La crisi ucraina mette in luce l’ipocrisia dell’occidente sul furto di terre israeliano

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Articolo originariamente pubblicato su The Electronic Intifada e tradotto in italiano da Beniamino Rocchetto

Di Ali Abunimah

Appena un giorno dopo che Mosca ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche di Donetsk e Luhansk dall’Ucraina, l’Unione Europea si è opposta all’ aggressione russa.

Ha condannato la mossa di Mosca definendola “illegale e inaccettabile”, e ha promesso sanzioni immediate “per punire i colpevoli”.

Le misure colpiranno anche “le banche che stanno finanziando le operazioni militari russe e altre operazioni in quei territori” e mirano a contrastare “la capacità dello Stato e del governo russi di accedere ai mercati e ai servizi finanziari e capitali dell’Unione Europea”.

Queste sanzioni, che probabilmente saranno seguite da altre, derivano presumibilmente dal profondo rispetto dell’Unione Europea per il “diritto internazionale”, nonché dalla violazione della “sovranità e integrità territoriale” dell’Ucraina.

Gli Stati Uniti stanno anche predisponendo sanzioni in risposta al”invasione russa delle due regioni orientali che sono sotto il controllo dei separatisti filo-russi dal 2014.

La Germania, che dipende in gran parte dalle forniture di gas dalla Russia, ha annunciato la sospensione dei piani per la costruzione del gasdotto Nordstream 2.

La crisi in Ucraina oggi può essere fatta risalire alla sponsorizzazione americana del colpo di Stato del 2014 contro il Presidente eletto filo-russo del Paese che ha portato al potere nazionalisti ucraini di estrema destra e persino neonazisti.

L’obiettivo di Washington era quello di portare l’Ucraina nell’alleanza militare anti-russa della NATO, qualcosa che Mosca vede come una minaccia esistenziale, ed è fortemente osteggiato da molti tra la vasta popolazione di etnia russa dell’Ucraina.

BIDEN NON RICONOSCE I CRIMINI DI ISRAELE

Tuttavia, l’improvvisa preoccupazione per il diritto internazionale riguardante l’Ucraina non si trova da nessuna parte quando si tratta dell’occupazione illegale e dell’annessione da parte di Israele della terra palestinese e siriana, e della sua imposizione di un regime di apartheid sull’intero popolo palestinese, un crimine contro l’umanità.

Questi crimini israeliani non potrebbero ovviamente essere perpetrati senza il sostegno o la condiscendenza americana ed europea.

Quando l’amministrazione Trump ha trasferito l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme nel 2017, riconoscendo di fatto l’annessione illegale della città da parte di Israele, l’Unione Europea ha disapprovato la mossa.

L’Unione Europea ha disapprovato anche il riconoscimento statunitense dell’annessione illegale da parte di Israele delle alture siriane del Golan occupate, del 2019.

Ironicamente, uno dei pochi Paesi pronti a seguire gli Stati Uniti nel riconoscere l’annessione illegale di Gerusalemme da parte di Israele non è altro che il governo ucraino sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea

In particolare, l’amministrazione Biden ha rifiutato di revocare il riconoscimento da parte di Trump degli atti palesemente illegali di Israele, anche se Washington diffida la Russia per aver riconosciuto le repubbliche di Donetsk e Luhansk.

Infatti, lo stesso Biden mantiene un’occupazione illegale di parti della Siria da parte degli Stati Uniti.

Sotto Trump, lo scopo esplicito degli Stati Uniti era quello di depredare il petrolio del Paese.

Eppure l’Unione Europea, che ha criticato sia gli Stati Uniti che la Russia per le loro azioni, non ha imposto sanzioni a Washington per aver avallato, favorito e finanziato i crimini di Israele.

Questo non sorprende. Per decenni, l’Unione Europea ha riconosciuto che l’occupazione, il furto e l’annessione della terra palestinese da parte di Israele è illegale, ma invece di sanzionarla, Bruxelles la premia e la incoraggia.

Il netto contrasto con l’immediato ricorso americano e dell’Unione Europea alle sanzioni contro la Russia non si applica lo stesso criterio a Israele.

“Noi palestinesi, vediamo questa discussione e ci chiediamo, dov’è questa discussione quando si tratta della Palestina?”, ha osservato Wesam Ahmad, del gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq.

Ahmad stava parlando durante un video-dibattito ospitato dal legislatore finlandese Veronika Honkasalo, incentrato su un disegno di legge che ha presentato per vietare il commercio di merci dai territori occupati.

