Zvi Bar’el: L’ARABIA SAUDITA RICONOSCE LA SUA DEBOLEZZA ED E’ PRONTA A PARLARE CON IL NEMICO IRANIANO

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Sintesi personale

Il primo ministro iracheno Adel Abdul-Mahdi, dopo il suo viaggio in Cina il mese scorso, decollò subito per Jeddah al fine di incontrare il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’urgenza della visita del 25 settembre, 10 giorni dopo l’attacco alle strutture petrolifere saudite, era apparentemente collegata ai rapporti secondo i quali i missili e i droni sarebbero stati sparati da una base delle Guardie Rivoluzionarie o da una milizia sciita in Iraq.

I media iracheni, citando i rapporti dell’ufficio di Abdul-Mahdi, hanno affermato che il primo ministro iracheno temeva lo scoppio di una nuova guerra avente come obiettivo l’Iraq, quindi ha rapidamente considerato di mediare tra Iran e Arabia Saudita e organizzare un incontro a Baghdad tra il principe ereditario saudita e il presidente iraniano Hassan Rohani.

A prima vista, questa iniziativa sembrava irrealistica perché solo due mesi prima il presidente iracheno Barham Salih aveva fatto una proposta simile, respinta dai sauditi, ma le circostanze sono cambiate.

Una guerra  in Iraq contro le forze filo-iraniane è l’ultima cosa di cui il primo ministro iracheno ha bisogno visto che ci sono migliaia di manifestanti che chiedono la sua rimozione a causa della crisi economica del paese. I manifestanti non si accontentano di urlare slogan contro il regime corrotto e il suo colossale spreco di denaro, stanno anche chiedendo che l’Iraq si sbarazzi della presenza delle milizie sciite  che usufruiscono di finanziamenti iraniani.

Dal punto di vista di Riyad, la rivolta civile in Iraq sembra un’opportunità per rafforzare la sua influenza sul suo vicino. La relazione dei sauditi con Baghdad ha avuto una svolta importante quest’anno, quando il principe Mohammed ha aperto per la prima volta il valico della frontiera tra Iraq e Arabia Saudita e si è impegnato a investire nella rete elettrica irachena.
L’Arabia Saudita non ha illusioni che l’Iraq possa o voglia accettare di disimpegnarsi dall’Iran e costringere Teheran a ritirare le sue forze. Iraq e Iran fanno ogni anno $ 12 miliardi di scambi; l’Iraq dipende dal gas e dall’elettricità iraniana e c’è un legame religioso sciita tra i due paesi.

Comunque sembra  che l’Arabia Saudita si renda conto che nella lotta per l’egemonia regionale non ha il sopravvento, quindi sta adottando una nuova strategia per cercare di ottenere influenza e accesso e bilanciare, così, gli iraniani. Nell’ambito di questa strategia il principe ereditario Mohammed bin Salman, in un’intervista alla CBS, ha affermato per la prima volta che i problemi con l’Iran e la questione del passaggio sicuro nel Golfo Persico non possono essere risolti militarmente.

Queste osservazioni, applaudite in Iran, non sono il risultato di un’illuminazione celeste che è discesa  sul principe ereditario. L’attacco alle installazioni petrolifere ha dimostrato in modo imbarazzante la debolezza e la vulnerabilità militare dell’Arabia Saudita.

Tre settimane dopo l’attacco, non ci sono ancora prove chiare su chi abbia sparato a droni e missili e da dove. I sistemi di difesa missilistica saudita, dal costo di centinaia di milioni di dollari, non hanno funzionato e il personale saudita non è in grado di affrontare questo tipo di attacchi. L’aeronautica saudita deve fare affidamento in parte sui piloti pakistani, anche nella guerra nello Yemen.

A differenza del governo degli Stati Uniti, che incolpò rapidamente l’Iran, Riyadh suggerì di aspettare fino a quando i risultati dell’indagine non fossero arrivati; in seguito ha incolpato l’Iran per la responsabilità generale dell’attacco, ma non per la sua realizzazione.

Se l’Arabia Saudita avesse avuto dei dubbi sulla disponibilità dell’America a intraprendere un’azione contro l’Iran, le affermazioni del Segretario di Stato americano Mike Pompeo li hanno confermati: la decisione di rispondere contro l’Iran sarebbe stata di Riyad, gli Stati Uniti avrebbero potuto aiutare eventualmente, ma non combattere al suo posto. Il presidente Donald Trump ha aggiunto che se l’Arabia Saudita avesse  avuto bisogno di aiuto,i sauditi avrebbero dovuto pagare.

La diplomazia è ora diventata l’unica opzione praticabile per elaborare la mappa del Medio Oriente e l’Arabia Saudita sembra essere alla ricerca di possibili mediatori per i negoziati con l’Iran.

Poco dopo l’assemblea generale delle Nazioni Unite il primo ministro pakistano Imran Khan ha affermato di essere stato invitato dal principe Mohammed e Trump a cercare di mediare tra Riyad e Teheran. Il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, ha riferito che l’Iran aveva ricevuto lettere dal principe ereditario attraverso un paese terzo, ma non lo ha nominato.

