Voilà, la traduzione

admin | November 24th, 2011 – 4:07 pm

http://invisiblearabs.com/?p=3941

Avevo chiesto aiuto pubblico ai lettori per la traduzione dall’inglese del racconto di Ramy Raoof, causa (mia) mancanza di tempo. Tenere vivo questo blog implica un po’ di energia, da mettere assieme a quella per il cosiddetto normale lavoro. La traduzione è arrivata subito. Anzi, le traduzioni sono arrivate subito, ed è stata una vera consolazione sapere che i miei lettori rispondono subito a un piccolo appello, e usano un po’ del loro tempo… Vi ringrazio tutti/e di cuore.  Metto in rete quella di Carmine Cartolano e Lucia Sorbera, che sono al Cairo. Un modo per stare loro più vicino. A corredo, qualche foto rintracciate in rete: la prima è nel set pubblicato da The Moon Under the Water, e ritrae bambini proprio dietro la prima linea, vicino all’American University. Ne potrei cercare di più belle, forse. Ma queste immagini danno il senso di quello che sta succedendo. E siccome penso che una colonna sonora possa aiutare, in casi come questi, il brano che ho scelto è Babel, cantano assieme i Radiodervish e Michele Salvemini, in arte Caparezza.

Carissimi,

scrivo per raccontarvi cosa sta succedendo in Egitto, dal momento che non sono sicuro dell’attendibilità dei media. La grande manifestazione di venerdì scorso in piazza Tahrir chiedeva le dimissioni del governo militare, la fine dei processi militari contro i civili (oltre 12.000 civili sono stati deferiti alla corte militare) e contestava i poteri sovra costituzionali. Numerosissimi esponenti delle varie comunità hanno partecipato alla manifestazione e in molti sono rimasti in piazza fino a sera. Da mesi i feriti e le famiglie dei martiri della rivoluzione occupavano con dei sit-in molte aree, tra cui piazza Tahrir, chiedendo allo stato di coprire le spese sanitarie e di risarcirli.

Sabato 19 novembre le forze di sicurezza hanno disperso i feriti con la violenza, il che ha spinto la gente a tornare a Tahrir per solidarietà (esattamente com’era successo il 28 e il 29 giugno). Molti affermano che siano stati gli Islamisti a ribellarsi per conquistare il potere, ma questa è un’ipotesi completamente sbagliata. In realtà è il popolo egiziano che si sta ribellando contro la brutalità della polizia e il potere militare.

(MOna el Tahawy, giornalista e opinionista, molto nota negli States. l’avevano arrestata stamattina. Ha le braccia ingessate…)


Finora le forze di sicurezza hanno fatto un uso spropositato di gas lacrimogeni, proiettili di gomma, pallini d’acciaio e munizioni contro i manifestanti. Sono diventate sempre più violente, causando nelle ultime ore la morte di 30 persone e il ferimento di più di 1700 (dati ufficiali del Ministero della Salute). Molti sono stati colpiti agli occhi e nella parte superiore del corpo. Tra le tante vittime di arresti arbitrari e violenti, ci sono i medici – impegnati negli ospedali da campo e che aiutano i feriti – e i giornalisti che coprono gli eventi. Gli ospedali da campo sono stati attaccati con lo scopo di impedire il soccorso dei feriti. Oggi, dopo cinque giorni, continua la violenza da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti disarmati e molta gente sta scendono in strada in sostegno di coloro che sono già in piazza in più di cinque città egiziane.

(questa foto è di arabawy: la prima linea su via Mohammed Mahmoud)

Niente potrebbe danneggiarci più che semplificare la situazione riducendola ad uno scontro tra gruppi appartenenti a poteri politici o religiosi ed esercito, oppure definendo i manifestanti dei baltagheyya (criminali/teppisti) che cercano di distruggere il paese seminando il caos. Siamo tutti nelle strade per combattere la brutalità della polizia e il militarismo. Sostienici diffondendo la verità sullo stato delle cose e correggendo la disinformazione che circola sin dalle dimissioni di Mubarak.

 

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