“L’occupazione dei territori palestinesi è in corso da molto più tempo”, ha osservato Ahmad.

Ha affermato che la persistente “mancanza di azione” in risposta alle violazioni da parte di Israele dei diritti dei palestinesi e del diritto internazionale “mina la credibilità dello Stato di diritto essendo qualcosa che si applica a tutti i livelli”.

LA PRESSIONE POPOLARE

Frustrati dalla complicità, l’ipocrisia e l’irresponsabilità dei loro leader, le persone in tutto il continente stanno lanciando un’iniziativa dei cittadini europei per costringere Bruxelles a chiudere i mercati europei a prodotti e servizi provenienti dagli insediamenti nei territori occupati, comprese le colonie israeliane in terra palestinese e siriana.

Un’iniziativa dei cittadini europei è un processo formale che ha lo scopo di consentire ai cittadini di influenzare la politica dell’Unione Europea. Richiede la raccolta delle firme di almeno un milione di persone da tutta l’Unione.

Questo ha già superato il primo ostacolo alla registrazione formale da parte della Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione Europea.

Ciò è avvenuto dopo che la Commissione aveva rifiutato di registrare un’iniziativa simile nel 2019, una decisione che è stata ribaltata l’anno scorso quando gli organizzatori si sono rivolti a un tribunale.

“Anche se gli insediamenti illegali costituiscono un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale, l’Unione Europea consente il commercio con essi”, ha affermato il Centro Europeo di Supporto Legale, una delle 100 organizzazioni che esortano i cittadini dell’Unione Europea a sottoscrivere l’iniziativa.

Anche Human Rights Watch, uno dei più importanti grandi gruppi per i diritti umani che nell’ultimo anno ha concluso che Israele perpetra il crimine contro l’umanità dell’apartheid, sostiene l’iniziativa.

“Gli insediamenti derubano illegalmente le popolazioni locali delle loro terre, risorse e mezzi di sussistenza”, ha affermato Bruno Stagno, capo dell’ufficio legale di Human Rights Watch. “Nessun paese dovrebbe consentire il commercio di beni prodotti a seguito di furto di terra, deportazione e discriminazione”.

Anche Frances Black, una senatrice irlandese che ha promosso la legislazione nel suo paese per vietare il commercio di beni degli insediamenti, sta sollecitando il sostegno all’iniziativa.

Sebbene approvato dal parlamento irlandese, il governo di Dublino sta bloccando l’attuazione del disegno di legge sui beni provenienti dai Territori Palestinesi Occupati.

Nel frattempo, venerdì, in Finlandia verrà votato per la prima volta un disegno di legge simile. Si è assicurato 35 sostenitori su 200 membri del parlamento finlandese.

Se passa, questo sarebbe solo il primo passo per diventare legge.

Più di 40 organizzazioni palestinesi per i diritti umani, politici e culturali hanno scritto ai parlamentari finlandesi. In una lettera, esortano i legislatori a sostenere il disegno di legge, definendolo una “opportunità cruciale per la Finlandia di dare l’esempio nel rispetto degli obblighi pertinenti ai sensi dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario internazionale”.

Contrariamente alle persistenti lamentele delle caste israeliane sul fatto che Israele sia perseguitato, tutte queste iniziative vieterebbero il commercio di merci da qualsiasi territorio occupato, incluso il Sahara occidentale, che è occupato dal Marocco.

A settembre, la Corte di Giustizia Europea ha annullato un accordo commerciale dell’Unione Europea con il Marocco perché includeva il Sahara occidentale senza il consenso del suo popolo e dei suoi rappresentanti riconosciuti a livello internazionale, il Fronte Polisario (per esteso: Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río d’Oro).

Durante il video-dibattito di martedì ospitato dal parlamentare finlandese Honkasalo, Salah Abdulahe Mohamed, un sostenitore dell’autodeterminazione Sahrawi (del Sahara), ha accusato l’Unione Europea di continuare a consentire l’importazione di beni saccheggiati dal territorio saharawi, come sardine e pomodori, che sono falsamente etichettati come prodotti del Marocco.

L’iniziativa dei cittadini europei che fermerebbe il commercio con gli insediamenti israeliani deve affrontare un’enorme e dura battaglia. Naturalmente, non sarebbe nemmeno necessaria se i governi dell’Unione Europea rispettassero davvero le norme che ora accusano la Russia di violare.

Ma molte volte il diritto internazionale si rivela non un metro con cui tutti si misurano, ma un club utilizzato dai forti esclusivamente a proprio vantaggio.

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