Voto Unesco: “Nessun legame tra la Spianata delle moschee e l’Ebraismo” (2 articoli) aggornamenti

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14 ott 2016

 La sottocommissione dell’Agenzia Onu per la cultura ha approvato ieri una mozione che afferma che l’Haram ash-Sharif è solo musulmano. Rabbia di Tel Aviv anche per l’intervento di oggi di due ong israeliane al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla minaccia rappresenta dalle colonie ad un accordo di pace con i palestinesi

Spianata-
 

Aggiornamento ore 14       Bennet (Ministro Istruzione d’Israele): “Sospesa la nostra cooperazione con Unesco”. Trump: “Voto ulteriore prova del pregiudizio dell’Onu contro Israele. Se eletto, Gerusalemme capitale dello stato ebraico”. Clinton: “Decisione di ieri oltraggiosa”

Il ministro dell’Istruzione Naftali Bennet ha deciso stamane di sospendere la cooperazione israeliana con l’Unesco dopo il risultato del voto di ieri sulla Spianata delle Moschee.

Bennet ha detto che questa decisione fomenta il terrorismo. “La vostra decisione nega la storia e incoraggia il terrorismo – ha detto il ministro – chi dà i premi ai sostenitori del jihad a Gerusalemme, nella settimana in cui due ebrei sono stati assassinati in città, potrebbe, Dio ce ne scampi, incoraggiare a compiere più vittime. Indetto per la prossima settimana un vertice per fare il punto della situazione.

Duri sono anche i commenti dei due candidati presidenziali statunitensi, la democratica Clinton e il repubblicano Trump. La consigliera politica degli esteri di Clinton, Laura Rosenberer, ha detto che “è oltraggioso che l’Unesco neghi la profonda e storica connessione tra l’Ebraismo e il Monte del Tempio”. “Come Segretario di Stato – ha aggiunto Rosenberer – Hillary ha lottato per difendere Israele contro le risoluzione faziose come quelle delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali e continuerà a farlo una volta che sarà eletta presidente”.

Sul suo account Facebook, Trump ha detto che la risoluzione è “un’ulteriore prova dell’enorme pregiudizio anti-israeliano presente all’interno dell’Onu”. Il controverso candidato repubblicano ha poi aggiunto che se diventerà presidente Gerusalemme sarà riconosciuta dagli Usa capitale d’Israele.

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di Roberto Prinzi

Roma, 14 ottobre 2016, Nena News – Rabbia in Israele per una mozione approvata ieri da una sottocommissione dell’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, scienza e cultura) che ignora il legame tra l’Ebraismo e il Monte del Tempio, conosciuto dai musulmani come Haram al-Sharif.

La risoluzione – avanzata dai palestinesi e promossa anche da Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan – ha ricevuto 24 voti a favore e 6 contrari (tra questi, Usa, Gran Bretagna e Germania). Ventisei gli stati che si sono astenuti. La mozione afferma che Gerusalemme è città santa per le tre religioni monoteistiche (Ebraismo, Islam e Cristianesimo). Ma in una sezione speciale in cui viene affrontato il tema delle Spianate delle Moschee afferma esplicitamente che il sito, chiamato soltanto con il suo nome in arabo Haram ash-Sharif, è sacro solo ai musulmani. Non solo: nel testo lo stato ebraico è esortato a rispettare “lo status quo che prevaleva fino al settembre 2000” ed è condannato per le misure prese “contro la libertà di culto e l’accesso dei musulmani al loro luogo sacro: la moschea di al-Aqsa/al-Haram ash-Sharif”.

