Vittorio è stato come loro un faro di luce per raccontare al mondo la sofferenza umana e l’ingiustizia degli uomini codardi verso i più deboli .
    Mi auguro caro Vittorio che le autorità italiane riparino presto al danno di un’anno di silenzio e non usino i due pesi due misure e rispondano all’ennesima bufala dei giudici corrotti nel pretendere dei chiarimenti sulla tua atroce morte e renderti giustizia che ti spetta e spetta a noi tutti. I giudici italiani sono molto bravi a scoprire la verità a liberare i rapiti a scoprire i ladri ed i corrotti ma per te come per Ciriello non hanno alzato un dito, che vergogna, questa è la vergogna e la paura dell’indifferenza che pesa su qualche collo e li rende colpevoli di omissioni e complici dello stato militare israeliano per conservare il sodalizio dei loro rapporti commerciali e militari .
    Grazie Vittorio per esserci stato in questo mondo.
    Bassima

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