Voi continuate a distruggerci e noi continueremo a costruire

“Noi costruiamo strade di pace, il governo israeliano le distrugge.
Noi piantiamo alberi per difendere il nostro ambiente, loro li sradicano. Mandiamo i nostri giovani figli a scuola e i loro soldati li trattano con prepotenza e li picchiano. I nostri sforzi di costruzione di uno Stato si scontrano con quelli di distruzione dello Stato da parte di Israele”.
Questa ferma e appassionata denuncia, una volta tanto e finalmente, non viene da una ong per i diritti umani ma dalla massima autorità del governo palestinese. Per questo riteniamo meriti di essere diffusa A VOCE ALTA:

Voi continuate a distruggerci e noi continueremo a costruire

del Centro Media del Governo Palestinese – Ufficio del Primo Ministro

Ci allarma il fatto che Israele continui la sua persistente politica di distruzione delle infrastrutture che costruiamo per il nostro popolo sulla nostra terra, dei progetti economici e delle case private. Il Primo Ministro Netanyahu si batte a gran voce per i diritti dei coloni israeliani di costruire illegalmente sulla terra palestinese, mentre i soldati israeliani e i coloni stessi attaccano, distruggono e violano senza tregua i bambini, le donne e i vecchi palestinesi all’interno dei loro quartieri e nelle loro case. L’ingiustificata distruzione della “Strada della Libertà” nel villaggio di Qarawat Bani Hassan da parte delle autorità israeliane è un affronto verso tutti quei Paesi che hanno contribuito a costruire questa strada perché le famiglie palestinesi potessero accedere alle loro case, alle scuole, ai campi agricoli e alle cliniche ospedaliere. Chiediamo ai donatori di esigere un rendiconto dei loro capitali per la distruzione ingiustificabile di questa strada che è stata pagata grazie al generoso sostegno dei loro contribuenti.

Adam Mansour, un bambino di sette anni di Gerusalemme est, è stato portato all’ospedale in seguito al pestaggio criminale e brutale di ieri da parte di soldati israeliani. Il Primo Ministro ha richiesto al Ministero della Salute di fornire tutte le necessarie attrezzature e cure mediche per Adam e preghiamo per una sua rapida guarigione. Il governo israeliano dovrebbe intraprendere un’azione immediata contro i soldati che hanno perpetrato questo crimine. Queste azioni saranno trasmesse al Segretario Generale delle Nazioni Unite in quanto ennesimo evento di una serie continua di violenze contro i bambini palestinesi, in diretta violazione del diritto internazionale e della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. Questo è un crimine odioso contro un bambino indifeso da parte di soldati israeliani armati e ben addestrati e non dovrebbe esserci alcuna impunità.

Ecco gli ultimi casi di distruzioni israeliane:

I bulldozer israeliani demoliscono l’intero villaggio di Abu Ajaj nella valle del Giordano e sfollano i suoi 150 residenti.
Israele draga la terra a Bani Hassan e distrugge le attrezzature agricole, rimuovendo anche due progetti agricoli creati dall’Autorità Palestinese nell’area di Wadi Qana, nella città di Dair Estia-Salfit.
Il comune israeliano di Gerusalemme demolisce 6 asili e 3 negozi a Hizma. Demolisce inoltre la casa di Aziz Zblih nel quartiere di Al- Tur e sgombra i 7 membri della famiglia, con il pretesto di costruzione illegale.
L’occupazione distrugge una moschea, 2 strutture residenziali e 4 granai a Khirbet Yasra- Tubas, nella valle settentrionale, sgombrando due famiglie di 11 membri. Distrugge inoltre una casa a Yatta-Hebron, lasciando 25 persone senza tetto.
I coloni si impossessano di un appartamento in un edificio composto d 3 piani nel quartiere di Al-Tur a Gerusalemme.
I bulldozer israeliani demoliscono la strada di Al- Nwetef a Qarawat Bani Zaid, una strada aperta dal Primo Ministro Fayyad chiamata Strada della Libertà.
I coloni hanno iniziato a rasare più di 50 dunum di terreno agricolo nel villaggio di Jalud, a sud di Nablus.
La barriera dei coloni distrugge decine di dunum di terra nel villaggio di Yasuf in Salfit.
Il comune israeliano di Gerusalemme demolisce strutture vitali a Al Isawiya, che erano già state parzialmente demolite l’11 novembre.
(Traduzione dall’inglese di Chiara Ascari e Luisa Morgantini)

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