La palla passa ora al consiglio esecutivo dell’Unesco che esaminerà la mozione martedì. Sebbene questo corpo sia formato per lo più dagli stessi membri, non è da escludere che si possano verificare delle modifiche dell’ultima ora rispetto al testo passato ieri. Qualunque sia il risultato definitivo, quanto è stato deciso ieri ha un valore politico importante visto che la “sacra spianata” è uno dei temi chiave del conflitto israelo-palestinese da quando la parte orientale di Gerusalemme è stata occupata dagli israeliani nel corso della guerra dei Sei giorni. Una tensione che è frutto innanzitutto della sua importanza religiosa (terzo luogo sacro per l’Islam, residuo del Tempio ebraico distrutto dai romani nel 70 d.C ), e dei dissidi circa la sua gestione condivisa tra il Waqf giordano (cui spetta il controllo della Spianata delle moschee) e le autorità israeliane (per ciò che concerne il Muro occidentale o muro del Pianto, unica testimonianza rimasta dell’Har HaBayt).

Ad esacerbare gli animi sono inoltre le “visite” (per i palestinesi “provocazioni”) di gruppi dell’estrema destra israeliana (per il governo e gran parte dei media israeliani semplici “turisti”) che, scortati da un ingente numero di soldati, si recano a pregare sulla Spianata di fatto svuotando l’aria dalla presenza dei musulmani e militarizzando un territorio a loro sacro. Che questi gruppi non siano mossi da puro spiritualismo è dimostrato dal fatto che non sono poche le voci all’interno del radicalismo ebraico che vorrebbero distruggere la moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia per ricostruire il fu Tempio ebraico. Le azioni dei “pellegrini” ebrei e dei politici israeliani sono messaggi politici chiarissimi per i palestinesi e, proprio per questo motivo, causa di duri scontri tra le due parti.

Se la camminata dell’allora premier israeliano Sharon nel settembre 2000 diede il via alla Seconda Intifada, le ripetute “preghiere” delle organizzazioni estremiste ebraiche – inserite nel quadro più ampio rappresentato dall’occupazione israeliana – hanno portato un anno fa a quella che i palestinesi chiamano Intifada di Gerusalemme o habbe (rivolta), ma che gli israeliani nominano come “Intifada dei coltelli”. Una sollevazione affidata a singoli palestinesi che prende di mira soprattutto i militari e che finora ha provocato la morte di oltre 230 palestinesi, di poco più di 30 israeliani, di due cittadini statunitensi, di un giordano e di un richiedente asilo eritreo.

In attesa di una decisione definitiva prevista per martedì, il governo israeliano è passato all’attacco. Il premier Benjamin Netanyahu ha definito l’Unesco il “teatro dell’assurdo”. “Dire che Israele non ha legami con il Monte del Tempio è come dire che la Cina non ha alcuna connessione con la Grande Muraglia e l’Egitto con le piramidi” ha tuonato il primo ministro. “Con questa assurda decisione, l’Unesco ha perso quel poco di legittimazione che aveva ancora. Credo che la verità storica sia più forte e vincerà” ha poi aggiunto ostentando sicurezza.

C’è stato poi chi, invece, come Carmel Shama Hacohen, ambasciatore d’Israele all’Unesco, ha voluto vedere comunque il bicchiere mezzo pieno: “i palestinesi – ha detto – hanno perso tutto il loro sostegno in Europa, incluso quello di Francia, Spagna e perfino Svezia. Se aggiungiamo poi il cambiamento di posizione che hanno avuto paesi chiave come India e Argentina che si sono astenuti, il voto costituisce un risultato significativo [per Israele] se paragonato allo scenario pre-voto”.

HaCohen si riferisce ad una risoluzione simile adottata dal consiglio esecutivo dell’Unesco lo scorso aprile che passò proprio grazie al voto di diversi Paesi europei, tra cui quello francese. La decisione di Parigi causò allora una crisi diplomatica tra lo stato ebraico e la Francia che, racconta il quotidiano liberal Ha’Aretz, portò ad una a dir poco accesa conversazione telefonica tra Netanyahu e il presidente transalpino Hollande. La telefonata si concluse con la promessa francese di non sostenere più in futuro risoluzioni che potessero colpire Israele. Detto, fatto: la Francia si è ieri astenuta.

