Vittorio, uomo di terra e di mare. Di Egidia Beretta Arrigoni

Bulciago, 26 novembre 2011. Vittorio amava il grande Mare, quel Mediterraneo che, come scriveva, “separandoci ci unisce”. Uomo dal cuore universale, sosteneva: “lo non credo nelle bandiere, nelle barriere, credo che in tutte le latitudini e le longitudini apparteniamo tutti alla medesima famiglia che è la famiglia umana”.
Questo suo sentire così profondamente il senso della fratellanza lo ha portato a scegliere una strada impervia, a varcare la frontiera dell’indifferenza e dell’ignavia e a partire. Maltrattato e respinto da Israele, l’uomo libero che era in lui non tollerava la privazione della sua libertà di poter tornare in Palestina.
Divenne migrante per scelta e scelse il mare per il suo ritorno.
Nel nostro discorrere, nel fluire dei suoi racconti, traspariva tutta l’indignazione per l’isolamento del popolo della Striscia di Gaza, per l’ingiusto assedio, per la privazione dei più elementari diritti umani e Vittorio si fece carico di questo fardello.
È vero, Vittorio non ha mai fatto “dietro-front”, ma ha continuato in quella sua direzione “ostinata e contraria” a testimoniare l’Umanità, a dimostrare che la vera solidarietà non è salottiera, ma è fatta di scelte coraggiose, difficili, ma che pur riescono facili se è dal profondo dell’anima che si nutre l’impellente bisogno di giustizia per i più deboli, per i perseguitati, per coloro che il mondo volutamente ignora.
Se Vittorio non ha mai esitato di fronte all’ingiustizia a porsi come scudo, a dividere pane e pericoli con i pescatori e i contadini, con i paramedici, è perché sentiva fortissimo questo bisogno e mai l’avrebbe tradito o ignorato, pur avendo anche messo in conto di poter dare la vita: “Mamma, molte vite sono spendibili, la mia forse più delle altre”.

Vittorio uomo libero,senza dogmi, senza compromessi, senza padrini né padroni, sempre con la schiena dritta a testimoniare con le sue azioni la sua straordinaria capacità di comunicatore che ogni uomo, in qualunque parte del mondo, ha diritto ad una vita che tale veramente sia.

Così io penso mio figlio.
Pur nell’asprezza del dolore, nella desolazione per la sua mancanza, sono contenta per come ha vissuto, ho davanti i suoi occhi sorridenti di chi è felice e ha l’anima in pace e mi ripeto spesso come un monito, le sue parole: “Palestina è anche fuori dell’uscio di casa”.
Restiamo Umani

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