Mentre Khan parlava della sua missione di intermediazione, Abbas al-Hasnawi, un funzionario dell’ufficio del primo ministro iracheno, dichiarava  a Middle East Eye che i sauditi avevano dato il via libera alla mediazione irachena con l’Iran e che il primo ministro iracheno aveva già consegnato ai paesi interessati i criteri per i colloqui. Hasnawi ha aggiunto che il consigliere per la sicurezza nazionale dell’Iraq, Falih Alfayyadh, era a Washington per coordinare la linea temporale dei negoziati con l’amministrazione statunitense e che all’Iraq è stato detto: “Se ci sarà un potenziale accordo nella regione che include Yemen, Siria e Iraq, gli  americani non porranno  alcun problema.”

Il giorno dopo la pubblicazione dell’intervista, e sullo sfondo delle reazioni iraniane positive, il parlamentare iraniano Ali Larijani ha affermato che “il dialogo diretto tra Iran e Arabia Saudita avrebbe potuto risolvere molti problemi politici e militari nella regione” determinando una nuova posizione  attraverso l’Oman e il Pakistan  e funzionari europei.

Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, ha risposto rapidamente alle notizie con una smentita senza rifiuto; ha detto che gli “stati sorelle” – intendendo l’Iraq, – “hanno cercato di raggiungere la calma e li abbiamo informati che l’Arabia Saudita cerca sempre sicurezza e stabilità nella regione”. Non dimentichiamo che  i miliardari sauditi, costretti a pagare miliardi dopo che il principe Mohammed li ha arrestati in un hotel; bramano vendetta.

Jubeir ha posto sei condizioni per  negoziare, tra questi: “porre fine al coinvolgimento dell’Iran negli affari di altri paesi; fermare il sostegno alle organizzazioni terroristiche; abbandonare la politica di distruzione e di  seminare conflitti;  congelare il piano per lo sviluppo di armi nucleari e il programma per i missili balistici.”

Jubeir rifiuta di dire se questi sono i prerequisiti che l’Iran deve soddisfare prima che i negoziati possano essere discussi o se sono principi posti dall’Arabia Saudita in caso che i negoziati abbiano inizio. Le condizioni saudite sembrano abbastanza vaghe e lasciano molto spazio all’interpretazione e agli accordi generali. Non negano totalmente e non minacciano alcuna azione militare. In effetti, il ministro degli Esteri si è preoccupato di non accusare direttamente l’Iran di aver attaccato le strutture petrolifere, limitandosi semplicemente” di incolpare Teheran per aver armato i suoi fedelissimi con missili che danneggiano i civili yemeniti e la sicurezza del regno.

La prospettiva di negoziati tra Arabia Saudita e Iran potrebbe essere originata dai fallimenti diplomatici e militari del principe Mohammed: il boicottaggio e il blocco del Qatar avviati dall’Arabia Saudita; il fiasco in Libano dove ha cercato di estromettere il primo ministro; l’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, che ha scaricato l’Arabia Saudita nella fossa delle nazioni paria in Occidente, il fallimento militare nello Yemen e il modo in cui il partner di Riyad, gli Emirati Arabi Uniti, hanno abbandonato l’arena; e ora l’attacco alle strutture petrolifere.

Tutti definiscono il Principe Mohammed un leader fallito, incapace di proteggere gli interessi del suo Paese.

L’uccisione (o l’omicidio) di Abdulaziz al-Fagham, la guardia del corpo personale di King Salman, è stata descritta come un crimine compiuto da un amico di Fagham per disaccordi “personali”, ma i sauditi preferiscono che venga diffusa dall’anonimo blogger Mujtahid questa versione: Fagham è stato  assassinato nel palazzo e non nella casa del suo amico.

Secondo Mujtahid, che fornisce rapporti controversi su ciò che accade alla corte reale, il principe Mohammed considerava Fagham sleale e cercava di sostituirlo con un associato. In effetti Fagham è stato sostituito al generale Saad al-Qahtani, cugino di Saud al-Qahtani, ex consigliere del principe Mohammed, sospettato di aver pianificato l’omicidio di Khashoggi.

La necessità di gestire due fronti, quello domestico contro i suoi rivali e quello esterno nella regione  con  il supporto esitante degli Stati Uniti, può spingere il principe Mohammed  a  un nuovo percorso diplomatico con l’Iran per ridurre  sia la minaccia al regno sia le situazioni esplosive che deve affrontare.

Mentre gli Stati Uniti continuano a spingere per negoziati diretti con l’Iran sulla questione nucleare, Mohammed dovrà probabilmente seguirne  la linea in modo da poter far parte del processo e non lasciare l’Arabia Saudita priva di qualunque influenza.

 

 

 

Zvi Bar’el: L’Arabia Saudita riconosce la sua debolezza ed è pronta a parlare con il nemico iraniano

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2019/10/zvi-barel-larabia-saudita-riconosce-la.html

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