Tuttavia, la posizione dell’ambasciatore israeliano appare fuori luogo visto che nel testo della risoluzione la Spianata delle moschee non viene mai chiamata né con il termine ebraico Har HaBayt, né con la sua traduzione Monte del Tempio, quasi a ribadire la totale estraneità del luogo all’ebraismo. Un aspetto che in tanti hanno colto in Israele e che ha perciò generato sulla stampa e tra molti parlamentari profonda indignazione (c’è chi si è spinto oltre e ha parlato di risoluzione anti-semita). In una lettera Shama-HaCohen ha però provato ad aggiustare anche il tiro precisando che i ritrovamenti archeologici e le prove storiche “lasciano pochi dubbi sulla profonda e antica presenza ebraica a Gerusalemme sin dai tempi antichi” e che perciò ogni tentativo di distorcere la storia e negare i legami degli ebrei con Gerusalemme è “un tentativo di riscrivere la storia in un modo pericoloso, ingiusto e unilaterale”.

Dello stesso avviso è il presidente israeliano Rivlin secondo cui “nessun forum o organismo al mondo può affermare che non ci sono rapporti tra il popolo ebraico e la terra d’Israele e Gerusalemme. Chi fa ciò si pone semplicemente si umilia da solo. La storia non può essere cambiata”. Immancabile è arrivato poi anche a parole il sostegno statunitense. Intervistato dal The Jerusalem post, un alto ufficiale della Casa Bianca ha detto che la risoluzione passata ieri è “unilaterale, inutile e altamente politicizzata”.

Di tutt’altro umore è ovviamente l’Autorità Palestinese che ha però accolto solo parzialmente con il sorriso la decisione dell’Unesco. “Alcuni paesi – fanno sapere da Ramallah – si sono arresi al bullismo israeliano che ha spostato l’attenzione dalle azioni illegali [rappresentate] dalle colonie a Gerusalemme est a questioni irrilevanti. La risoluzione tenta di porre fine alle azioni illegali e pericolose d’Israele contro i siti sacri a Gerusalemme e alle sue violazioni dei diritti palestinesi, tra cui quello di pregare”.

Ma le brutte notizie ieri per Israele non sono finite qui. Due importanti Ong israeliane B’Tselem e Shalom Akhshav (Peace Now), infatti, sono state invitate oggi a parlare ad una sessione informale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che discuterà della minaccia rappresentata dalle colonie ad un possibile accordo di pace con i palestinesi basato sulla soluzione a due stati. L’incontro – si augurano da Ramallah – potrebbe rappresentare un primo passo per una futura risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani nei Territori Occupati. “Siamo molto orgogliosi che ‘Americani per Peace Now’ siano stati invitati a parlare al Consiglio di sicurezza sugli insediamenti” ha detto Dabra DeLee presidente del gruppo dei sostenitori statunitensi della Ong israeliana. “I fatti [sul campo] portano ad una chiara conclusione: la priorità data dal governo israeliano agli insediamenti minaccia gli interessi vitali d’Israele, del suo popolo e del suo futuro nazionale” ha aggiunto DeLee.

Hagai el-Ad, il direttore esecutivo di B’Tselem – il centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei Territori Occupati – ha annunciato che chiederà al Consiglio di agire contro le colonie. “La responsabilità per la fine dell’occupazione e per le violazioni dei diritti umani che essa comporta è innanzitutto d’Israele. Tuttavia questa realtà non cambierà mai fintanto che la comunità internazionale resterà inerte”.

Immediata la risposta del governo israeliano. “E’ triste che organizzazioni israeliane stiano fornendo una copertura morale alle attività anti-israeliane all’Onu soprattutto durante le Sacre feste [ebraiche] che dovrebbero essere un tempo di riflessione e di preghiera per l’unità del nostro popolo” ha dichiarato Danny Danon, l’ambasciatore all’Onu dello stato ebraico.

Ma ancor più duro e sprezzante è stato il commento che arriva dal centro dello spettro politico israeliano. “[B’Tselem e Peace Now] hanno deciso di lavorare con le organizzazioni antisemite del BDS [la campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni contro lo stato ebraico, ndr] e modificare la politica israeliana dall’esterno” ha dichiarato Yair Lapid, capo di Yesh Atid e che non pochi in Israele vedono come futuro leader del Paese.

Lapid ha però rassicurato gli israeliani affermando che i detrattori dello stato ebraico non riusciranno nel loro intento perché “Israele deciderà il suo destino. Ecco perché abbiamo fondato uno stato indipendente. Nessuno ci dirà come gestire le nostre vite, di certo non le organizzazioni passeggere che non vogliono accettare il fatto che la società israeliana ha smesso di ascoltarli”. Parole più volte ascoltate dall’estrema destra israeliana rappresentata dai vari Netanyahu e Bennet. Ma che a dirle ora è, teoricamente, il più carismatico leader dell’opposizione. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

 

 

http://nena-news.it/voto-unesco-nessun-legame-tra-la-spianata-delle-moschee-e-lebraismo/

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Israele sospende rapporti con Unesco

Decisione ministro Bennett dopo Risoluzione sul Monte del Tempio. Anp, da Unesco chiaro messaggio a Israele.

Redazione ANSA

14 ottobre 2016 13:13

 

epa05583871 (FILE) The file picture dated 24 January 2010 shows Arab women walking past the Dome of the Rock on the Temple Mount in the Old City of Jerusalem, Israel. Following a Palestinian initiative, an UNESCO formal decision on 13 October 2016 denies a Jewish link to the Temple Mount and the Western Wall. Twenty-four countries supported the resolution, six voted against it and 26 members abstained. EPA/OLIVER WEIKEN
epa05583871 (FILE) The file picture dated 24 January 2010 shows Arab women walking past the Dome of the Rock on the Temple Mount in the Old City of Jerusalem, Israel. Following a Palestinian initiative, an UNESCO formal decision on 13 October 2016 denies a Jewish link to the Temple Mount and the Western Wall. Twenty-four countries supported the resolution, six voted against it and 26 members abstained. EPA/OLIVER WEIKEN

Il ministro israeliano dell’istruzione Naftali Bennett ha deciso di sospendere da subito “tutte le operazioni” con l’Unesco dopo la decisione dell’organismo sul Monte del Tempio, come gli ebrei chiamano la Spianata delle Moschee. Lo scrive il sito di Maariv secondo cui “non ci saranno incontri con i rappresentanti dell’Unesco o la partecipazione a conferenze internazionali”, e non avrà luogo “alcuna cooperazione con un’organizzazione professionale che fornisce supporto al terrorismo”.

L’organizzazione dell’Onu ha votato ieri una Risoluzione che, a giudizio dello stato ebraico, non riconosce i legami con il Monte del Tempio (come gli ebrei chiamano la Spianata delle Moschee a Gerusalemme) e il Muro del Pianto.

La Risoluzione – presentata dai Palestinesi insieme ad Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan – è stata approvata da 24 paesi, respinta da 6 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda). In 26 si sono astenuti (Italia compresa), mentre i rappresentanti di 2 nazioni non erano presenti al momento del voto.

La Risoluzione dell’Unesco sulla Spianata delle Moschee (che gli ebrei chiamano Monte del Tempio) “è un messaggio chiaro per Israele di mettere fine all’occupazione e di riconoscere lo stato palestinese con Gerusalemme est capitale inclusi i luoghi santi cristiani e musulmani””. Lo ha detto Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas) dopo il provvedimento adottato ieri dall’Unesco.”La comunità internazionale – ha spiegato Rudeina, citato dai media palestinesi – non è d’accordo con le politiche che proteggono l’occupazione e contribuiscono al caos e all’instabilità”.

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